Pubblichiamo l'Ordine del Giorno in Consiglio Provinciale proposto da Licia Canigola (PdCI-RC), Agostini e Regno (Italia dei Valori).
Acqua come bene comune patrimonio dell'umanità e l'accesso al servizio idrico come un diritto umano fondamentale privo di rilevanza economica da proteggere giuridicamente
PREMESSO che:
L'acqua è un bene essenziale ed insostituibile per la vita. Pertanto, la disponibilità e l’accesso all’acqua potabile ed all’acqua necessaria per il soddisfacimento dei bisogni collettivi, costituiscono un diritto inviolabile dell’uomo, un diritto universale, indivisibile che si può annoverare fra quelli di riferimento previsti dall’ art. 2 della Costituzione; a partire dalla promulgazione della Carta Europea dell’Acqua (Strasburgo 1968) la concezione dell’acqua come “bene comune” per eccellenza si è affermata a livello mondiale.
Peraltro, il “bene acqua”, pur essendo rinnovabile, per effetto dell’azione antropica può esaurirsi: è quindi responsabilità individuale e collettiva prendersi cura di tale bene, utilizzarlo con saggezza, e conservarlo affinché sia accessibile a tutti nel presente e disponibile per le future generazioni.
ad oggi più di 1,7 miliardi di persone nel mondo non hanno accesso all'acqua potabile e se non vi sarà un'inversione di tendenza, le persone senza accesso all'acqua potabile diventeranno più di 3 miliardi nel 2020;
anche l'Italia e la stessa provincia di FERMO sono state interessate recentemente sia da un periodo di emergenza idrica che da eventi alluvionali che hanno causato danni gravi e che hanno evidenziato, oltre all'inadeguatezza dei sistemi di distribuzione dell'acqua potabile, la scarsa interconnessione dei punti di approvvigionamento e un deficit di pianificazione ambientale atta ad una effettiva tutela e valorizzazione della risorsa
La risoluzione del Parlamento europeo del 15 marzo 2006 dichiara “l'acqua come un bene comune dell'umanità” e chiede che siano esplicati tutti gli sforzi necessari a garantire l'accesso all'acqua alle popolazione più povere entro il 2015 ed insiste affinché “la gestione delle risorse idriche si basi su un'impostazione partecipativa e integrata che coinvolga gli utenti ed i responsabili decisionali nella definizione delle politiche in materia di acqua livello locale e in modo democratico”.
Inoltre, la risoluzione del Parlamento europeo dell'11 marzo 2004 sulla strategia per il mercato interno - priorità 2003-2006 – già affermava, al paragrafo 5, "essendo l'acqua un bene comune dell'umanità, la gestione delle risorse idriche non deve essere assoggettata alle norme del mercato interno".
Gli stessi organi della UE hanno più volte sottolineato che alcune categorie di servizi non sono sottoposte al principio comunitario della concorrenza; si veda ad esempio la Comunicazione della Commissione al Parlamento Europeo COM (2004) 374: “…le autorità pubbliche competenti (Stato, Regioni, Comuni) sono libere di decidere se fornire in prima persona un servizio di interesse generale o se affidare tale compito a un altro ente (pubblico o privato)”; è peraltro noto che non esiste alcuna norma europea che sancisce l’obbligo per le imprese pubbliche di trasformarsi in società private (come ribadito da: Corte di giustizia CE, 2005; Commissione CE 2003 e 2006; Parlamento CE, 2006).
CONSIDERATO che:
con la sentenza n. 272 del 27 luglio 2004 la Corte Costituzionale è intervenuta nell'ambito della normativa che disciplina i servizi pubblici locali. Con tale sentenza la Corte ha dichiarato l'incostituzionalità dell'art.14,comma 1 e 2, del D.L. 269/2003 ("Disposizioni urgenti per favorire lo sviluppo e per la correzione dell'andamento dei conti pubblici") in quanto tali norme determinavano un'illegittima compressione dell'autonomia regionale e locale in materia di servizi pubblici locali. La Corte Costituzionale ha dichiarato l'illegittimità costituzionale, tra le norme abrogate, anche dell'art. 113 bis del D.Lgs. 276/2000 (TUEL), cioè di quell’articolo che disciplinava i servizi pubblici locali privi di rilevanza economica.
Secondo la Sentenza citata, infatti, “il titolo di legittimazione per gli interventi del legislatore statale costituito dalla tutela della concorrenza non è applicabile a questo tipo di servizi, proprio perché in riferimento ad essi non esiste un mercato concorrenziale”.
Il legislatore statale, quindi, in materia di servizi può legiferare soltanto in riferimento al tema della “tutela della concorrenza”, tutto il resto è demandato al livello locale.
il servizio Idrico Integrato è un servizio pubblico essenziale, di interesse generale, privo di rilevanza economica, e come tale non soggetto alla disciplina della concorrenza ma rientrante nella competenza esclusiva della Regione (art. 117 Cost.) che deve essere gestito con meccanismi che garantiscano la partecipazione sociale già diversi movimenti ed associazioni della Regione Marche hanno proclamato “che l’acqua è un diritto e non una merce, un bene comune e pubblico al pari dell’aria che respiriamo, l’acqua non può né deve avere padroni, ma – in quanto risorsa fondamentale – deve essere a disposizione di tutto il genere umano”
oltre 400.000 cittadini a livello nazionale, hanno apposto la propria firma a sostegno della Legge di Iniziativa Popolare concernente “Principi per la tutela, il governo e la gestione pubblica delle acque e disposizioni per la ripubblicizzazione del servizio idrico”;
infine che per sostanziare il principio del diritto dell’acqua come universale e inalienabile, nonché per riorientare il sistema di tariffazione agevolata per le fasce sociali meno abbienti verso un sistema che assicuri maggiore responsabilizzazione degli utenti e politiche di risparmio idrico, appare opportuno introdurre all’interno dell’ordinamento la definizione del servizio idrico integrato come servizio pubblico essenziale, di interesse generale, privo di rilevanza economica.
VISTO che
Il Consiglio dei Ministri, ha approvato il 9/09/2009 delle “Modifiche” all’articolo 23 bis della Legge 133/2008 e che queste “Modifiche” approvate il 4/11/2009 sono inserite come articolo 15 in un Decreto legge per l’adempimento degli obblighi comunitari.“Adeguamento alla disciplina comunitaria in materia di servizi pubblici di rilevanza economica”;
Una prima parte di modifiche riguarda gli affidamenti dei servizi pubblici locali.
In particolare, si indicano, come vie ordinarie di gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica, l’affidamento degli stessi attraverso gara o l’affidamento degli stessi a società mista, in cui il socio privato sia scelto attraverso gara, possieda non meno del 40% e sia cio “industriale”.L’eccezione ovvero la gestione attraverso SpA a totale capitale pubblico può avvenire solo in condizioni straordinarie, che abbisognano del parere preventivo dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato (da emettere entro 60 giorni dalla richiesta, con silenzio assenso),e a patto che la SpA rispetti le caratteristiche “in house” previste dall’ordinamento comunitario (controllo analogo e prevalenza dell’attività territoriale).
Su questa prima parte si può dire che le modifiche rispetto all’art. 23 bis sono:
a) l’inclusione delle società miste tra le gestioni ordinarie;
b) la necessità, per le deroghe d gestione, di un parere preventivo da parte dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato.
Una seconda parte di modifiche riguarda il regime transitorio.
In questo senso, mentre l’art. 23bis , stabiliva la cessazione di tutti gli affidamenti effettuati senza gara (ad eccezione di quelli in deroga) entro il 2010, le nuove norme stabiliscono con precisione i termini di scadenza per ciascuna tipologia, ovvero:
entro il 2010 decadono gli affidamenti a SpA in house che non rispettano la normativa comunitaria(controllo analogo e prevalenza territoriale dell’attività); gli affidamenti a società miste nelle quali il socio privato non è stato scelto con gara; mentre, e ovviamente, si devono adeguare gli Ato che non hanno ancora provveduto ad affidare il servizio;
entro il 2011 decadono tutti gli affidamenti a SpA in house (anche se rispettano la normativa comunitaria) e gli affidamenti a società miste, nelle quali, pur essendo stato scelto il socio privato con gara,questi non è un soggetto “industriale”;
entro il 2012 decadono tutti gli affidamenti a SpA quotate in Borsa, nelle quali la partecipazione pubblica non sia nel frattempo scesa al 30%.
Si stabilisce inoltre che solo le SpA miste con scelta corretta del socio privato e le SpA quotate in Borsa possano svolgere attività in territori diversi da quello di appartenenza.
Infine il decreto sposta l’approvazione del Regolamento attuativo dell’art. 23 bis a fine dicembre 2009 e riafferma che, con l’approvazione di tale regolamento, le SpA in house saranno soggette al patto di stabilità interno.
IL CONSIGLIO DELLA PROVINCIA DI FERMO S'IMPEGNA A:
1. Costituzionalizzare il diritto all'acqua, attraverso le seguenti azioni:
- riconoscere anche nel proprio Statuto Provinciale il Diritto umano all'acqua, ossia l’accesso all’acqua come diritto umano, universale, indivisibile, inalienabile e lo status dell’acqua come bene comune pubblico;
- riconoscere anche nel proprio Statuto Provinciale che la gestione del servizio idrico integrato è un servizio pubblico locale privo di rilevanza economica, in quanto servizio pubblico essenziale per garantire l’accesso all’acqua per tutti e pari dignità umana a tutti i cittadini, e quindi la cui gestione va attuata attraverso gli Artt. 31 e 114 del d. l.gs n. 267/2000;
- invitare la Regione Marche a seguire l'esempio della Regione Puglia attraverso una delibera che invita il Governatore che il servizio Idrico Integrato è un servizio pubblico essenziale, di interesse generale, privo di rilevanza economica, e come tale non soggetto alla disciplina della concorrenza ma rientrante nella competenza esclusiva della Regione (art. 117 Cost.) che deve essere gestito con meccanismi che garantiscano la partecipazione sociale.
a chiedere ai parlamentari che venga discussa in Parlamento la Legge di iniziativa popolare per una gestione pubblica e partecipata dell’acqua, che ha avuto oltre 400mila firme e ora ‘ dorme’ nella Commissione Ambiente della Camera;
- confermare il principio della proprietà e gestione pubblica del servizio idrico integrato e che tutte le acque, superficiali e sotterranee, anche se non estratte dal sottosuolo, sono pubbliche e costituiscono una risorsa da utilizzare secondo criteri di solidarietà;
2. Chiedere ai Comuni, attraverso l'esplicazione di un ruolo di coordinamento che riconoscano nel proprio Statuto il Diritto umano all’acqua, ossia l’accesso all’acqua come diritto umano, universale, indivisibile, inalienabile e lo status dell’acqua come bene comune pubblico;
- riconoscano con una delibera o un OdG del consiglio comunale il servizio idrico integrato come un servizio pubblico locale privo di rilevanza economica e si impegnino ad inserire questo principio nel proprio Statuto Comunale in quanto servizio pubblico essenziale per garantire l’accesso all’acqua per tutti e pari dignità umana a tutti i cittadini, la cui gestione va quindi attuata attraverso un Ente di Diritto pubblico;
- intraprendano tutte le azioni opportune al fine di contrastare i provvedimenti previsti dall’ art. 23bis Lg. 133/2008, come modificato dal’Art. 15 D.L 135/2009, che condurranno alla messa a gara della gestione del servizio idrico integrato ed alla consegna dell’acqua ai privati entro il 2011.
3. Sottoporre all’Assemblea dell’Ambito Territoriale Ottimale (A.T.O.) l’approvazione delle proposte e degli impegni sopra richiamati oltre ai seguenti:
- sensibilizzazione all’importanza della riduzione dei consumi di acqua in eccesso attraverso informazione, incentivi, nonché attraverso una modulazione della tariffa tale da garantire la gratuità di almeno 50 litri per persona al giorno;
- propone inoltre di destinare un centesimo al metro cubo di acqua consumata per interventi di costruzione di strutture di captazione e distribuzione di impianti idrici attraverso la cooperazione internazionale.
- ad esprimere parere contrapposto a questa decisione del governo tramite interlocuzioni con i parlamentari, invio di questa delibera ai vari ministeri…
4. Promuovere nel proprio territorio una Cultura di salvaguardia della risorsa idrica e di iniziativa per la ripubblicizzazione del Servizio Idrico Integrato attraverso le seguenti azioni:
- informazione della cittadinanza dei Comuni della Provincia di Fermo sui vari aspetti che riguardano l'acqua sul nostro territorio, sia ambientali che gestionali;
contrasto al crescente uso delle acque minerali e promuovere l'uso dell'acqua dell'acquedotto per usi idropotabili, a cominciare dagli uffici, dalle strutture e dalle mense scolastiche;
- promozione di una campagna di informazione/sensibilizzazione sul Risparmio Idrico, con incentivazione dell'uso dei riduttori di flusso, nonché studi per l'introduzione dell'impianto idrico duale;
- promozione, attraverso l'informazione, incentivi e la modulazione delle tariffe, della riduzione dei consumi in eccesso;
- informazione puntuale della cittadinanza sulla qualità dell’acqua con pubblicazione delle analisi chimiche e biologiche in ogni quartiere e contrada;
- promozione di tutte le iniziative finalizzate alla ripubblicizzazione del Servizio Idrico Integrato nel territorio di propria pertinenza.
5. Aderire e sostenere le iniziative del Coordinamento Nazionale “Enti Locali per l’Acqua Bene Comune e per la ripubblicizzazione del servizio idrico integrato” recentemente costituitosi nell’ambito della Campagna Acqua Bene Comune che il Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua sta portando avanti da circa tre anni;
in una prospettiva internazionale e mondiale:
- a sostenere, a livello di cooperazione decentrata, il finanziamento di progetti di cooperazione e di scambio di esperienze tra abitanti delle nostre comunità e quelli di popolazioni africane, latino americane ed asiatiche, a livello di gestione dell'acqua e di tutela dei beni comuni;
- a stimolare ed incentivare lo studio di soluzioni innovative per la realizzazione del diritto all'accesso all'acqua per tutti entro il 2020.






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