La chiusura dello stabilimento della Sadam ha aggravato nel Fermano una situazione già difficile per il comparto agricolo. In controtendenza l’area del Piceno, dove il processo di diversificazione delle produzioni era già stato avviato. “La bieticoltura – ci spiega Tonino Cioccolanti, presidente provinciale della CIA (Confederazione Italiana Agricoltori) – era una delle poche coltivazioni che permetteva una redditività sufficiente per mantenere l’agricoltura. Oggi invece le imprese agricole brancolano nel buio, con l’urgenza di individuare e reimpostare le proprie economie aziendali”.
Una critica piuttosto decisa viene mossa alle istituzioni nazionali, che se da un lato hanno sollecitato agli imprenditori agricoli una maggiore competitività, dall’altro hanno perseguito una politica di dismissione di realtà fondamentali.
Come uscire allora da questa crisi? “Abbiamo fatto degli incontri a cui ne seguiranno altri con realtà provinciali e regionali per chiedere una fase transitoria. Occorre avviare sia un fondo di rotazione da parte della Regione Marche per il settore bieticolo, sia meccanismi che permettano alle imprese di continuare la loro attività agricola. Altro aspetto importante è quello di un periodo di tempo di sgravio per le aziende sui contributi INPS e INAIL, sulle cartelle dell’acqua, etc”. Insomma, una sorta di esonero temporaneo, sufficiente però per avviare un nuovo percorso di individuazione delle nuove produzioni. Altro aspetto importante è quello legato all’avvio di uno stato di crisi, con l’invio di una lettera ai Comuni per girare a loro volta la richiesta a livello regionale e nazionale.
Ma soprattutto, sottolinea Cioccolanti, occorre individuare quelle coltivazioni che permettano alle aziende di essere realmente competitive. “Chiediamo alla Regione Marche e al Governo di prossimo insediamento di sostenere le imprese sulla gamma delle produzioni. Serve un approccio diverso rispetto al passato: un supporto alle imprese agricole affinché possano gestire le filiere fino alla commercializzazione del prodotto; una rivisitazione degli strumenti di politica agricola, con interventi speciali legati a prestiti agevolati con gli istituti di credito; l’azzeramento dell’accisa sui carburanti a tutto il settore agricolo; una efficace semplificazione burocratica”.
Un comparto che rappresenta il 15-20% del Pil provinciale, deve obbligatoriamente tornare al centro delle scelte politiche. Con un presupposto imprescindibile: l’agricoltura può e deve svolgere una funzione di rilancio del tessuto territoriale, non solamente come produzione primaria, ma soprattutto come ambiente, paesaggio, produzione di qualità e potenzialità turistica.






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