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  Martedì, 19 Aprile 2011

La storia che rinasce dai territori. A partire dalla Resistenza civile

- Tre giorni di iniziative per le celebrazioni della Liberazione
Andrea Braconi



"Le Province d'Europa s'incontrano" è il tema della tre giorni dedicata a pedagogia, volontariato, musica e storia nell'ambito delle celebrazioni per il 25 aprile. L'iniziativa, realizzata dall'Associazione Casa della Memoria di Servigliano e dall'Istituto per la Storia del Movimento di Liberazione delle Marche di Fermo (con il sostegno della Provincia e dei Comuni di Servigliano, Amandola e Santa Vittoria in Matenano) è patrocinata dall'ANPI provinciale, dal Centro Servizi per il Volontariato e dall'Associazione PMH (Patrimoine, Mémoire et Histoire) della città di Dieulefit.

Lo scambio culturale tra il circondario di Dieulefit, nel Sud Est della Francia, e la Provincia di Fermo, si inserisce nel filone di ricerca sulla Resistenza Civile, che da qualche anno la Casa della Memoria e l'ISML stanno portando avanti. Il primo incontro, che aveva per titolo "L'Altra Resistenza", venne organizzato a Servigliano nel 2008. In quell'occasione parteciparono, oltre a studiosi italiani, anche storici francesi che riportarono le vicende della Maison d'Izieu e di Dieulefit. Da allora, ogni anno la Casa della Memoria di Servigliano e l'ISML promuovono incontri a ridosso del 25 aprile, invitando testimoni e storici italiani ed europei per meglio chiarire le caratteristiche di quel complesso fenomeno storico cui si dà nome di Resistenza civile o di Resistenza non armata.

Per il 2011 il periodo scelto è quello che va dal 30 aprile al 2 maggio. Durante i lavori, alla presenza di qualificati relatori nazionali ed internazionali, oltre che di numerose autorità del territorio, verrà anche presentato il libro di Simona Corvaro 'Tutti ne avevano uno', su alcune esperienze di Resistenza civile a Fermo.

"In questi ultimi anni - rimarca in una nota il professor Filippo Ieranò, presidente della Casa della Memoria - insieme all'ISML abbiamo avviato un importante lavoro di recupero della memoria relativa alla Resistenza civile che per troppo tempo era trascurata. In Italia, dopo la Liberazione, la rappresentazione che la politica e la storiografia hanno fatto della Resistenza sia sempre stata funzionale all'affermazione del modello militare. Già nel settembre del '45, a guerra appena conclusa, un'apposita commissione istituita presso il Ministero della Difesa riconosceva come partigiano solo chi fosse stato inserito in una formazione partigiana e avesse preso parte ad almeno tre operazioni armate. La Commissione riconobbe questo status a circa 80.000 persone, quasi tutti uomini. Risulta evidente che la scelta di sovrapporre la figura del resistente a quella del partigiano in armi rimandava ad una logica puramente militarista. Questo non vuol dire sminuire il merito delle migliaia di partigiani combattenti, di cui, secondo lo storico Claudio Pavone, almeno in 50.000 sono caduti. A loro, a tutti loro, non può non andare la nostra riconoscenza. Il problema che si sta ponendo in questi ultimi anni è di superare il binomio Liberazione - Resistenza armata partigiana. Invece, il lavoro di recupero della storia e della memoria della Resistenza civile evidenzia alcuni aspetti della lotta resistenziale che sono poco conosciuti, eppure di grande significato, che fanno della Resistenza un'esperienza di massa e dunque di partecipazione democratica".

In un ulteriore passaggio, Ieranò analizza il fenomeno della Resistenza civile nel territorio fermano, a partire dalla Valle del Tenna. "Si è trattato di un fenomeno articolato e diffuso, per la presenza di 2 campi per prigionieri alleati, uno a Servigliano e l'altro in località Campiglione di Fermo. Jacques Sémelin definisce la Resistenza civile come mobilitazione sociale intesa a difendere obiettivi civili, che spesso si manifestava in modo spontaneo. Ciò che accadde nel Fermano è riconducibile a questa tipologia resistenziale, dovuta in gran parte alla fuga di circa 3.000 prigionieri alleati, dai campi di Servigliano e di Campiglione. Nelle case contadine, dove in maggioranza trovarono rifugio i prigionieri in fuga, furono le donne a scegliere e ad agire. Anche perchè gli uomini erano lontani e in casa con loro c'erano solo vecchi e bambini. Tina Anselmi, che fu prima partigiana, poi parlamentare e ministro, sosteneva che quella delle donne era la 'Resistenza taciuta'.

Quanto accaduto nella Valle del Tenna risulta ancora più degno di ammirazione se si ricorda un'altra fuga, quella che avvenne al campo di sterminio di Mauthausen, in Austria, quando il 2 febbraio 1945, circa 500 prigionieri russi riuscirono a fuggire. Subito le autorità naziste diedero inizio all'operazione denominata 'Caccia alla lepre' per riprenderli tutti, vivi o morti. A questa assurda caccia parteciparono anche gli abitanti dei paesi intorno e fu una strage. Solo sette russi si salvarono, grazie all'aiuto di alcune famiglie di contadini.

Nelle campagne della Valle del Tenna, invece, nonostante le minacce ed i proclami, i tedeschi ed i fascisti restavano disorientati nel vedere che gran parte della gente sabotava le loro leggi ed aiutava i ricercati. La storica Hannah Arendt scrive che lo stesso Heichman, il ragioniere dello sterminio, si lamentava della scarsa collaborazione degli italiani.
Alla fine della guerra, mentre in Italia si procedeva all'esclusione dei resistenti civili da ogni forma di riconoscimento, il Comando alleato formava una Commissione di 200 ufficiali, che venne incaricata di rintracciare tutte le famiglie che avevano soccorso gli ex prigionieri alleati in fuga e di rilasciare loro un "certificato di benemerenza", firmato dal generale Alexander, oltre ad una ricompensa in denaro. A lavoro concluso, la Commissione alleata rilasciò circa 84.000 attestati di benemerenza distribuiti in tutte le regioni del centro-nord, ma all'area Marche/Abruzzi ne vennero assegnati 25.000. Anche l'Istituto israeliano Yed Vashem, che iniziò ad operare più tardi, in questi anni ha consegnato tre titoli di Giusti tra le Nazioni ad alcune famiglie che hanno salvato la vita agli ebrei. Ma tanti altri Giusti meriterebbero lo stesso riconoscimento.

Nel 150° dell'Unità d'Italia, alla luce di questa rinnovata attenzione verso la Resistenza civile, è possibile cogliere nella mobilitazione popolare contro il nazifascismo il rinnovato atto fondativo dell'Unità nazionale".






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Info nuovi posti di lavoro
E' vero che era un ombrello????
la noia piu assoluta

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