Skip to main content


  Lunedì, 23 Febbraio 2004

L’incontro che sarà utile a tutti

- Noi e gli altri, fra immigrazione ed integrazione

Una presenza sempre più consistente di immigrati, ma il rapporto può migliorare

Giovanni Martinelli



Normalmente quando si parla di immigrazione, si toccano i due eccessi: o si evoca la delinquenza oppure ci si lascia andare al pietismo di maniera.
Abbiamo voluto fare qualcosa di diverso, magari più distaccato rispetto al problema, partendo da quel che è: una presenza di stranieri sempre più consistente con una integrazione che, pur lenta, è decisa e irreversibile, tanto da accorgersi in qualche nostro paese la presenza di extracomunitari tocca, talvolta supera, il dieci per cento della popolazione.
Ci si accorge anche che la nostra scuola, trampolino verso la società che verrà, è sempre più interrazziale, e qui davvero l’integrazione è un fatto certo.
E mentre dappertutto si parla del problema, da queste parti il rapporto con “l’altro mondo” è gestito con intelligenza, pur con tutti i contrasti e gli eccessi di coda che un problema così ampio comporta. Certo che i famosi punti di testa e di coda li abbiamo anche noi. Associazioni di volontariato si occupano del minimo per gli extracomunitari senza casa, senza pasto, senza di che vestire. E qui ci si chiede, come sempre, perché si consente alla gente di sbarcare fra noi se prima non si offre loro la garanzia della soglia minima di sopravvivenza.
Dall’altro viviamo anche noi l’eccesso che “senza di loro” non riusciresti più a mandare avanti l’economia, perché ormai la forza lavoro manuale è per almeno un venti per cento fatta di non italiani: manovali, carpentieri, ed ancora colf, badanti, assistenti domiciliari, fino alle fabbriche calzaturiere e degli accessori, che pescano braccia sempre più fra gli extracomunitari. Per convenienza direbbero i cattivi, ma non è vero: i nostri ragazzi diffidano sempre più del lavoro manuale, e, mentre la popolazione invecchia, è solo negli extracomunitari il futuro della manovra.
Negli articoli della mini-inchiesta che presentiamo, si evoca costantemente il termine “integrazione”, parola che racchiude il problema dei rapporti fra noi e l’altro, difficoltà di natura caratteriale, religiosa, di abitudini. Lo sforzo a che l’integrazione si realizzi e si trovi un punto di incontro garantista per tutti, dev’essere bilaterale. Non si può chiedere se non si dà. Siamo convinti che la nostra società locale è matura per arrivare ad un livello di mediazione soddisfacente.
Chi abbiamo sentito è d’accordo nel dire che la nostra gente non è razzista, magari talvolta un po’ prevenuta, ma – che vuoi! – è comprensibile. Nei piccoli paesi dove la richiesta di manodopera è stata ed è forte l’integrazione si è realizzata tranquillamente ed il rapporto di civile conseguenza ne è testimonianza.
Adesso siamo a una fase più matura: l’integrazione delle culture e degli stili di vita. Si parte dalla scuola, dove ormai la seconda generazione è inserita a pieno titolo nella nostra società. Una volta che si sarà realizzata nel mondo del lavoro saremo al punto finale.
Ci auguriamo soltanto che cresca la maturità di tutti. Dobbiamo essere comprensivi ma chiedere anche comprensione. L’incontro, come sempre, è a metà. Ogni sbilanciamento è uno sbaglio, da qualsiasi parte lo vedi.






gennaio 2012
CORRIERE NEWS 01

A che gioco giochiamo?

INCHIESTA
01. A che gioco giochiamo?

VIDEOPOKER, SLOT & C. La crisi economica acuisce la fame di giochi, cinquecentomila italiani sono a rischio dipendenza e vanno in fumo interi stipendi. Anche nella nostra provincia la situazione non è delle migliori


Right menu

Ci sono 100 utenti online.
copyright © 2003-2011 corrierenews.it , corrierenews.com

Edizioni Fisal - Fermo Direttore responsabile: Alessandro Sabbatini - Autorizzazione del tribunale di Fermo n.2/2003 del 11/03/2003
P.Iva/C.F. 01265030443 - Registro Imprese di Ascoli Piceno - Capitale sociale: 2.582,27 Euro