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  Lunedì, 14 Settembre 2009

Tranquilli, ma con giudizio

- La sismicità nel territorio fermano

A colloquio con il geologo Sergio Raccichini

di Loredana Tomassini



Senza voler fare paragoni improponibili, la terra che si squassava a L’Aquila un po’ ha messo paura anche a noi del Fermano. E siccome qualche altra scossettina nel passato più o meno recente l’abbiamo sentita, viene voglia di essere rassicurati sulla situazione sismica del nostro territorio. A farlo è Sergio Raccichini, esperto geologo che il fenomeno lo conosce bene, così come le peculiarità del nostro sottosuolo.
Che cosa ci dobbiamo aspettare?
“Per capire la sismicità oggi bisogna guardare alla sismicità del passato, bisogna vedere la storia sismica della località. Fermo di per sé negli ultimi mille anni non è stata sede di sismicità propria, ma ha sempre risentito dei terremoti che sono avvenuti lontano. Per esempio: a Fermo ci sono stati danni rilevanti paragonabili al settimo grado della scala Mercalli con caduta della torre del Duomo, con danni alla chiesa di San Francesco, con danni al Palazzo dei Priori più o meno seri, con qualche inagibilità, a causa del terremoto che ha avuto origine il 3 ottobre del 1943 a Offida, dove ha fatto circa una trentina di morti. L’ultimo terremoto recente che si è verificato nel Fermano è quello di Porto San Giorgio del 1987, con danni seri alla chiesa di San Giorgio, alla cupola e al quartiere vecchio. Questi sono gli eventi che hanno avuto origine lontano da Fermo e che hanno prodotto effetti a Fermo e circondario. Poi abbiamo un altro terremoto nel 1540, ma c’è una frammentazione della documentazione storica, non si riesce a capire dove abbia avuto origine, forse nella zona di Sant’Elpidio a Mare: questo ha prodotto qualche effetto nel Fermano. Il nostro è comunque un livello di sismicità basso, dove i danni attesi sono simili a quelli provocati dai terremoti del passato. Quello del 1987 dell’Umbria ha prodotto qualche effetto su case mal costruite, ma inagibilità o collasso di strutture non ci sono stati. Il terremoto dell’Aquila è stato un terremoto forte, ha prodotto tanti danni, è stato sentito a Fermo, ma senza danni. Dunque gli effetti attesi nel Fermano sono quelli dovuti a terremoti lontani.”
Possiamo dunque affermare che una faglia attiva nel territorio del Fermano non c’è?
“C’è questo fenomeno nuovo nel panorama sismologico locale che è il terremoto di Porto San Giorgio, dove l’epicentro è stato individuato al largo. Però, se questo non vuol dire che possiamo stare tranquilli, diciamo che mille anni di storia danno un certo tipo di informazione, e cioè che si tratta di effetti marginali. Siccome i fenomeni geologici si ripetono, noi non ci aspettiamo effetti molto diversi rispetto a questi. E’ chiaro che, laddove ci sono fabbricati precari di per sé come stabilità, bastano poche forze per creare un danno serio. Resta comunque il discorso dell’adeguatezza degli edifici strategici, quelli che debbono funzionare in caso di terremoto forte: scuole, ospedali, palazzi del governo, ovvero centri di potere e decisionali che, se non sono adatti, vanno resi adatti nei tempi e nei modi previsti dalla legge.”
A questo proposito, noi come siamo messi?
“Da noi certe strutture sono da adeguare, e lo Stato ad esempio ha previsto dei fondi per le scuole: sta a chi amministra farseli accreditare e provvedere agli adeguamenti.”
E i nostri paeselli costruiti in mattoni sui cocuzzoli?
“Nell’entroterra il patrimonio costruito è più vulnerabile, ma da noi l’elemento squadrato è un buon elemento. Le case che cadono in genere sono quelle costruite in pietra non squadrata, pietra arrotondata.”






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