La necessità di ottimizzare le poche risorse per offrire un servizio di qualità
È parte della nostra cultura, è importante per la nostra vita, per il nostro benessere fisico e psichico: parliamo dello sport. Ma questa volta se ne parla non dalla parte di chi lo pratica attivamente, ma da quella di chi lo amministra e lo gestisce e vi assicuro per esperienza personale che questo secondo aspetto di salutistico e di bello non ha quasi niente, anzi....
Da quando, dopo il boom economico degli anni Sessanta, c'è stata una “appropriazione” costante e continua da parte della gente di tutte le pratiche sportive, anche di quelle un tempo considerate di élite, è naturalmente sorto il problema degli spazi per praticare.
In una città come Fermo, già negli anni Ottanta, non bastavano più il campo sportivo e la palestra del CONI; il proliferare dell'associazionismo sportivo metteva in luce una carenza di strutture che non avevano potuto, né tanto meno si era previsto, stare al passo con una crescita esponenziale di società. E oggi assistiamo ad una rincorsa delle amministrazioni che da una parte, anche con affanno, cercano di ricavare e inventarsi nuovi posti per praticare lo sport, e dall'altra le sempre più numerose società sportive che premono sul “pubblico” per avere sempre maggiori spazi, magari qualche volta anche dimenticandosi di pagare gli affitti degli spazi che usano.
Quella di Fermo, bisogna dire la verità, è una realtà anomala che rispetta però la connotazione sociologica di questa città. Le associazioni sportive sono numerosissime, un numero quasi sproporzionato rispetto a quello degli abitanti, ma l'individualismo spinto che contraddistingue questo piccolo pezzetto dell'Italia fa il suo lavoro anche in questo campo. E in questa maniera è naturale che i problemi aumentino, tanto da rendere acrobatico il compito dell'assessorato allo sport di contentare tutti.
Se a queste difficoltà si aggiunge poi la mancanza di una progettazione a lungo termine, mai portata a buon fine nonostante un tentativo serio fosse stato fatto negli anni passati con l'idea di una “cittadella dello sport”, il quadro non è roseo.
Ma andiamo per punti: lo sport è aggregazione, è socialità, è dare ai ragazzi la possibilità di scegliere e di provare a fare. Perciò un polo con palazzetti sportivi, palestre, piscine, campi di atletica, campi da tennis, di rugby e di calcio usufruissero tutti insieme di servizi per il trasporto, il riscaldamento, i parcheggi, non sembra una idea tanto peregrina, o inattuabile. Ma la nostra è una società che sembra reggersi sull'improvvisazione, senza questa parola magica sembra non funzionare niente. E così, la piscina rimane isolata, lontana da qualsivoglia altra struttura sportiva, le palestre delle scuole, di ogni ordine e grado, sono prese d'assalto il pomeriggio dalle società sportive, e via dicendo. Sarebbe ora, e con la nuova Provincia che sta partendo sarebbe necessario, che si cominciasse a fare per il futuro una progettazione seria, integrata su tutto il territorio, per ottimizzare le risorse che in questo campo sono oltretutto oggettivamente e costantemente poche, e offrire un servizio di qualità.






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