“Ritengo che il sistema sia stato danneggiato dall’enorme ed aumentata ingerenza dei procuratori, che ha praticamente contaminato, sempre di più, ogni rapporto all’interno del pianeta calcio. Non si spiegherebbero certi comportamenti, certe telefonate, certe commistioni assolutamente fuori dal registro e che ai miei tempi proprio non erano lontanamente ipotizzabili. Sono altresì sicuro che ci sarà anche tanto “millantato credito”. E cioè io credo che tra tante persone attualmente nel mirino, soprattutto fra i potenti, abbia fatto credere chissà cosa agli arbitri più inesperti, quelli che hanno una carriera avanti a loro, trascinandoli in questa situazione che, per un uomo di calcio come me, è veramente drammatica. L’immagine del calcio italiano è stata compromessa”.
In riferimento alla paradossale situazione nella quale s’è cacciata l’Italia della pedata, l’ex arbitro internazionale ascolano Walter Cinciripini – oggi scherzosamente conduttore di gara nel Maifredi Team di “Quelli che il calcio” – non le manda certo a dire.
“So benissimo cosa vuol dire, per un arbitro, essere nel mirino dell’opinione pubblica. Senza avere un briciolo di solidarietà e pur avendo la coscienza a posto. Lo so perché io ho dovuto subire la bellezza di 27 denunce, dalle quali sono sempre uscito completamente scagionato, per poter affermare di essere stato un arbitro che faceva l’arbitro e basta, non certo schiavo dei poteri forti. Ho arbitrato insieme a Rodomonti e Messina, conosco benissimo le loro qualità e la loro assoluta moralità. E’ impossibile che possano essere stati condizionati, ne sono certo. E vedrete che alla fine la giustizia renderà loro pieno onore, come è successo a me”.
Soluzioni? “Intanto aspettiamo con la massima serenità quale sarà il responso dell’inchiesta perché bisognerà anche valutare certi toni delle telefonate dagli effettivi riscontri. In fin dei conti, ad esempio, la Juventus con De Santis nelle ultime sei arbitrate non ha vinto una partita. Ma è certo che questa pulizia sarà utile soprattutto per dare ancora più prestigio alle cosiddette squadre piccole”.






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