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  Lunedì, 14 Settembre 2009

Mafia russa, le mani sul Fermano

- Soldi sporchi dall’est, ma nessuno ne parla

Portano “contanti” e pagano senza fatture. Al Ministero degli Interni li hanno già mappati

di Carlo Benedetti



Cento in tutta Italia, una ventina solo nelle Marche. Sono gli scampoli degli oligarchi dell’Est che si son fatti commessi viaggiatori del riciclaggio. Ora puntano all’insediamento. Entrano in contatto con agenzie immobiliari e con singoli speculatori e si diffondono a macchia di leopardo. Portano “contanti” e pagano senza fatture. Al Ministero degli Interni li hanno già mappati e ne conoscono nomi, cognomi, indirizzi e luoghi di provenienza. Indicazioni in merito sono state “diramate” alle questure provinciali. Ma, per ora, nessuno parla di tutto questo. E così si hanno solo generiche accuse rivolte a “mafiosi” che arrivano dal cuore orientale dell’Europa. E tutti noi – purtroppo – continuiamo a demonizzare solo gli extracomunitari che fanno casino e stuprano. Ma ci sono anche extracomunitari che vengono dal freddo e che si presentano col volto “pulito” vantando origini borghesi. E, soprattutto, mostrando collezioni di carte di credito. C’è – sotto sotto – una penetrazione di capitali sporchi che partono da lontano e vengono ripuliti in casa nostra. E potremmo dire: anche a Fermo.
Tutto avviene con l’accordo di nostri cosiddetti uomini d’affari o imprenditori che, spesso, bazzicano città come Mosca, Bucarest, Sofia, Varsavia. Per ora non si è in grado di scoprire il flusso delle loro evasioni fiscali e dei soldi che portano all’Est con operazioni che investono soprattutto San Marino e qualche banca compiacente, specializzata in giochi di prestigio. Il gioco – ripetiamolo – è troppo grande e fa gola a tutti vendere qualcosa senza dover spiegare come e a chi. E così il nostro mercato immobiliare – tanto per dirne una – fa gola agli affaristi dell’Est. C’è chi va nelle zone di quella che un tempo si chiamava “oltrecortina” con l’obiettivo di stabilire rapporti e c’è chi dall’Est cerca le piccole realtà italiane dove comperare palazzi, appartamenti ecc.
Ma prima di addentrarci in questa palude (che vede coinvolti fior fiore di stimati professionisti sui quali però - ci dicono - si stia sempre più concentrando l’attenzione degli organismi preposti alla vigilanza e alla repressione…) è necessario fare alcune precisazioni. Non cadiamo, infatti, nella trappola del “tutti eguali”, del “tutti colpevoli”. Le differenze ci sono e sono molte. Elenchiamole per poi passare alla mafia del mattone che ha raggiunto le Marche e casa nostra.

MADRE RUSSIA
Dunque. Non bisogna cadere nella trappola della non conoscenza. I russi, tanto per cominciare, sono russi perché “cittadini della Russia”. Cioè di passaporto russo. Ma all’interno della Russia ci sono decine e decine di altre nazionalità che hanno una loro storia, una loro lingua, una loro caratteristica. E così si può essere russo, ma tartaro, o evenko, mordvino, calmicco ecc. ecc. E questo vale per le tante mafie che imperversano in terra russa, ma che hanno precise caratteristiche mediate dalle altre nazioni dell’Ex Unione Sovietica. Ecco perché per capire questi nostri nuovi inquilini che si apprestano a mettere le mani sulle nostre località dobbiamo conoscerli. Forse anche per evitarli. E comunque sia le cosiddette “autorità locali” invece di dilettarsi nelle lotte politiche farebbero bene ad aprire gli occhi su una tragica realtà che sta montando.
Torniamo alle mafie operanti anche da noi. C’è, in primo luogo, la Russkaja mafia (russa). Organizzazione molto forte, in particolare negli ambienti della malavita russa. Ha una sua rete di distribuzione in tutti i paesi dell'ex URSS, Manovra il giro delle tangenti nel settore del piccolo commercio. Ma in questi ultimi tempi si sta rivelando come il vero canale dell’import-export di capitali clandestini.
Il gioco è semplice. Tu arrivi a Mosca con soldi in contanti e ben nascosti. In Russia hai già il tuo “referente” di fiducia al quale consegni il malloppo che servirà – di volta in volta – a pagare tangenti che favoriscono in loco operazioni commerciali. Oppure – ed è il caso più frequente – trovi con l’aiuto del tuo uomo (o donna…) un locale dove aprire una qualsiasi attività (diciamo: un ristorante italiano…). Tu paghi in Italia e l’attività comincia in Russia. Nessuno paga le tasse perché non esiste niente di scritto. L’attività produce un reddito e tu te ne porti via, in silenzio, una bella fetta. Ma c’è anche chi questa attività la vuol fare in Italia. E per il momento la cosa migliore è investire soldi da noi. Comperare case, ville, terreni. E’ una penetrazione silenziosa coperta dal rumore degli altri extracomunitari. I russi fanno in silenzio.
C’è poi la Armianskaja mafia (armena). Fa capo ad alcuni circoli economici di Erevan. Ha diramazioni in tutto il mondo. Traffico di valuta, armi e narcotici. Ha grandi influenze nel mondo bancario e nel giornalismo. Segue la Jevreeskaja mafia (ebraica). È una delle più potenti e organizzate. Opera in particolare a Mosca e San Pietroburgo. Traffico di valuta, esportazione di capitali e di oggetti di antiquariato, tangenti sulle esportazioni e sulle transazioni, documenti falsi ecc. Si occupa anche delle fornitura di armi. Ha suoi agenti in tutti i paesi dell'ex URSS. Ed ha una grande influenza nel mondo bancario con collegamenti diretti con ambienti americani, israeliani e sud africani. Ed ecco la Massonskaja mafia (della massoneria). È una variante "russa". Ne fanno parte esponenti di livello della società moscovita. Si occupa, in particolare, delle relazioni economiche internazionali grazie soprattutto alla forte rete massonica con le sue vergognose dinamiche di aggregazione che attraversano istituti finanziari e ordini professionali…
Ovviamente - diciamolo - "assenze" e "imprecisioni" sono molte. La storia è ancora tutta da scrivere perché il raggio di azione va dal Baltico al Pacifico. E, tra l’altro, il compito del cronista è quello di registrare e non denunciare.

I COSACCHI FERMI ALLE ACQUE DEL TENNA E DELL’ETE
Torniamo alle nostre terre che fanno registrare, purtroppo, fenomeni di collusioni di stampo mafioso tra est ed ovest con conseguenti implicazioni di segno negativo. Andiamo avanti. Un tempo c’erano nell’aeroporto di Falconara voli charter che venivano ogni giorno dalla Russia e da altre località dell’ex Unione Sovietica. Erano aerei stracarichi di gente che veniva a fare acquisti in Italia per poi rivendere in patria. Affaristi e speculatori, quindi, chiamati in gergo “uomini spoletta”. Su e giù, andata e ritorno. E nelle nostre zone molti commercianti di scarpe hanno fatto affari d’oro con i russi. Tanto che organizzavano in vari hotel della nostra riviera degli show room. Io vendo, tu paghi e tanti saluti al fisco e a Mosca. I tempi cambiano con la galassia dei piccoli che registra anche molte stelle cadenti. I russi, ora, non vengono più a scarpe o a jeans. Ora puntano alle case appoggiati soprattutto dalle formidabili dinamiche di sviluppo che bene o male emergono nel loro paese. Tutto avviene non a caso. I russi sanno che anche dalle loro parti la recessione non è finita e che quindi bisogna cercare di scavare trincee in zone più o meno sicure. E cosa di meglio delle Marche? Cosa di meglio del Fermano? Gente tranquilla. Scarpe grosse e cervello forse anche fino. E così quelli che vengono dall’Est scoprono i nostri lati deboli.
E’ meglio una casa che un pacchetto di euro posteggiati in tasca. E allora: chi vende? Dove? Quanto vuole? Villa nuova o in costruzione? Porzioni di immobili? Case padronali? Casa in zona collinare? Attico? Mansarda? Chi cerca trova. E così eccoli i russi pronti a comperare. Tutto bene, si dirà. I soldi girano e l’economia cammina. Il fatto è – questa la vera preoccupazione – che così entrano forze mafiose che puntano ad un insediamento sicuro. Lontane dalle grandi città e posteggiate in una regione tranquilla queste “forze” le ritroveremmo tra pochi anni nei circoli nobiliari. Tra i blasonati della nostra nomenklatura. Faranno bella mostra e noi, poveri illusi, continueremo a dare la caccia agli extracomunitari senza casa. Perché questi “extracomunitari” appartenenti a clan mafiosi lontani per noi sono solo clienti. Un tempo si diceva che i cosacchi sarebbero arrivati ad abbeverare i loro cavalli alle fontane di piazza San Pietro. Per ora sono fermi alle acque del Tenna e dell’Ete. Non è molto. Ma le acque qui sono ancora sicure. Per loro, ovviamente.






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