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  Lunedì, 14 Settembre 2009

Il consumo intelligente

- Dentro la crisi: analisi ed alternative

Tra Farmer’s Market, GAS, risparmio energetico e privatizzazione dell’acqua

di Loredana Tomassini



Ci risiamo: la gente deve imparare di nuovo a fare qualcosa che dai tempi del boom economico e della susseguente era di dissennato consumismo non è più abituata a fare. Ovvero: gestire con oculatezza le entrate, spendere con parsimonia. In poche parole, visto che non è possibile eliminare il problema alla radice, consumare bene, con intelligenza. Perché? Per colpa di quella cosa che non si deve dire che c’è, che “qualcuno” liquida sbrigativamente come un fatto psicologico, un atteggiamento pessimista e disfattista che va non solo combattuto, ma addirittura perseguito con ritorsioni esplicite: niente più pubblicità ai giornali che ne parlano, accuse di terrorismo psicologico, procurato allarme, addirittura. Cos’è? Ma la crisi, naturalmente.
Evidentemente qualcuno è rimasto legato a certa demagogia del Ventennio, quando la radio berciava in continuazione una delle canzonette di regime per fare il lavaggio del cervello a chi, come adesso, la crisi la viveva sulla propria pelle e non aveva certo voglia di cantarci sopra. Si intitolava “Ma cos’è questa crisi” e forniva facili rimedi per combatterla, ammesso che ci fosse. Era una delle canzoni più note del futurismo italiano firmata dal cantautore, giornalista, scrittore, pittore, amico di Marinetti, Commendator Rodolfo De Angelis. E dal 1930, a giudicare dal testo, sembra non sia cambiato nulla, a parte il regime... e, chissà, forse nemmeno quello. Adesso ci dicono che il rimedio migliore per sconfiggere la crisi è l’ottimismo, ma vaglielo a dire a chi non arriva alla fine del mese.
Comunque sia, qualcosa bisogna fare, qualcosa bisogna inventarsi e, oltre a stringere la cinghia ed eliminare tutto il superfluo, l’unica cosa da fare è imparare di nuovo a risparmiare sugli acquisti, a consumare bene, insomma.
La spesa maggiore è indubbiamente quella per il pane quotidiano: che fare? A parte eliminare gli sprechi e i generi di lusso, ci si può organizzare: si può andare oltre che negli Hard Discount, facendo una cernita delle merci più affidabili, anche in quelle rivendite dove la filiera è corta e il prodotto arriva direttamente dal produttore al consumatore, come i Farmer’s Market. A Fermo ce n’è uno in Piazza Dante e, subito dietro, c’è il mercato coperto, dove i coltivatori portano direttamente dai loro orti i prodotti a prezzi più accessibili. Oppure ci si può organizzare aderendo a Gruppi di Acquisto Solidali, dove si ordina cumulativamente direttamente alla fonte spuntando prezzi più bassi, fatta salva la qualità.
Per l’abbigliamento, a parte attingere alle occasioni delle bancarelle del mercato, sempre più spesso si aspettano i saldi prima di varcare la porta delle boutique.
Per l’energia, oltre ad evitare accuratamente gli sprechi, altro non si può fare per abbattere le bollette. E chi potrebbe fare qualcosa per risparmiare energeticamente o per approvvigionarsi di energia pulita ed economica, spesso non lo fa: le amministrazioni pubbliche, ad esempio. Invece di programmare fumose e potenzialmente dannose e ingestibili prospettive nucleari o centrali a biomasse o a silicio, perché non pensare fattivamente all’eolico e al solare?
Per l’acqua, stesso discorso: tenere i rubinetti più chiusi possibile, evitare gli sprechi. Il futuro non è roseo, l’acqua rischia di diventare l’affare del futuro su cui lucreranno quelli che ne diventeranno i padroni, visto che è in atto una corsa alla privatizzazione, anche qui da noi, di cui nessuno parla.
Insomma, non è che per fronteggiare la crisi ci siano molti altri rimedi che quello di imparare di nuovo a consumare bene: in realtà, è un principio di vita da osservarsi anche in tempi di vacche grasse, se non altro per un rispetto dovuto al mondo in cui viviamo e le cui risorse non sono infinite, e per un principio etico verso quella parte di umanità che il problema crisi, fame e sete lo vive costantemente sulla propria pelle. Se potessimo trarne almeno questo insegnamento, in fondo in fondo le difficoltà che stiamo attraversando potranno insegnarci qualcosa.

MA... COS’E’ QUESTA CRISI?

Si lamenta, l'impresario,
che il teatro più non va,
ma, non sa rendere vario,
lo spettacolo che dà:
“Ah... la crisi!”
Ma cos'è questa crisi? (due volte)
Metta in scena un buon autore,
faccia agire un buon attore,
e vedrà...
che, la crisi, passerà!

Un riccone, avaro e vecchio,
dice: “Ahimè, cosi non va...
vedo nero nello specchio...
chissà come finirà...
Ah... la crisi!”
Ma cos'è questa crisi? (due volte)
Cavi fuori il portafogli,
metta in giro i grossi fogli,
e vedrà...
che, la crisi, finirà!

Si lamenta Nicodemo,
della crisi, lui che va...
nel casino di San Remo,
a giuocare il baccarà:
“Ah... la crisi!”
Ma cos'è questa crisi? (due volte)
Lasci stare il gavazzare,
cerchi un po’ di lavorare,
e vedrà...
che, la crisi, finirà!

Tutte quante le Nazioni
si lamentano così!
Conferenze, riunioni,
ma si resta sempre lì:
“Ah... la crisi!”
Ma cos'è questa crisi? (due volte)
Rinunciate all'opinione,
della parte del leone
e chissà...
che, la crisi, finirà!

L'esercente, poveretto,
non sa più che cosa far...
e contempla quel cassetto,
che riempiva di danar:
“Ah... la crisi!”
Ma cos'è questa crisi? (due volte)
Si contenti di guadagnare,
quel ch'è giusto e non grattare...
e vedrà...
che, la crisi, passerà!

E perfin la donna bella,
alla crisi s'intonò...
e, per far la linea snella,
digiunando sospirò:
“Ah... la crisi!”
Ma cos'è questa crisi? (due volte)
Mangi un sacco di patate,
non mi sprechi le nottate...
e vedrà...
che, la curva, tornerà!

Per finire

Ma... cos'è questa crisi?
chi ce l'ha, li metta fuori...
Circolare! miei signori...
e, chissà...
che, la crisi, finirà!






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