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  Venerdì, 09 Gennaio 2004

L’anno che sta arrivando…

- Dopo paure amarezze e crisi del 2003, auguriamo ottimismo
Giovanni Martinelli



I botti di fine anno li ha fatto sicuramente più la Regione che non la gente per strada al momento di mettere mano (o i piedi?…) al governo delle aree territoriali nate dalla soppressione delle Asl. Se ci si fosse messa di proposito non sarebbe riuscita, pur non ascoltando nessuno, a scontentare tutti, anche se stessa.
Si è chiuso così un 2003 poco bello, carico di apprensioni, vittima dei prezzi che crescono e del lavoro che scarseggia. Unica buona nuova, almeno per questa zona, la pole conquistata dalla provincia di Fermo, all’ultima base.
In questo numero, mentre ancora siamo alle prese con il programma “avanzi” delle tavolate natalizie, abbiamo voluto sentire qualche parere emblematico del territorio per ascoltare cosa ci si aspetta da questo anno “che fra un anno passerà”, il 2004. Qualche politico, gli addetti al turismo ed alla cultura, due settori molto a cuore alla gente, quelli dello sport, settore che bene a male d’entusiasmo ne spende. Di economia, settore in difficoltà e da ben capire, parleremo avanti.
Gli auspici sono diversi, ma tutti improntati allo “speriamo”. Non esistono indagini che consentano di parlare su base certa, motivo per il quale tutti ed ognuno si affidano alla speranza che qualcosa sia migliore.
Del resto i problemi sul tappeto non se li è portati via il 2003. Restano sempre quelli. Per gli amministratori ed i politici, parliamo del Fermano, è prioritario chiudere la partita romana sull’istituzione della provincia. Poi auspicano un miglioramento della viabilità, le prospettive di una ripresa economica, la stabilità della gestione della sanità.
In epoca di crisi la ricerca della tranquillità è fondamentale anche per lo sport: le maggiori società, alle prese con classifiche che non rispondono alle aspettative e, soprattutto, con crisi di risorse finanziarie, chiedono chi la salvezza senza problemi chi un vertice che tarda ad arrivare.
Nel turismo si vuole valorizzare il piccolo, che sia da richiamo all’offerta globale del territorio, mentre chi pensa grande deve fare i conti con i costi della promozione e con il clima di paura internazionale, condizionamento per chi vorrebbe ma ha paura di muoversi.
La scena dell’anno del dopo-Saddam e del dopo-Parmalat è dunque questa. Non bastano i tappi di spumante e le veline tv per farci illudere. I tempi della trapontatrici alle quali bastava lasciare il pedale della macchina sognando eroi patinati delle pagine di “Sogno” e “Grand Hotel” per essere felici, non ci sono più.
L’anno che sta arrivando, ovviamente, fra un anno passerà. L’importante è che non lasci, come il precedente, dubbi, amarezze, paura sul futuro. Anche noi ci auguriamo anzitutto ottimismo. Solo ottimismo e intelligenza faranno cambiare rotta la destino. Auguri.






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