Infiltrazioni mafiose e business dei rifiuti: perché occorre mobilitarsi e reagire. Partecipando
Anche se continuiamo a negarlo, siamo un paese colpevolmente assopito. Giuseppe Ayala, durante il suo ultimo passaggio a Fermo, ha ricordato come, nonostante alcune memorie (come quelle di Falcone e Borsellino) siano considerate troppo scomode, questa società abbia il dovere di custodirle e di dare loro nuova forma. Va detto che la società civile del territorio qualche stagione di partecipazione attiva continua a respirarla. Ma non sembra essere sufficiente. Perché troppo spesso la questione della legalità si riduce ad una sorta di culto delle icone del passato e del presente. Tra queste i pur battaglieri Salvatore Borsellino e Luigi De Magistris. Chi ha provato a “tenere aperte queste finestre” ha assaporato un coinvolgimento a tripla cifra, per poi ritrovarsi solo. A partire da quegli insegnanti che, in una larghissima fetta della classe politica locale, non riescono a trovare interlocutori sensibili al tema. Nonostante la validità di progetti educativi, rivolti prevalentemente agli studenti, parlare di legalità lontano dalle pareti di una scuola richiede chiavi di accesso fuori portata. La convegnistica si muove su altre direttrici, meno invasive.
Poi ci siamo noi. I dormienti della regione “insospettabile”. Ma proprio per la posizione strategica, le Marche sono da anni un avamposto delle nuove frontiere del business criminale. A partire dalla gestione del ciclo dei rifiuti. Esiste una letteratura giudiziaria cospicua, che colloca le prime infiltrazioni mafiose all’inizio degli anni ’80. Presenze che nel corso di quasi tre decenni sono aumentate, spingendo la Direzione Distrettuale di Ancona della DNA (Direzione Nazionale Antimafia) a parlare di “consorterie di tipo mafioso provenienti da Campania, Sicilia, Calabria e Puglia”. In particolare nella provincia di Ascoli Piceno alcune indagini hanno fatto emergere elementi di collegamento con affiliati sia di Cosa Nostra che della Camorra, operanti soprattutto nel settore edilizio.
Il condizionamento dell’informazione e le metodiche censure di alcune notizie ostacolano la capacità percettiva di questi fenomeni. Mentre gli ombrelloni delle nostre spiagge si aprono, abbiamo cercato di capire come il territorio si organizza e reagisce.






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