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  Mercoledì, 31 Maggio 2006

Indispensabile un salto di qualità

- Calzatura / Consolidare il presente e qualificarlo sui mercati
Alessandro Sabbatini



Il comparto calzaturiero, settore fondamentale per il Fermano-Maceratese, negli anni passati è stato il fiore all’occhiello della nostra economia, con fabbriche che nascevano e crescevano generando ricchezza e posti di lavoro. Oggigiorno la situazione è drasticamente mutata: una profonda crisi attanaglia la calzatura di casa nostra e le ripercussioni negative dal punto di vista lavorativo sono sotto gli occhi di tutti. Rimanendo in tema con l’argomento della nostra inchiesta, si può dunque parlare per questo settore di nuove opportunità di impiego per i giovani (e meno giovani) del territorio?
Lo chiediamo all’ingegner Mario Nobile, direttore del Cosif (Consorzio di Sviluppo Industriale del Fermano). “Parliamo innanzitutto della formazione professionale. Per quanto riguarda il calzaturiero noi abbiamo fatto un ragionamento semplice: più che formare giovani all'attività calzaturiera (attività che viene svolta egregiamente dalla scuola pubblica e da altri enti formativi), cerchiamo di qualificarla. Ci siamo dunque concentrati sul mantenimento dell’occupazione. Il nuovo corso che erogheremo a breve riguarderà gli occupati di alto livello e si chiamerà “Marketing dell’export Cina”. Ciò con lo scopo di riuscire a vendere i nostri prodotti in Asia, senza contare su politiche protezionistiche riguardanti i dazi, a mio parere inutili. Un altro corso riguarderà la continuità d’impresa, ossia il passaggio generazionale, dedicato anch’esso a chi già fa impresa. Tutto ciò si spiega con il fatto che, piuttosto di andare ad effettuare azioni per la “nuova impresa” o per i “nuovi lavoratori”, dobbiamo qualificare l’esistente per rimettere in moto il “circolo virtuoso” che alimenta l’economia: aumento (anche qualitativo) della produttività, diminuzione dei costi, aumento dei consumi. Ciò porterà al rafforzamento di una nuova occupazione, ma questa è la fase conclusiva del circolo. Ora dobbiamo occuparci della fase iniziale, mantenimento del lavoro, qualificazione della produzione ed aumento della produttività. Il motivo è semplice: abbiamo, sia a livello nazionale che a livello locale, una percentuale troppo elevata di manifatturiero (da noi ci riferiamo al calzaturiero): sulla produzione a basso costo registriamo inesorabilmente una diminuzione di quote di mercato e di posti di lavoro. Bisogna dunque operare su quella parte di manifatturiero che non perderà la competizione con i paesi emergenti, qualificarlo e portare il lavoro alle strutture che possano servire a questo nuovo manifatturiero di qualità. Ecco dunque la necessità di operare con progetti di ricerca e di sviluppo (penso alle scarpe ecocompatibili, alla creazione di un marchio per le nostre calzature con finalità commerciali) a fianco del mantenimento e del rafforzamento in termini di qualificazione di chi già opera nel settore”.






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