Pensare alla creazione di pool di persone qualificate
I finanziamenti pubblici sono ormai da anni un metodo consolidato con cui si aiutano le aziende a crescere e a migliorare le loro produzione e il modo di produrre. Nel campo delle imprese valgono le stesse regole che valgono nel pubblico. Due sono in pratica le strade con cui i soldi arrivano dalla Comunità Europea agli utilizzatori: il primo diretto e il secondo indiretto, cioè i soldi vengono affidati alle regioni che poi li utilizzano per finanziare progetti che corrispondono a criteri determinati da bandi.
Ora, se per quanto riguarda il primo genere di finanziamenti la strada appare più lineare, c’è da considerare che nei fatti è la più difficile da percorrere per le aziende del nostro territorio, o almeno per la maggior parte di esse. Infatti in questo caso la qualità della progettazione deve essere elevata e rispettare degli standard che solo delle ditte con una certa cultura in questo campo possono pensare di rispettare. Poi c’è il fatto che questo tipo di progettualità investe filiere con ditte e centri di ricerca situate in varie parti d’Europa e, almeno nel nostro territorio, sono poche le imprese che dispongano di un know how tale da poter affrontare questo genere di collaborazioni. Se a questo si aggiunge una buona dose di sana concorrenza internazionale per assicurarsi i finanziamenti disponibili, si capisce perché questo sia un terreno poco praticato dal calzaturiero. Quest’ultimo inoltre negli ultimi tempi ha registrato la tendenza a investire molto nel campo del marketing e delle vendite, trascurando, e spesso cosa peggiore considerando come inutile spreco di risorse, “la ricerca”, ad esempio per fare innovazione o sui processi produttivi. Il grosso dei finanziamenti pubblici a cui si attinge attualmente viene dal comparto dei finanziamenti indiretti (quello che passa ad esempio attraverso i bandi della Regione Marche). Sono generalmente progetti orientati alla ricerca e allo sviluppo, ma a ben guardare di innovativo hanno ben poco in quanto sono il riversamento di tecnologie di punta, talvolta, ma già sperimentate nella produzione delle calzature. Come dire: i nostri imprenditori si comportano come si faceva a scuola tra il tema su Manzoni, quello di storia e quello a piacere e quasi sempre si faceva il terzo, “Il più bel giorno della mia vita”. E certo che con questo andazzo di giorni piacevoli ce ne sono stati… ma durerà? Abbiamo visto che anche nel pubblico e nel settore dei finanziamenti indiretti i cordoni si stanno chiudendo con la richiesta di livelli progettuali di prim’ordine e prima o poi la stessa musica suonerà anche da questa parte.
E allora? Forse sarebbe il caso di pensare alla creazione di pool di persone qualificate, attraverso corsi di formazione che già da anni si tengono in tutta Europa, una sorta di “progettisti di progetto” che all’interno delle istituzioni del mondo industriale mettano a disposizione degli associati la loro competenza per fare in modo che diminuisca quella spaventosa percentuale di finanziamenti destinati all’Italia, che alla fine degli esercizi risultano inutilizzati e che quindi, ritornati al mittente, vengono utilizzati da imprenditori di altre nazioni molto più informati e agguerriti dei nostri.






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