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  Martedì, 20 Gennaio 2004

Centri storici alla riscossa: il rilancio è possibile

- Il rilancio del commercio dal volto umano. Cosa pensano le associazioni di categoria
Daniele Maiani e Loredana Tomassini



“Sic transit gloria mundi”, diceva in punto di morte l’ultimo dei Medici, invero dopo una vita all’insegna della spensieratezza e del disimpegno vissuta tra i damaschi dei salotti. Mutatis mudandis, con un audace parallelo, potremmo mettere la fatidica frase in bocca ai commercianti dei centri storici: abituati per secoli ad essere gli officianti del rito dell’acquisto in un’atmosfera da salotto, dove domanda e offerta non erano che un aspetto di un rapporto composito di relazioni umane, prima che commerciali. Piccolo mondo antico soppiantato dall’idra del megacentro commerciale, dove i rapporti umani vanno a farsi friggere, sacrificati sull’altare del profitto e del consumismo. Ma perché i nostri bei centri storici sono stati soppiantati, nel cuore della gente, dallo sfavillìo vacuo e privo d’umanità dei centri commerciali? Ciascuno ha la sua teoria, ma di fatto non resta che constatare che è uno dei tanti aspetti della perdita della propria cultura. Anche se non tutti piangono.
A Civitanova, ad esempio, c’è chi dal mutare dei tempi ha tratto il meglio, adeguando l’offerta alla nuova domanda. Ma, soprattutto, specializzandosi. Lo afferma, e sappiamo che è vero, il direttore della locale Confcommercio Alfio Marinsaldi. Il quale ammette che la città gode, per la sua stessa collocazione geografica, di più di un vantaggio: al centro di un distretto produttivo di alta qualità, sullo snodo di grandi vie di comunicazione. Tanto che raccoglie clientela non solo dall’interno più o meno limitrofo, ma anche dall’Anconetano. Ma tutto ciò non sarebbe bastato se i commercianti non ci avessero messo del loro: e cioè, intraprendenza, qualità, cortesia e, soprattutto, specializzazione. I negozi sono vere e proprie boutique, piccole bomboniere, dicono, ciascuno dei quali offre il meglio delle varie tipologie merceologiche. Non a caso, Civitanova è soprannominata la “piccola Milano”. Centro storico vivo e dinamico, dunque, a dispetto dei vicini centri commerciali, e oltre tutto proiettato verso una riqualificazione ancora maggiore, grazie ai progetti varati dal Comune.
Chi invece vive male la situazione è Porto S. Giorgio: assediato dalla grande distribuzione da ogni punto cardinale, eccetto l’est, ma solo perché da quella parte c’è il mare (ma prima o poi ne inventeranno uno galleggiante!). Il direttore della Confcommercio sangiorgese, Teresa Scriboni, fa una bella analisi della situazione: Porto S. Giorgio, dice, è nata con la vocazione di essere il centro storico di tutto il comprensorio, a livello di commercio, e, per certi versi, lo è ancora. Ma in fase decisamente calante. E la causa va prima di tutto identificata nella carenza dei collegamenti: occorrono strade facili per evitare che la gente prenda altre direzioni, verso nord. Ma Teresa Scriboni centra un altro, e più dolente, punto: lo scadimento del valore umano insito anche negli scambi commerciali. Insomma, si insegue il business ad ogni costo, la qualità della vita e il tempo non hanno più valore. Col triste risultato che, oggi, il centro commerciale sostituisce la piazza, richiamando masse sempre più spersonalizzate con le sirene del “tre per due”. Così, si finisce per comprare ad ogni costo, anche il superfluo. Rischio che non si corre col commerciante tradizionale: ci si va per scelta, per cercare non solo quel prodotto, ma quella persona, quella professionalità, quell’umanità.
Spostiamoci nell’interno, ad Amandola: anche qui ci si lascia affascinare dal richiamo di nuove Sibille, ovvero dai centri commerciali, anche se lontani. E intanto il centro storico langue: un tempo le botteghe non si contavano, adesso ne sopravvive qualcuna solo in piazza. E la tendenza è, forse semplicisticamente, quella di addossare la colpa a una politica comunale che privilegia isole pedonali e divieti di sosta. Ma sarà vero? A detta di Rita Grazioli della locale Confcommercio, bisognerebbe che i negozianti si attivassero nel senso di una maggiore iniziativa, di una maggiore qualità e di una maggiore specializzazione. Fare, ad esempio, dei prodotti tipici un punto di forza. E il Comune dovrebbe facilitare questa svolta, con incentivi rivolti a chi decida di investire nella riqualificazione della propria attività.
Infine, Fermo: dove il pianto è greco! Un vezzo che indubbiamente i nostri commercianti hanno, anche se bisogna ammettere che, da qualche tempo a questa parte, ce la stanno mettendo tutta: infatti, è innegabile che il centro storico fermano offra una gamma di negozi belli e articolati nell’offerta. Allora, perché la gente li diserta? Solita storia, ci dice Carla Cherri, direttore della Confcommercio: Fermo è una città ardua da scalare e ci sono difficoltà di parcheggio. Faccenda tutto sommato opinabile, visto che due passi a piedi non hanno mai ammazzato nessuno. Però, a giudicare dal fermento in atto nel settore urbanistico del comune, anche questi ostacoli saranno superati: in fase di partenza i lavori che vedranno rivoluzionata la zona di Piazzale Azzolino e dintorni e non solo quella, con centro commerciale, parcheggi interrati e impianti di risalita. Dopo di che, si spera che la gente torni a privilegiare il rapporto diretto per i propri acquisti, godendo oltretutto di una cornice splendida come quella del centro storico fermano.






maggio 2012
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