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Da qualche anno, più o meno una decina, è apparsa nel carnevale fermano una maschera nuova, ma che nuova non è: Mengone Torcicolli. Ma chi è, e da dove è venuto? Non lo sa quasi nessuno, ed è un peccato: perché la storia di Mengone va di pari passo con la Storia, ovvero gli avvenimenti che hanno stravolto il nostro territorio, l’Italia e l’Europa nel 1800. Mengone era una marionetta famosa, le cui mirabolanti avventure hanno fatto la gioia e il divertimento delle popolazioni del Fermano, delle Marche e dell’Umbria. Quando? Per quarantatré anni, esattamente dal 1816 al 1859. In una delle tante commedie che interpretava con travolgente e ruspante istrionismo, Mengone dice di sé: “Nacque nel mille settecento settanta seie Mengo’ Torcicoji, ne la gran città de Cerreto. Lu patre so’ e la matre so’ ad’era Priori”. Nobili (e millantati!) ascendenti, dunque, anche se commisurati alla umilissima realtà sociale del luogo di nascita. E, di fatto, Mengone era un semplice contadino, che viveva nella sua casetta rurale “presa a nàulu”, in affitto. Ma come è nata la marionetta Mengone? E dove? Ed è questa, appunto, la storia nella Storia.
Monte S. Pietrangeli tuttora non è una metropoli, ma nel 1816 era una “cacatella di mosca” sul mappamondo. Tuttavia, anche lassù arrivavano i fermenti rivoluzionari che hanno animato tutto l’Ottocento. E ne rimasero coinvolti anche quelli che sono da considerare i “padri naturali” di Mengone Torcicolli: Pacifico Quadrini e suo cugino Andrea Longino Cardinali. Il primo, un artigiano-artista dalle mani d’oro, intagliatore e doratore che profuse la sua opera in tutto il territorio. Il secondo, nobile e letterato, che si divideva fra il paesello natio, Macerata e Bologna. Ambedue, sia pur di estrazioni diverse, subirono il fascino della rivoluzione giacobina e si lasciarono trasportare dall’uragano Napoleone, con tutti i rischi annessi e connessi al fatto di vivere sotto il giogo dello Stato Pontificio e della sua onnisciente polizia. Pacifico, in particolare, visse l’avventura in prima persona, partecipando alle campagne napoleoniche. Al ritorno, decise che il suo lavoro di artigiano gli andava stretto e gli venne l’idea di fare il marionettista: dalle sue mani, così, nacque tutto un mondo di caratteri ricalcati sulla commedia dell’arte, nacquero scenografie pittoresche e mirabolanti meccanismi. Ma, soprattutto, nacque Mengone: faccione da contadino temprato dalla fatica dei campi, pelata con corona di capelli stopposi, fisico tozzo e mal camuffato da una certa ricercatezza nel vestire. Poi, subentrò Andrea Longino Cardinali a tradurre la morfologia in anima: carattere di marchigiano verace e incontaminato, rustico e tenace, concreto e fantasioso, geniale e pasticcione, dotato di umorismo, anche se spesso involontario. Chissà perché un letterato forbito come Cardinali, che intratteneva rapporti anche con Leopardi, Foscolo e Monti, si diede alla letteratura per marionette: forse la cosa lo divertiva. Sta di fatto che, per 43 anni, il carrozzone di Pacifico Quadrini percorse per lungo e per largo le Marche, testimone di tutti i sommovimenti storici, dai primi moti carbonari all’Unità d’Italia. O meglio, alla sua vigilia. L’ultimo manifesto, quello che segnò la brusca scomparsa di Mengone, risale appunto al 1859. Recita così: “Trattenimento di Marionette nel Teatrino del Palazzo Comunale. Invito a questo colto ed erudito pubblico. Si dà principio la sera del tre corrente mese di novembre alle ore sette e mezza. Prezzo dei biglietti: Posti sul Palchettone Baj 6, Posti nella Platea Baj 3. Fermo – 1859. Tipografia Paccasassi”. Ecco, questa è la pietra tombale di Mengone. E del suo creatore, Pacifico Quadrini: se non fosse morto, il suo carrozzone avrebbe continuato a viaggiare per portare alle genti del Fermano arte e spensieratezza.
Ora Mengone, vera e originale maschera del Fermano, tale da non temere il confronto con altre e più blasonate maschere italiane, è ridotto a una semplice e misconosciuta comparsa nella sfilata del carnevale cittadino. Una fine ingloriosa che né lui né i suoi creatori meritano. Una proposta: esistono i copioni originali di Mengone; esiste ancora un campionario di marionette e attrezzature sceniche; esiste un copione teatrale scritto per il carnevale fermano di qualche anno fa sulla mirabolante storia nella Storia rappresentata da Mengone e dai suoi creatori. Perché non utilizzarli per una mostra e uno spettacolo? Anche questa è cultura: e la gente si riapproprierebbe di un pezzetto della propria storia.
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