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  Lunedì, 23 Febbraio 2004

Un silenzio che fa rumore

Il ruolo dell’informazione: risolve o crea il problema?

Immigrazione sinonimo di reato. Eppure nel nostro Paese non è così…

Carla Chiaramoni (Agenzia Redattore Sociale)



Quando i media parlano di immigrazione raccontano la realtà o ne producono una, facendo propri ed offrendo al pubblico stereotipi e luoghi comuni? La domanda, posta tempo fa dal giornalista Stefano Galieni, merita una riflessione e dello stesso segno è l’indagine condotta recentemente dal Censis secondo cui i media stanno costruendo recinti di pregiudizi intorno agli immigrati. L’istituto di ricerca ha analizzato i passaggi sulle reti Rai, Mediaset e La7 nell’arco di due anni, rilevando che nella stragrande maggioranza dei casi di stranieri si parla in relazione a fatti di cronaca, soprattutto nera (43,5%). Nel 2001 le parole d’ordine erano “criminalità” e “illegalità” (56,7% dei casi), nel 2002, grazie anche alla Bossi-Fini, si è passati a “clandestinità” (61,9%). E se la situazione va migliorando, ancora oggi, secondo il Censis, nel 78% dei casi si parla di immigrati all’interno una vicenda negativa. Pecca anche la stampa dedicata. Una ricerca condotta tra il 2001 e il 2002 dal Cospe, e ripresa nell’ultimo Dossier statistico sull’immigrazione della Caritas (punto di riferimento in Italia per chi voglia conoscere davvero il fenomeno), segnala 31 testate editoriali indirizzate ai migranti. I destinatari sono soprattutto “immigrati appena arrivati in Italia” e l’editore solo nel 12,90% dei casi è una casa editrice (le altre pubblicazioni vengono realizzate da istituti religiosi, associazioni o singoli). Quanto basta per far dire al Cospe che prevale “un’ottica di servizio, o di studio, o etnico-culturale”, rispetto alla “logica di mercato”. Ovvero: gli immigrati sono considerati “soggetti svantaggiati da tutelare” piuttosto che “potenziali consumatori di prodotti culturali”.
L’Agenzia Redattore Sociale, in questi tre anni di attività, ha offerto ampia informazione sul fenomeno, dando voce ad una realtà “debole” che, come tante altre, non riesce a farsi sentire. Un lavoro capillare, che ha dato vita ad oltre 1600 lanci di agenzia, che nulla hanno a che fare con la cronaca nera. La scelta - il taglio come si dice in gergo - privilegia storie, fatti, dati che mostrano volti e vite nascosti nelle pieghe della quotidianità, che valorizza il lavoro di tante associazioni di volontariato ed enti locali che scavano, quotidianamente, una via percorribile nella direzione di una piena integrazione. Seguendo questa strada abbiamo scoperto che in Italia ci sono oltre 13mila imprenditori immigrati, che sui banchi di scuola sono triplicati gli alunni stranieri in rappresentanza di oltre 180 nazionalità. Abbiamo scoperto che in molte regioni sono nate agenzie immobiliari sociali per aiutare gli stranieri regolari a trovare una casa, che a Savona i Salesiani realizzano il notiziario parrocchiale anche in lingua araba e che a Bologna è stata fondata da donne immigrate una cooperativa sociale di baby-sitter. Abbiamo scoperto insomma che il loro silenzio fa molto rumore.






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