Le nuove tecniche consentono di costruire, se non una piscina olimpionica, una da 25 metri duplicabile in 50
“Qualche tempo fa, il Comune di Fermo ha commissionato, ad un’agenzia di Modena, un’indagine conoscitiva sulla situazione dell’impiantistica sportiva cittadina. Dopo aver effettuato il censimento degli impianti, questa è arrivata alla conclusione che quello più frequentato era la piscina e che la città ne necessitava di una ulteriore, magari da intendere dal punto di vista territoriale. Poi però, sono arrivate altre tre palestre…”. L’amara constatazione è di Maurizio Mazzaferro Alberti, da anni massima autorità del nuoto cittadino che, da addetto ai lavori, ha voluto segnalare come l’annoso problema possa essere risolto, fornendo una serie di precise indicazioni.
“Dove far sorgere la nuova piscina? Se arrivasse davvero, dove è – ammette – ma se ragionassimo in ottica, chiamiamola così, turistica, allora ecco che un nuovo impianto natatorio a Marina Palmense consentirebbe a tutti gli interessati di esercitare la pratica anche nel periodo non estivo. Certo è che bisognerebbe realizzare un impianto importante, in considerazione del fatto che tutti i camping dispongono di una loro, magari piccola, piscina. Ce ne vorrebbe una da 50 metri, ma in tutte le Marche ce ne sono solo 2, una a Pesaro ed un’altra a San Benedetto del Tronto. Peccato, perché in regioni limitrofe alla nostra, ce n’è una per ogni provincia”.
Altro suo “cavallo di battaglia”, la piscina comprensoriale o intercomunale.
“Da far sorgere, magari, lungo la vallata del Tenna. E dove far confluire, economicamente, tutti i comuni interessati, che potrebbero contribuire in base al numero degli abitanti e quindi dei possibili fruitori. Ci spero vivamente. Staremo a vedere cosa succederà, anche perché con il solo impianto di Fermo non si può andare avanti. Fatevi un giro da quelle parti e vi accorgerete che in tutte le fasce orarie non riuscirete nemmeno a parcheggiare”.
Già, ma come costruirla?
“Una piscina per tutti: con strutture per donne incinte, bambini, agonisti, diversamente abili ed anche per coloro che, calzate le apposite scarpine, desiderano solamente passeggiare in acqua a scopo terapeutico. Oggi, le nuove tecniche consentono di costruire, se non una piscina olimpionica, una da 25 metri duplicabile in 50 metri, attraverso il pontone da un metro e poterci, così, far disputare anche i campionati italiani. Basta volerla: ma chi di dovere la vuole veramente?”.






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