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  Mercoledì, 05 Novembre 2003

La storia del grande torto

- Dalla provincia alla soppressione
Gabriele Nepi



Prima di parlare della soppressione della provincia di Fermo nel 1860, dobbiamo ricordare l’ordinamento amministrativo delle Marche voluto da Napoleone I che, conquistate le varie regioni d’Italia, le divise in Dipartimenti che presero il nome dai fiumi.
Le Marche furono divise nei tre Dipartimenti del Metauro con capoluogo Ancona; del Musone con capoluogo Macerata e del Tronto, con capoluogo Fermo.
Fermo fu dunque sede del Prefetto, con due sottopreffure di Ascoli e di Camerino, quest’ultima sostituita poi con San Ginesio.
Il Congresso di Vienna restituì le Marche al Papa che, con decreto del 6 luglio 1816, divise il vecchio Dipartimento in due Delegazioni Apostoliche: Fermo (delegazione apostolica di seconda classe insieme ad Ancona e Macerata), Ascoli (delegazione apostolica di terza classe come Camerino e Rieti). Con successivo editto il 5 ottobre 1824 Leone XII Ascoli fu accorpata a Fermo e nacque la Delegazione Apostolica di Fermo ed Ascoli, con il delegato pontificio risiedente a Fermo. Il 5 luglio 1831 le due Delegazioni furono di nuovo divise e tale stato di cose durò fino al 1860.
All’avvento dello Stato unitario Fermo era la città più grande dell’attuale provincia (18.187 abitanti contro i 17.197 di Ascoli e gli 8.781 di S. Elpidio a Mare): perché allora nel dicembre 1860 i piemontesi soppressero la provincia di Fermo, relagando la città a sede di Sottoprefettura (poi abolita durante il fascismo)? Si disse che si voleva creare una saldatura tra l’ex Stato Pontificio e l’ex Regno di Napoli, fondendo le province di Fermo, Ascoli e Teramo con capoluogo baricentrito Ascoli.
In verità Fermo fu “soppressa d’istinto”. Il Regio Commissario per le Marche Lorenzo Valerio si rammaricò per l’accaduto. Nel 1862 si riconobbe l’eccentricità di Ascoli rispetto all’intera provincia di recente unificata, vista la restituzione della provincia a Teramo. Nella seduta del consiglio provinciale del 13 maggio 1862 si ritenne Fermo come “preferibile capoluogo di provincia”. Tale anomalia veniva rilevata anche da quotidiani di allora come “La Perseveranza” di Milano (n°458 del 24 febbraio 1861).
Gli onorevoli Bartolucci e Vinci formularono così la proposta parlamentare: “Il capoluogo di Ascoli è trasferito nella città di Fermo dalla quale assumerà il nome la provincia stessa. La città di Ascoli diventa capoluogo di Circondario. L’8 dicembre 1875 anche il Consiglio Comunale di Ascoli, inviò al Parlamento una petizione per il ripristino della provincia di Fermo.
Non pochi sostennero che la provincia fu soppressa contro l’Arcivescovo De Angelis, personaggio inviso ai piemontesi per essere uno dei più strenui difensori del potere temporale papale.
Dei successivi passaggi diciamo in altra pagina del giornale. Anni di lotte, interventi politici a tutti i livelli, fino alla decisione della Camera dei Deputati del 29 ottobre 2003. Ora Fermo si avvia a ripercorrere la via della sua antica importanza.






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