A Petritoli il martedì dopo Pasqua è un giorno di festa, anzi, è “il” giorno della festa, molto più sentito dell’istituzionale Lunedì dell’Angelo.
La gente qui è ancora strettamente legata alle proprie radici ed ha mantenuto fermi usi e costumi di un tempo, tra i quali la tradizione di festeggiare il martedì dopo Pasqua presso il Santuario di Santa Maria della Liberata. Riti religiosi e civili si susseguono per l’intera giornata, la piccola collinetta del Santuario è meta di allegre scampagnate e qui si ripete dalla notte dei tempi, un gioco tipico di queste parti: la ‘nciocchetta.
Si tratta di una particolare competizione che ha come protagoniste le uova sode. Ogni partecipante alla sfida ha in mano un uovo, ci si dispone in circolo, si butta la conta ed il prescelto inizia picchiando delicatamente la punta del suo uovo contro quella dell’avversario. Il guscio che si romperà per primo tra i due decreterà il vincitore che acquisirà l’uovo rotto e continuerà sfidando il giocatore vicino. Si va avanti fino al completamento del circolo e alla fine si tirano le somme: chi ha vinto 10 uova, chi 5, chi solo una, chi invece ha perso il suo uovo e se ne va a mani vuote. Poi si ricomincia, altro circolo con gli stessi o con diversi giocatori, altra gara e così via, allegramente fino a sera.
Le uova sode sono bellissime, variopinte perché lessate insieme ad erbe particolari. Gli anziani sono i più esperti ed insegnano ai giovani come riconoscere al tatto le uova più robuste, quelle che permetteranno di guadagnare un buon bottino; a volte danno dei piccoli colpetti sul guscio con i denti e dal suono del tocco individuano, sbagliando raramente, la solidità dell’uovo.
Oggi la ‘nciocchetta è un modo per vivere un’antica tradizione in un giorno di festa, ma per gli anziani no: ai loro tempi le uova significavano tanto nella povera economia alimentare della civiltà contadina: dalla vittoria nella ‘nciocchetta dipendevano la cena ed i pasti di alcuni giorni! C’erano anche simpatici “trucchetti” studiati per l’occasione: qualcuno arrivava a portarsi le uova da casa, ben colorate al fine di nascondere la loro vera natura: si trattava di uova di pavoncella, molto più robuste di quelle di gallina…






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