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  Lunedì, 28 Settembre 2009

Un giornale dei lettori e per i lettori

- L’esperienza del fermano Luca D’Aprile nel CdA de Il Fatto Quotidiano

Una linea editoriale dettata dai principi della nostra carta costituzionale

di Andrea Braconi



Per Luca D’Aprile la presenza nel Consiglio di Amministrazione de Il Fatto Quotidiano, diretto da Antonio Padellaro, è il completamento di un percorso professionale. “Gestisco aziende di vario genere a livello merceologico - spiega il giovane consulente fermano - ma l’editoria mi mancava”. Una bella diversificazione, nata dalla conoscenza con la persona che ha avuto l’idea di far nascere il giornale. “Diciamocelo francamente: per me sarebbe stato impossibile partecipare ad un’operazione editoriale legata ad un qualsiasi giornale affermato. Ma trattandosi di uno start up è stato molto più semplice condividere il progetto. Ci siamo trovati con Antonio e ne ho sposato la causa sin dall’inizio”.
La causa di un giornale che non riceve alcun contributo pubblico.
“Assolutamente. Non riceviamo contributi pubblici, non siamo iscritti ad associazioni parlamentari e partitiche. La nostra è una scelta di libertà. Vera.”
Le accuse di un legame a doppio filo con l’IDV di Di Pietro vanno rispedite al mittente o hanno un fondamento?
“Vengono totalmente rispedite al mittente. Basta leggere Il Fatto: i nostri giornalisti sono stati molto duri nei confronto dell’Italia dei Valori. Non c’è alcun legame di alcun genere. E’ chiaro che questo è un giornale che si caratterizza per una fortissima opposizione al Governo Berlusconi, così come è chiaro che anche l’IDV esprime una sua forma di protesta. Poi, per alcune cose si va d’accordo, per altre no. Essere in sintonia con alcune posizioni di Di Pietro non significa che questo è il giornale dell’IDV. Tra l’altro, non abbiamo la vena populistica che anima il suo partito.”
Qualcuno ha storto il naso per la cospicua presenza di articoli relativi a questioni giustiziarie, a discapito di altre tematiche come ambiente e lavoro.
“Al momento questa accusa può anche essere raccolta. Basta sfogliare le pagine. Dopodiché, la linea del giornale non è quella di sposare per forza la cronaca giudiziaria o, come dicono in tanti, quella giustizialista. Vi sono già sensibilità su problematiche ambientali, di politiche economiche slegate dalla grande finanza, tematiche che emergeranno nel corso del tempo. E’ chiaro che nel momento in cui partiamo l’opposizione al Governo Berlusconi si sta configurando per i fatti che stanno avvenendo del Paese, che portano ad esprimere posizioni su certi argomenti. Ma ripeto, le nostre ampie sensibilità emergeranno. Questo mi sento di confermarlo al cento per cento.”
L’informazione, vedi anche i tumulti in casa Rai, vive una stagione di fortissima pressione, soprattutto da parte della sfera politica. Quello che avete deciso di far nascere voi è invece un giornale dei lettori e per i lettori.
“Si, con la possibilità, perché ne stiamo già parlando, di aprire la società anche alla partecipazione. Una sorta di azionariato diffuso. E’ una scelta molto innovativa. Il nostro è un giornale che nasce con pochissime risorse ma che si sta autofinanziando grazie al calore dei lettori. Consideriamo che quando siamo partiti il primo business plan prevedeva un punto di pareggio a 3.000 abbonamenti e 9.000 copie vendute in edicola. Oggi i 3.000 abbonamenti sono diventati più di 30.000 e lo erano prima dell’uscita del giornale, quindi assolutamente sulla fiducia, nessuno aveva visto un pezzo di carta. Inoltre, le vendite sono ampiamente superiori al punto di pareggio. Oggi, a parte le tirature record dei primi giorni, tra le 100.000 e le 200.000 copie, ci assesteremo alle 30.000-40.000 copie che permetteranno al giornale di avere una gestione anche dal punto di vista aziendale molto positiva.”
Il Fatto ha scelto un percorso inusuale, con un primo lancio online ed una successiva uscita in edicola.
“Abbiamo anticipato di tantissimo l’uscita del giornale, volutamente. Ed abbiamo lanciato i primi abbonamenti intorno al 10 luglio, poi la campagna è continuata per tutta l’estate, ben prima dell’uscita del giornale. C’è un interesse enorme, rimarcato dal blog. La risposta positiva è dettata da una forte attesa.”
Che prospettiva si ha dall’interno del CdA?
“La mia è un’esperienza esaltante. E comunque lo è come consigliere di amministrazione, per cui tengo ampiamente netta la separazione, che in Italia non c’è più, tra la gestione della società editoriale e la linea editoriale. Io mi occupo della gestione del giornale, per far quadrare i conti. Certo, fare impresa accanto a certe firme è particolarmente stimolante.”
Un’ultima considerazione sulla linea editoriale.
“Padellaro lo ha scritto nel fondo del primo numero: la linea è la Costituzione. Se chi governa non rispetta i principi costituzionali, noi ci opporremo in modo intransigente, anche rispetto al tema della legalità. La Costituzione non è carta straccia e se si va a rileggerla, probabilmente ci stiamo muovendo come sistema Paese in una maniera totalmente sbagliata. Pensiamo all’immigrazione, alla politica economica, fino ai fatti di cronaca giudiziaria. Sotto questo profilo, stiamo sollecitando in maniera forte Napolitano sulla questione dello scudo fiscale. Si può discutere se lui abbia potere di farlo, non promulgando la legge, ma dietro c’è una evidente violazione di un principio costituzionale dal punto di vista della equità tributaria. Non siamo affatto giustizialisti. E se per ottenere questa equita dobbiamo farlo in modo inusuale, andando a tirare per la giacca il Presidente della Repubblica, lo facciamo. Senza alcun timore.”






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