La gestione di un territorio si basa su politiche di lungo periodo e condivise
La Provincia è un’opportunità. Lo sentiamo ripetere da mesi. E da mesi ne discutiamo dalle pagine di questo periodico. Il momento del voto è alle porte, cinque anni dopo l’approvazione della legge istitutiva (n.147 dell’11 giugno 2004). Raccontare (ed analizzare) il terremoto in Abruzzo non ha significato soltanto ripercorrere i contorni di una tragedia che ha sconvolto l’opinione pubblica. Ha piuttosto configurato l’urgenza di una discussione più ampia sulla programmazione e sulla gestione complessiva di un territorio. Oltre l’emergenza. E da tutti i candidati, presidenti o consiglieri che siano, pretendiamo come cittadini, oltre ad un’etica, una consequenzialità nelle azioni.
Il paradigma sul quale abbiamo concentrato la nostra indagine mensile tocca varie prospettive. Chi guiderà il nuovo ente dovrà essere capace di aggregare, rinunciando alla propria faziosa iconografia. Dovrà concentrare la sua azione di governo sui problemi occupazionali, sociali, culturali ed infrastrutturali, ripartendo dal dialogo con i cittadini. Dovrà trasformare questa occasione istituzionale (che ai più, in questa fase recessiva, sembra l’ennesimo sperpero di risorse pubbliche) in qualcosa di tangibile.
Creare basi solide, imperniate su politiche di lungo periodo e condivise, significa garantire un futuro e una stabilità ad un territorio, il nostro, che non sembra essere così lontano (non solo geograficamente) dalla tormentata realtà abruzzese. Non siamo immuni, da qualsiasi forma di sisma.
La dolorosa esperienza dei nostri vicini, come quelle che abbiamo vissuto in prima persona nel 1997, devono insegnare a noi e a chi ci rappresenterà dal prossimo giugno che una coesione pragmatica - scevra da spot e demagogia di circostanza -, rappresenta uno strumento imprescindibile. Molto più di qualsiasi cartello elettorale.






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