Lo abbiamo salutato. Nascondendo a fatica lacrime e malinconia. Dal prossimo numero, il nome di Luciano Bonfigli non figurerà più nella nostra redazione. Ci saranno però la sua sana ostinazione e quella vigorosa prospettiva di un tempo con il quale faticava ad entrare in sintonia.
Un tempo segnato dall’assenza di sobrietà e da un linguaggio sempre più arido. Troppo distante da un uomo di valori come lui.
Quasi un padre per chi come noi si è avvicinato al mondo dell’informazione in punta di piedi. Un uomo pronto a complimentarsi per una frase messa al posto giusto e soprattutto scritta al momento giusto. Un uomo pronto a sollecitare un cambio di rotta, a dare maggiore incisività ad una professione che vale la pena vivere.
Lo hanno amato in molti, a partire da chi condivideva con lui riunioni fiume, dove alla scelta degli articoli si sostituiva una rituale disquisizione sulla città (anzi, sulle “sue” città, Fermo e Porto San Giorgio) e su di una classe dirigente incapace di crescere.
L’assenza di gonfaloni al suo funerale ha rappresentato l’ennesimo insulto alla dignità di un vero protagonista di questa terra. Come politico prima, come giornalista poi.
Non abbiamo l’ambizione di raccoglierne l’eredità. Ma soltanto di custodirne la memoria. A Luciano, il nostro abbraccio.






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Martedì, 16 Febbraio 2010 02:19:47
Gianni Conte