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  Martedì, 20 Aprile 2004

Ed ecco la nostra Pasqua

Cerchiamo di anticiparla nei riti, negli itinerari, nella tradizione
Giovanni Martinelli



Stavolta no inchiesta, ma un viaggio nei riti e nelle tradizioni della Pasqua. Una ricorrenza fra le più proprie della gente, un richiamo alla pace ed alla serenità mai come in questo momento così utile.
Il “viaggio” ci porterà in una Pasqua della tradizione che forse ci sta abbandonando, riti domestici scanditi per generazioni e generazioni che l’accelerazione del modernismo ha ormai cancellato, ma che è bene ricordare perché rappresenta la memoria della nostra civiltà. La nostra Loredana Tomassini farà puntualmente il racconto di quel che c’era, quasi una “scandafaòla” che sembra così lontana, invece è cosa di appena ieri.
Ci porterà anche a dare consigli sulle manifestazioni più significative del ricordo della Passione del Cristo, alcune di forte drammaticità, capaci di coinvolgere emotivamente chi vi assiste, e che consigliamo particolarmente.
Proporremo qualche itinerario per Pasquetta, per la scampagnata del giorno dopo, la “merennetta” che era tradizione organizzare in famiglia fuori porta. E diremo anche, è da farlo!, dove, chi potrà, andrà a fare Pasqua “con chi vuoi” in giro per il mondo, rispettando la tradizione delle ferie pasquali fuori casa. E, ultimo ma non ultimo, andremo anche dentro al… dolce, entrando nel retrobottega di chi lavora per dare alla nostra tavola i dolci della tradizione pasquale.
Faremo in modo, insomma, di proporre una lettura utile, che consenta di avere consigli su dove andare nei giorni di Pasqua e su come non dimenticare cosa si faceva un tempo nelle nostre case nei giorni di preparazione all’evento. Speriamo però che, al di là di quello che si leggerà, ci sarà tempo per riflettere sui contenuti della Pasqua, e sulla necessità di relazionarsi diversamente con chi ci è vicino.
E’ un momento troppo delicato per non dare alla Pasqua un significato diverso, fuori dalla tradizione e dalle convenzioni consumistiche. Pasqua come “passaggio”, come sempre con qualche riflessione in più e qualche telefonata in meno. Ricordando, non è stucchevole dirlo, che dietro l’angolo ci sono tanti che la festa non possono farla, perché sono soli, perché soffrono, o perché, semplicemente, non possono permettersela.
Auguri a tutti.






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