I turisti che scelgono le coste fermane che trovano? Beh, non troppo. Prendiamo Marina Palmense, ovvero la costa sud: rive sassose che pure hanno i loro estimatori, e poi campeggi, campeggi, campeggi. Ben organizzati, gradevoli a vedersi e a viverci e il tutto grazie all’intraprendenza di chi li ha inventati. Ma fuori del recinto che c’è? E cosa manca? Ha le idee chiare, ad esempio, Andrea Recchioni, amministratore dello Spinnaker. A livello di infrastrutture, dice, è stato fatto qualcosa negli ultimi anni: la rotonda di S. Maria a Mare, il passaggio pedonale, ma c’è ancora moltissimo altro da fare, dobbiamo recuperare decenni di arretratezza e di scarso investimento. Il punto fondamentale per un rilancio del turismo è questo. I soldi spesi per la promozione delle nostre coste sono buttati al vento se poi la gente arriva qui e trova il deserto. E poi Marina Palmense soffre parecchio del suo splendido isolamento: il collegamento con Porto S. Giorgio, essenziale, è ancora di là da venire e il popolo dell’oltre Ete si sente trascurato. Il posto sarebbe bello, tanto che si è sempre detto che era meglio lasciarlo allo stato naturale: ma l’ex campo di volo è in uno stato di degrado, di fatiscenza e di sporcizia. E intanto, quel poco che i turisti trovano lo si deve prevalentemente all’iniziativa privata: dopo 25 anni di lotte è arrivata la concessione demaniale, ma la sabbia se la sono portata i privati da soli e idem dicasi per l’illuminazione in alcuni tratti.
E l’informatizzazione del servizio turistico? E’ uno strumento essenziale, c’è un’esplosione delle prenotazioni on line, ma anche qui, per quanto riguarda Fermo, c’è un’apparente proliferare di iniziative pubbliche e private, con mezzi ridotti, che potrebbero invece essere coordinate e convogliate. Internet è un’occasione da non perdere, manca il coordinamento. Di fatto, i siti consultabili ce li dà l’Ufficio Turismo di Fermo: quello del Comune www.fermo.net, quello della Regione www.turismo.marche.it e quello della Marca Fermana www.marcafermana.it. Circa i Punti Informativi, i soliti e pochi: in Piazza Dante dal 17 giugno e da luglio al Lido di Fermo, con quattro operatori turistici affiancati da stagisti dell’ITCG Galilei-Carducci.
Per quanto riguarda la costa fermana nord, bisogna distinguere: da una parte Lido di Fermo e Casabianca e dall’altra Lido Tre Archi-San Tommaso. Per Lido e Casabianca tutto abbastanza bene: ci sono strutture ricettive, e dove non arrivano quelle ci sono le case che i privati danno in affitto. Poi, ci sono negozi, supermercati, farmacia, uffici bancari, polizia municipale e punto informativo, mercatini. Gli chalet sulla spiaggia sono organizzati bene, l’accoglienza è confortevole, le iniziative di intrattenimento pubbliche e private abbastanza numerose. E fino a poco tempo fa, il discorso finiva lì, a nord, con una striscia di terra di nessuno che teneva a distanza di sicurezza un mondo inquietante: San Tommaso-Lido Tre Archi. Un mondo diviso a metà da una guerra infinita tra palazzinari venuti, chissà perché, tutti da fuori: dagli antichi proprietari del Maceratese, ai Marchini e ai Piperno di Roma. E da fuori è venuta la colonizzazione milanese: gente che ha comprato appartamenti e che li affitta senza andare troppo per il sottile da ottobre a giugno. Un miniappartamento con 4 posti letto va da 1.000 euro al mese in su. A fine giugno arriva Pulipiero, butta tutto, disinfetta tutto e arrivano a fare le vacanze i proprietari. Ma anche gente nota del Fermano fa lo stesso: affitta otto/dieci appartamenti e ha il suo bel guadagno. Questo per la parte nord, quella delle case rosse, dove avvengono fatti non molto piacevoli.
La parte sud, quella delle case bianche, è differente: semivuota d’inverno, d’estate vede aumentare la popolazione a 6/7.000 residenti quasi tutti in case di proprietà. Tra questi, l’ing. Danilo Chiaramoni, che la storia del luogo la conosce bene e la racconta volentieri. Molti, specie pensionati, vengono a vivere qui. Molti gli extracomunitari che comprano casa: gente che lavora, che si è inserita. Come ci si vive? Molto importante è stato il collegamento con Casabianca che ha rotto l’isolamento. Una cosa bella è il “suk” del martedì sera di luglio e agosto: un mercatino dove c’è di tutto, gente di colore, indiani che comprano i sari... Servizi? Manca tutto: c’è un ristorante, un paio di supermercati a distanza, non c’è un servizio di vigilanza, un ufficio di polizia urbana, ufficio postale, farmacia... Per fortuna Casabianca adesso è a un passo e Sant’Elpidio anche. Ma la cosa incredibile è che non ci arriva neanche l’acqua del Consorzio e si usa ancora quella dei pozzi. Non solo: nel corso degli anni si sono costituiti due consorzi: quello Nord (case rosse) e quello sud (case bianche). Il consorzio di Nord si è tassato e ha comprato l’area dove adesso è stata fatta la piazza. La striscia di verde in riva al mare è stata pagata con 50€ a testa dei residenti, come pure i cestini per i rifiuti. E fino al 1995 i residenti si sono fatti da soli anche l’illuminazione pubblica. Strutture ricettive? Nisba: si dovevano costruire due alberghi, ma poi si è scoperto che, per effetto dell’avanzamento del mare, sarebbero finiti in acqua! Insomma, cos’è Lido Tre Archi-San Tommaso? Un posto di turismo residenziale, con insediamenti extracomunitari, dove la parola d’ordine è: aiutati che Dio t’aiuta.






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