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  Venerdì, 30 Giugno 2006

Una stagione “in mutande”

- I costi dell’estate tra consuetudini e novità
Daniele Maiani



Certo che la vita è strana. Prendiamo le vacanze estive: i più vanno al mare, che dalle parti nostre è vicino casa. E lì, come da tradizione, via i vestiti per prendere il sole e fare i bagni. In gergo, quando uno economicamente sta messo male si può dire che “sta in mutande”: mai come quest’anno la cosa è più vera per chi si appresta ad andare al mare in una delle tante concessioni; in mutande ci starà di sicuro, letteralmente e metaforicamente. Eh, sì, perché i prezzi delle sdraie, degli ombrelloni e delle bibite che ora si vendono negli “Chalet” (il nome francese del nostrano capanno sembra incorporare un’anima inflattiva solo alla pronuncia) sembra siano saliti alle stelle. Colpa del cambio euro-lira? Comodamente e in “due e due quattro” portato a 1000 a 1? E badate bene, non è che il nostro litorale sia stato trasportato di colpo in Costa Azzurra o vicino a Portofino, la nostra non è la Costa Smeralda: il mare è sempre l’Adriatico, da una parte Sant’Elpidio dall’altra Pedaso; da noi non vengono a villeggiare VIP, cosa di cui peraltro non ci dogliamo; insomma, pur essendo rimasto tutto come prima, se vogliamo appoggiare i nostri lombi sui teli delle sdraie dobbiamo pagare per un giorno cifre che un tempo, quello beato degli anni Cinquanta e Sessanta, ci andavi per una settimana in gita. Sarà per questo che ora ti affittano i lettini: quando senti quanto costano c’è da svenire sul posto e il “lettino” torna comodo per riprendersi dallo “sturbo”!
Viene voglia di dire: “Fermate il treno voglio scendere!”. Non ne possiamo più di sentire giustificazioni, sacrosante per carità, di concessioni demaniali che aumentano, di costruzioni costosissime di chalet sulle spiagge, di prezzi di bevande e di qualunque cosa che raddoppiano o triplicano perché insieme ci danno il “servizio”. Vogliamo le belle vecchie care spiagge libere dove si vedevano le famiglie che portavano l’ombrellone da casa e le sedie da picnic sostituivano i “lettini”; viva i costumi ascellari di quei padri che al mare ci andavano incuranti della forma fisica e i muscoli se ce li avevano era perché lavoravano duro tutto l’anno, e viva anche il costume intero di mia madre, blu scuro, che in spiaggia passava il tempo non a prendere il sole unta come una porchetta e con gli schermi dorati per un abbronzatura perfetta, ma a chiamare me e mio fratello che non volevamo mai uscire dall’acqua. Insomma, diciamocela tutta una buona volta, io appartengo alla categoria degli stufi, e so che siamo in tanti, di una vita dove il business arriva e ti fa pagare a caro prezzo quello che è di tutti: il sole, il mare, la sabbia. Per favore, andate a fare soldi con qualcos’altro e ridateci i nostri casotti di legno, i ghiaccioli al limone, le gazzose Albanesi e... il “Cocco bello”!






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