Il positivo esempio del pensiero di Romolo Murri
Questo titolo mi è venuto in mente leggendo il "Corriere Adriatico" di lunedì scorso, in cui, in prima pagina, spiccava a lettere cubitali: "Il caso Romanella scuote la politica. Assessore silurato, verifica sulle cause. Dura l'opposizione". Devo dire che leggendo quel titolo e poi l'articolo, mi è venuta la voglia di scrivere quello che penso non tanto del caso Romanella, in quanto il fatto che un Sindaco revochi la delega ad un assessore, quando viene meno la fiducia, è più che legittimo; bensì riguardo alla grave situazione politica che ha portato alla revoca: in poche parole il fatto che la politica sia diventata solo un affare clientelare. Per ragioni di studio, mi sembra di essere ancora o di esser tornati all'età giolittiana! In entrambi gli schieramenti non si fa più politica, o almeno non si fa politica nel modo in cui, mi sembra di aver capito, dovrebbe essere fatta. Sono un ragazzo di 25 anni ed abito a Torre San Patrizio, sono il presidente de Il Circolo del Buongoverno cittadino; da anni seguo con passione le vicende politiche e così mi è sorta la volontà di fare politica e di volerla fare bene: studiando le problematiche, dialogando con le persone e cercando di far capire che la politica è anzitutto educazione.
Con altri due amici, pochi giorni fa, abbiamo pubblicato un libro riguardante il pensiero e l'opera di Romolo Murri, insigne personaggio, del primo '900, del nostro territorio; senza volerlo politicizzare (se fosse vissuto oggi molto probabilmente non sarebbe andato a votare, oppure sarebbe stato molto più radicale o fascista, a seconda dei punti di vista, di quanto lo fosse stato realmente), mi ha interessato il fatto che tutta la sua azione politica mirasse alla creazione di uno Stato laico moderno. Sapete quale era la prima tappa? Era creare un partito, la Democrazia Cristiana Italiana, che facesse realmente politica e che creasse dei programmi per le scuole basati su due principi fondamentali: la libertà e la religiosità laica. Un partito che, invece di pensare a fare accordi con le reti clientelari locali, pensasse a mettere in condizione di affrontare la dialettica politica le masse che ne erano tagliate fuori, cioè quei poveretti che dalla mattina alla sera lavoravano nelle campagne e che il giorno delle elezioni erano portati a votare come pecore, senza capirci nulla. A votare oggi ci andiamo da soli: ma chi votiamo? È sempre la stessa cosa: ci andiamo da soli, pensiamo di votare chi ci fa comodo o comunque più o meno legati alla clientela politica corrispondente alla propria opinione; tuttavia sento qualcuno dire: "Per chi votare? Cerchiamo, anche questa volta, di scegliere il meno peggio!". Sinceramente è una frase che mi disturba sentire. Ho scelto di studiare storia perché la considero come un mezzo adatto per smascherare le ipocrisie della politica e perché unita agli altri campi culturali può essere utilizzata per trovare le soluzioni alle problematiche socio-politiche.
Sono stato e sarò sempre di Centrodestra, perché quella è la mia casa ideologica, anche se ho faticato un po' a trovare le persone giuste e il movimento giusto, perché dove andavo c'erano sempre i soliti noti, i quali prendono in ostaggio un movimento con la sua bandiera e, sventolandola in nome di tutti, fanno, in realtà, gli interessi di pochi. Tuttavia, qualora fossi stato un ragazzo di centrosinistra, non è che mi sarebbe andata molto meglio, dall'altra, infatti, ci sono sempre i soliti noti che semplicemente hanno un nome diverso, dai primi, ma gli interessi sono gli stessi, il potere e i soldi!
Forse sono un idealista e ancora forse troppo giovane, forse non riesco a capire la politica, però, per usare la metafora di un mio amico, finché la politica resta quel cielo nuvoloso che non ti permette di vedere ciò che passa sopra le nostre teste e dal quale, ogni tanto, ti piovono addosso dei provvedimenti, è difficile comprenderla. Quando la politica si fa in riunioni fatte all'estero, verso Occidente, da affaristi, oppure durante cene si cerca di prendere in ostaggio un Sindaco che, si è capito benissimo, da quale parte sta, cioè quella dei cittadini e questa non è demagogia, devo dire che per un giovane storico, non gli resta veramente che il passato.
In realtà, ho tanta voglia di vedere una politica migliore, più giusta, veramente liberale e religiosamente laica. Una libertà vera nei confronti delle istituzioni intese in un certo modo e il riconoscimento dei valori basilari su cui posa la società: rispetto della persona, della famiglia e della responsabilità di scelta. Oggi tali valori sembrano superati in favore di un arrivismo utilitario ed edonista. Così, in nome del progresso, si distrugge il passato, in nome della laicità si uccidono gli individui, e in nome della politica si realizzano i propri interessi.
Chiudo questo articolo, rivolgendo un invito a tutti coloro che sono delusi come me, con il messaggio che ho lasciato ai giovani sabato scorso alla presentazione del libro su Murri: mettiamoci in gioco per la nostra gente, mettiamoci in gioco per fare andar di traverso il cibo a quelli che mangiano alle nostre spalle! In quanto cercare di fregare il Sindaco di Fermo, è cercare di fregare in modo indiretto sempre la gente.






/