Non trova ancora attuazione la norma antisismica contenuta nel decreto Milleproroghe
Con 35 stazioni ad alta tecnologia (sulle oltre 400 gestite dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia), la nostra è la regione più monitorata d’Italia. Questo è avvenuto a seguito del terremoto del 1997. Le informazioni raccolte garantiscono anche una maggior efficacia d’intervento da parte della Protezione Civile in caso di emergenza.
Ma nonostante questo, secondo il Circolo Legambiente Fermo-Valdaso, la nostra legge regionale è rimasta legata a quella che era la valutazione del rischio sismico della legge n.64 datata 1974 e trova applicazione attraverso il decreto ministeriale del 16 gennaio 1996. Di fatto, si sottolinea, la situazione appare lacunosa. Intendiamoci: non siamo di fronte ad un declassamento del rischio sismico, ma piuttosto sarebbe preferibile pensare ad un suo adeguamento.
Da qui l’attivazione, con il sostegno di Legambiente regionale, per fare delle verifiche ed realizzare un osservatorio, al fine di andare a conoscere lo stato dell’arte, vale a dire a quali norme sono state adeguate le costruzioni, se le ultime più stringenti o le precedenti, decisamente più lasche e che hanno già determinato dei problemi. Come il caso Abruzzo insegna.
Ad esempio, non trova ancora attuazione la norma antisismica contenuta nel decreto Milleproroghe. Il Circolo Legambiente Fermo-Valdaso ritiene tuttavia che anche tale norma necessiti già di una revisione, perché occorre cominciare a pensare ad una micro-zonizzazione sismisca che avvenga in maniera puntuale sui territori, responsabilizzando pertanto i Comuni al fine di evitare le costruzioni sulle faglie sismiche attive o sulle scarpate a rischio.
Tra le tante preoccupazioni, troviamo alcuni esempi tra i palazzi costruiti su certi versanti, come a Capodarco di Fermo. Gli strumenti urbanistici comunali ci mettono in una condizione tale che più è inclinato il versante più si può andare in altezza, ottenendo un 15% in più di quella consentita. Ma le norme sismiche adottate per un altezza di quel genere e su un versante così inclinato sono effettivamente congrue e compatibili o risultano essere piuttosto forzature?
Nel regolamento edilizio regionale, a cui tutti si devono uniformare, è scritto come non si possa edificare su versanti che hanno una pendenza superiore al 30%. Resta l’interrogativo se per costruzioni di 12 metri, con pendenze del 27-28%, sia giustificato continuare ad applicare la norma antisismica del rischio medio o medio-basso, quando invece considerando le particolarità del territorio sia preferibile far riferimento alla nuova legge antisismica. Nel caso di specie, si potrebbe pensare ad estendere l’applicazione della legge n.61/1997 anche ad edifici che non hanno subito danni nel terremoto tra Marche ed Umbria.







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