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Da tempo immemorabile, il solstizio d'estate è la ricorrenza che segna un passaggio cardine nel calendario delle stagioni. Ad esso sono collegati riti antichissimi e significati magici. Una tradizione che si è protratta fino a tempi recenti nei paesi lungo la costa ne è la testimonianza. Si credeva, infatti, che dal 21 al 24 giugno il sole si tuffasse tre volte in mare prima di sorgere. In quel momento, alle acque veniva attribuito un potere guaritore, tanto che le spiagge erano affollate di infermi ed invalidi in attesa di prendere un bagno miracoloso. Insomma, un retaggio diretto dei bagni lustrali delle Eleusinie greche.
Tra tutti i mesi dell'anno, è indubbiamente giugno quello che segna la grande saga della terra, che passa, dopo il sonno invernale e il risveglio primaverile, alla fase santa dei frutti. E come santo è sempre stato festeggiato questo mese, in onore del grano, il più santo dei frutti della terra. Dalla profondità arcaica del tempo, i riti si sono succeduti immutabili, fino alla grande rivoluzione del cristianesimo. E allora, come di consueto, la paganità si è trasfigurata nella liturgia religiosa, ma quasi a malincuore. Il cibo santo per eccellenza, il pane, si è sublimato nel corpo di Dio, e la festa ad esso dedicata è divenuta, in era cristiana, il Corpus Domini. Si tiene il 22 giugno e non c'è paese che non la festeggi. La manifestazione più tipica, e che ancora resiste qua e là per i paesi del Fermano, è quella delle infiorate: strade intere tappezzate di fiori, a comporre meravigliosi e profumati disegni dalle più svariate simbologie. Una tradizione ben radicata, ad esempio, a Servigliano e Montefiore, dove una moltitudine di volontari si prodiga nella notte della vigilia per comporre il mosaico di fiori freschi. Anche Ortezzano conserva questa abitudine, che quest'anno è però stata anticipata all'otto giugno. Qui ci si è preparati da mesi all'evento, dato che si usano fiori essiccati con procedimenti antichi, per non far perdere loro i variopinti colori. Quella delle infiorate, oltre che una testimonianza di fede che si riallaccia a riti più antichi, costituisce un'occasione di impegno e lavoro collettivo e solidale: la notte trascorre frenetica per approntare ciascuno la propria sezione di disegno fiorito, incuranti del fatto che si tratta di una fatica effimera: all'alba tutto è pronto affinché la solenne processione trovi un degno tappeto al suo passaggio.
Ma la festa che lascia trasparire molta della sua paganità primeva è quella di S. Giovanni, il 24 giugno. O, per lo meno, era così fino a qualche decennio fa, quando la civiltà contadina ancora non si era estinta. Quella di S. Giovanni era notte di mistero e magia, come recitava il detto "La vigilia de S. Joanno, tutte le streghe s'aduna a commanno". E di credenze e di usanze che avevano le loro radici nei culti misterici greci e latini ce n'erano a iosa. Le ragazze, ad esempio, immergevano in una bottiglia d'acqua un albume d'uovo e lo lasciavano al chiaro di luna. La mattina successiva, la forma assunta dall'albume serviva a vaticinare il mestiere del futuro marito o, per le più attempate, l'annuncio di una morte imminente. Altro rito, quello di lavarsi con acqua mista a petali di rosa per scongiurare l'invidia. La festa più grande veniva celebrata a Petritoli, di cui S. Giovanni è il protettore. Si teneva una grande fiera e la tradizionale processione con i simulacri di tutti i santi delle varie chiese. Una festa beneaugurante per i matrimoni, a giudicare da un canto locale che dice: "Chi cià le fijie velle da marito, le porta a S. Joanno de Petrito". Rapagnano, invece, vanta il possesso di una importante reliquia: si trova qui, infatti, una delle tante mani che la tradizione popolare attribuisce proprio a S. Giovanni. La quale viene portata in solenne processione per le vie del paese. Infine, per tornare alla civiltà contadina, proprio la ricorrenza di questo santo segna l'inizio della mietitura, fedeli al detto che dice "de S. Joanne, pija la face e vanne". Prerogativa che però condivide anche con S. Pietro, ultima festa del mese: "S. Pietro, pijia la face e meti".
Insomma, giugno segna l'inizio dell'estate, si raccolgono e si usano i frutti della terra. Ma il taglio del grano e la raccolta dei fiori per le infiorate sono già un presagio di un autunno che arriverà in fretta. Forse per questo, l'estate si è sempre vissuta all'insegna di una spasmodica pienezza.
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