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  Lunedì, 14 Settembre 2009

Protezione Civile: nel Fermano va forte

- Ma del suo funzionamento e della sua efficienza sono più preoccupati gli addetti ai lavori

Il corpo centrale del sistema è composto non da volontari, ma da personale in pianta stabile che fa questo di mestiere

di Daniele Maiani



Il terremoto dell’Aquila ha portato sotto gli occhi di tutti l’importanza che un apparato come quello della Protezione Civile ha nella vita sociale di una nazione. Purtroppo, l’utilità di questa organizzazione rivela la sua importanza in momenti veramente bui della vita di uno Stato o di un territorio, e quando tutto va bene nessuno si preoccupa più di tanto del suo funzionamento e della sua efficienza se non gli addetti ai lavori. Per fortuna di tutti l’Italia è fatta anche di gente in gamba e in questo campo abbiamo raggiunto standard qualitativi molto elevati e una rapidità di intervento, in caso di calamità, che fa onore a tutti gli uomini di questa organizzazione fondata, è necessario sottolinearlo, per la maggior parte sul volontariato.
E allora diamo un’occhiata da vicino al funzionamento del sistema Protezione civile italiano. Diciamo subito che il corpo centrale del sistema è composto non da volontari, ma da personale in pianta stabile che fa questo di mestiere: significa che al comando ci sono dei professionisti che fino al livello delle singole province monitorano 24 ore su 24 da centrali operative tutto il territorio nazionale, pronti a mobilitare i volontari se la situazione lo richiede. Poi, scendendo in profondità nel territorio, la palla passa ai volontari che dispongono di organizzazioni locali di pronto intervento, comprese centrali operative definite “dormienti” in quanto attivate solamente in caso di reale necessità.
Cosa fanno i volontari in caso di disastro su un particolare territorio? Tanto per cominciare, una volta attivati predispongono le aree di raccolta che dovrebbero essere state precedentemente individuate e rese note alla popolazione del posto per l’arrivo di tende, container, cucine, ospedali mobili che, nel caso delle Marche, sono tutti stivati ad Ancona; poi, all’arrivo delle colonne, cominciano ad operare con gli altri soccorritori.
Ora, si è parlato di disservizi durante il recente terremoto abruzzese. Vediamo dunque quali possono essere le cause che inceppano la macchina. Tanto per cominciare è un dovere del sindaco di ogni città far redigere i piani di emergenza, individuando le aree di raccolta della popolazione e dei soccorritori, segnalando il tutto con appositi cartelli e indicazioni; si dovrebbe poi portare a conoscenza della popolazione, in maniera capillare, l’esistenza e le modalità di applicazione del piano. Tutto questo è un lavoro lungo, meticoloso e impegnativo e non tutti i comuni del Fermano lo hanno fatto. Per legge non esiste in capo a un’amministrazione comunale un vero e proprio obbligo a redigere un piano d’emergenza, ma se questo non viene fatto la responsabilità in caso di un qualsiasi disastro ricade ovviamente sulle spalle del sindaco che non ha ottemperato. Nel nostro territorio il piano di Porto San Giorgio è stato il primo a essere attuato e, per la sua completezza, è stato proposto come linea guida per i piani degli altri paesi che ancora non l’avevano. E sulla base di tutto quello che a L’Aquila non ha funzionato c’è proprio la mancanza del lavoro a monte.
E ora alcune considerazioni invero amare: la prima è il constatare quanto sia facile vanificare un lavoro anche ben organizzato quando un ingranaggio, per “colpevole incuria”, non fa o fa male il proprio lavoro; la seconda è che se qualcuno sbaglia in questi casi non si rimettono soldi ma vite umane.
Concludiamo con un’altra informazione: pur augurandoci di non trovarci mai in emergenza e che tutti i volontari possano rimaner sempre a casa assieme alle loro famiglie, tuttavia c’è da dire che l’organizzazione della Protezione Civile delle Marche è considerata in Italia una delle più efficienti e in certi casi è d’esempio alle altre regioni per il lavoro di prevenzione, informazione, programmazione ed efficienza. Insomma, una realtà che per lo meno ci fa dormire sonni un po’ più tranquilli.






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