Un bagno alla turca e una bottiglia a mo' di tappo per non far risalire i topi. Finestre rotte e termosifoni che non funzionano. Letti e legacci, un getto d'acqua al posto della doccia. E poi sporcizia ovunque. C'è questo e molto altro nel video girato l'anno scorso dai componenti della commissione di inchiesta guidata dal senatore Ignazio Marino nei sei Ospedali psichiatrici giudiziari italiani. Trentaquattro minuti che sembrano non finire mai, pesanti come macigni, soprattutto quando ci si rende conto che in quelle condizioni vivono circa 1.500 persone, tra cui 18 marchigiani.
Conosciuti con l'acronimo Opg, in questi ospedali-carcere finisce chi, dopo aver compiuto un reato, è stato dichiarato incapace di intendere e di volere, e quindi non è penalmente punibile.
Partita nel 2009, l'inchiesta sulla sanità in Italia ha portato allo scoperto una realtà sconosciuta ai più. L'opinione pubblica si è messa in moto, dando vita al comitato StopOPG ed ottenendo in breve tempo il sostegno di importanti realtà , come la Cgil. Il comitato marchigiano è nato a marzo 2012 e ha subito sposato la campagna nazionale, "Un volto un nome".
Condizioni inaccettabili, si diceva, anche se con le dovute differenze. Infatti, se a Montelupo Fiorentino (Firenze), in otto metri quadri vivono otto persone, laddove la legge stabilisce che ogni paziente-internato deve averne a disposizione nove, a Barcellona Pozzo di Gotto (Messina) un uomo, dopo essersi rotto una gamba, si è dovuto costruire da solo una specie di protesi, a Reggio Emilia le persone vengono legate a letti all'interno di stanze di contenzione e ad Aversa (Caserta) ci sono solo bagni alla turca, a Secondigliano (Napoli) il personale fa regolarmente le pulizie, c'è una palestra e dove c'era la stanza di contenzione è stata allestita una scuola e a Castiglione delle Stiviere (Mantova) in ogni reparto c'è l'infermeria, ci sono campi per praticare sport e una volta a settimana arriva un parrucchiere. Perché differenze così marcate?
"Gli Opg - ci ha spiegato Laura Stoppa, portavoce di StopOPG Marche - sono soggetti ad un doppio controllo. La competenza è sia del Ministero della Sanità che di quello della Giustizia. La presenza contestuale della doppia responsabilità fa sì che, alla fine, la responsabilità non sia di nessuno. La differenza tra un Opg ed un altro dipende dall'interpretazione che chi ci lavoro fa delle norme: qualcuno le interpreta legando al letto, qualcuno rieducando al lavoro".
Il comitato chiede la chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari, chiusura che sarà un fatto dal prossimo 1° aprile. Il Decreto Marino infatti prevede che, da qui al 31 marzo, tutti gli Opg siano chiusi. Dove andranno, da quel giorno, gli internati, 150 dei quali donne? "La legge - ci ha detto Laura Stoppa - stabilisce che, per aprile, ogni regione si doti di una struttura in grado di accogliere queste persone. In pochi mesi però non sarà possibile e si finirà col ricorrere a strutture private convenzionate. Il problema riguarda anche quelli che saranno dichiarati incapaci di intendere e di volere dopo il 31 marzo. Per loro è previsto il ricovero in una sezione speciale del carcere, chiamata sezione 'osservandi'. A preoccuparci in questo momento, però, sono soprattutto gli internati dichiarati dimissibili, oltre 300, tra cui sei marchigiani, che non vengono dimessi perché non è chiaro se debbano tornare a casa o andare in carcere".
A turbare gli animi del comitato è arrivato anche il Disegno di legge presentato dal deputato Carlo Ciccioli, che, modificando la legge Basaglia, reintrodurrebbe i trattamenti sanitari contro la volontà della persona.







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Martedì, 14 Maggio 2013 11:29:56
Alessia Pieroni Mazzante