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  Giovedì, 19 Marzo 2009

Un sindaco improvvisatore e dispotico

- Partito dei Comunisti Italiani e Rifondazione contro Di Ruscio

Nuove polemiche sulla revoca della sala multimediale per l'iniziativa del Collettivo Antifascista




UNA "BELLA" PROVA DI DEMOCRAZIA

Alle polemiche suscitate dalla censura del Sindaco nei confronti degli antifascisti, risponde lo stesso Gabinetto di Di Ruscio, ribadendo ancora una volta il carattere autoritario della decisione e la più assoluta ignoranza dei temi trattati nella conferenza sulle Foibe:
Fermo è una città dove in questi anni è stato dato spazio alle più alte forme di democrazia e
partecipazione. Però non possiamo permettere che vengano messi a disposizione spazi pubblici per supportare teorie che smentiscono leggi dello stato italiano (legge n. 92 del 30 marzo 2004 che recita all’art. 1 “La Repubblica riconosce il 10 febbraio quale ‘Giorno del Ricordo’ al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli Italiani e di tutte le vittime delle foibe, dall’esodo dalle loro terre degli Istriani, Fiumani e Dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale”) e teorie che vogliono negare l’esistenza delle foibe le quali sono documentate non solo da testimonianze di chi è ancora oggi vivente ma anche da filmati dell’epoca.
Perseverando nell’errore, le ricerche della Kersevan, e di ricerche si tratta, vengono definite come teorie negazioniste: prima di incappare per la terza volta nel medesimo scivolone, il Sindaco dovrebbe informarsi meglio, magari leggendo qualche libro proprio di Alessandra Kersevan, dove non vengono negate né le Foibe, né l’esodo. Oppure, se lo ritiene più affidabile, potrebbe leggersi almeno il breve rapporto della Commissione mista storico-culturale italo-slovena, commissione istituita nell’ottobre 1993 su iniziativa dei Ministri degli Esteri di Italia e Slovenia. Viene inoltre ribadito che eventuali teorie che smentiscono le leggi dello Stato non possono godere di spazi pubblici. Quindi ne deduciamo che qualsiasi manifestazione di dissenso non debba essere autorizzata: bella prova di democrazia! A quando un’ordinanza comunale sul reato d’opinione?
E comunque, anche l’eversione nera “smentisce le leggi dello Stato” (Di Ruscio sa chi sono Rutilio Sermonti e Luigi Ciavardini, accolti o celebrati a Fermo con tutti gli onori?). Ci stupisce poi che un Sindaco così rigoroso abbia accolto trionfalmente il pregiudicato Marcello Dell’Utri... addirittura per
pubblicizzare i (falsi) diari di Mussolini “lo statista” (e verrebbe spontaneo citare in proposito la Legge
20 giugno 1952, n. 645, art. 4: “...alla stessa pena di cui al primo comma soggiace chi pubblicamente
esalta esponenti, princìpi, fatti o metodi del fascismo”).
Vorremmo infine rispondere all’assessore Mariantonietta Di Felice, che alla recente commemorazione dell’eccidio di Montemonaco ha avuto la faccia tosta di equiparare i caduti partigiani ai repubblichini, e le rispondiamo citando Vittorio Foa: "Una volta ho partecipato a una trasmissione televisiva con Pisanò uno dei fondatori del Movimento Sociale, che allora era senatore. Pisanò mi si è rivolto dicendo: “Lei sa quanto me che avevamo degli ideali tutti e due. Diversi, certo. Ma la patria era un valore per lei e per me”.
Io gli ho risposto “Senta, sarà pure come dice Lei. Però se vinceva Lei io sarei ancora in prigione. Avendo vinto io, Lei è senatore della Repubblica e parla qui con me."
La differenza tra partigiani e repubblichini, gentile assessore, è tutta qui.

PdCI Federazione Provinciale di Fermo

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FOIBE E DINTORNI: SCOMPOSTEZZE DI UN SINDACO

In maniera del tutto maniacale e compulsiva, il signor Di Ruscio insiste nel riportare la Legge (L. 30 marzo 2004, n. 92), che alcuni di estrema destra hanno trovato alla prima voce di Google, e poi gli hanno cortesemente girato, per giustificare il suo operato censorio. Insiste nel ripararsi dietro una legge che, in realtà, non impedisce nessun dibattito sulle foibe, come magari intimamente vorrebbe l’accolita di personaggi che gli gravita attorno, convinti assertori della censura fatta norma, sostenitori d’una impostazione autoritaria della Storia: i vincitori oggi siamo noi e la riscriviamo come ci pare; agli altri impediamo perfino di dibatterne.
Quest’insistenza stucchevole ne denota solo una mancanza di argomentazioni sulla questione in oggetto (che sicuramente ignora, dato che ha appellato Mussolini come “statista”, e da questo se ne può dedurre la sua percezione della realtà storica), oltre che una discreta coscienza sporca. Difatti, come ho già scritto in un altro comunicato, il suo modo di fare politica è del tutto approssimativo e strumentale. Da una parte invita pregiudicati per parlarci di sanguinari dittatori come Mussolini, concede case in comodato gratuito ad inequivocabili associazioni di stampo neofascista (i simboli sono visibili e noti a tutti), ospita ex terroristi dei Nuclei Armati Rivoluzionari e “rautiani”di Ordine Nuovo . E poi, d’un tratto, come d’incanto, in un risveglio di legalità, diventa il paladino della Legge e della Costituzione, si attacca ad esse in maniera scomposta e strumentale, traendone imposizioni non previste dalle stesse. D’altronde non esiste più il fascista codice Rocco.
E non è vero che le foibe prima del Giorno della Memoria furono un dramma caduto nell’oblìo, perché di foibe si parla e si studia da sempre, come la stessa storica Alessandra Kersevan faceva notare ai presenti quel venerdì sera, oramai divenuto famoso. Anche questa è una realtà sottaciuta, anche per questo bisogna continuare a studiarne e a dibatterne, perché questa è la storiografia, e questa nazione deve tornare a pensare storicamente.
A nulla c’entra, poi, la pacificazione nazionale, come ho letto su altri comunicati. La pacificazione esiste dove non ci sono rigurgiti fascisti; dove non si cerca di riabilitare i repubblichini equiparandoli ai partigiani, cioè dove non si mescolano Resistenza e fascismo; dove neofascismo e destra di governo non vanno a braccetto, come si evince dal libro Bande nere di Paolo Berizzi, che consiglio a tutti di leggere. C’è un fascismo del terzo millennio e nessuno può parlare di pacificazione.
In questo clima di retorica patriottarda, indicatore visibile del degrado politico italiano, si attua un processo di erosione del tessuto democratico del Paese, ed è talmente lento, costante e pervasivo che gli italiani spesso non se ne rendono conto, o se ne accorgono troppo tardi.
Un velo pietoso, in ultimo, su chi vuole strumentalizzare questa vicenda, al fine di mettere nello stesso calderone fascismo e comunismo, razzismo e cosmopolitismo. Assurdo ed immorale parlare di comunismo quando si discute di questi fatti, il comunismo non è né stalinismo, né maoismo, né castrismo e né titoismo. Il comunismo è marxismo, Marx era tedesco, e nessun socialismo pervertito lo rappresenta.
Per questo tutti i fermani avrebbero dovuto partecipare a questo incontro pubblico, compresi Di Ruscio, gli esponenti di destra e gli uomini del Pd, dei quali si denota spesso l’assenza. Questo avrebbe fatto un sindaco civile e democratico, avrebbe partecipato direttamente ad un dibattito pubblico d’importanza rilevante, che mette a nudo le responsabilità dell’Italia fascista in quei luoghi dai confini troppo spesso violati.
Non avremmo mai voluto avere un sindaco così, improvvisatore e dispotico. Speriamo vivamente di non ritrovarcelo poi nel doppio ruolo di primo cittadino e presidente della nuova provincia, sarebbe una sventura di proporzioni inimmaginabili.

Stjepan “Stipe” Mesic contro Giorgio Napolitano sulle foibe: il presidente croato ha accusato in una nota ufficiale il capo dello Stato di dichiarazioni "in cui e' impossibile non ravvisare aperti elementi di razzismo, di revisionismo storico e revanscismo politico".

"Di fronte ad una razza inferiore e barbara come la slava, non si deve seguire la politica che dà lo zuccherino, ma quella del bastone. I confini dell'Italia devono essere il Brennero, il Nevoso e le Dinariche: io credo che si possano sacrificare 500.000 slavi barbari a 50.000 italiani". Benito Mussolini, 1920

Simone Tizi (segretario del circolo di Fermo del Prc)






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