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  Giovedì, 28 Luglio 2005

Leggere fa bene: parola di scrittore

- Leggere dalla parte di chi scrive, un parere che conta
Loredana Tomassini e Daniele Maiani



Cosa leggono gli scrittori? E cosa pensano di chi legge? E cosa fare per indurre la gente a leggere di più? Perché fa bene leggere? Abbiamo girato queste domande a tre esponenti di primo piano nel campo culturale e letterario espressi dal nostro territorio, ma la cui fama ne ha travalicato i limiti angusti: insomma, è gente che ci invidiano. A prima vista, il succo delle loro risposte ha del desolante: la gente legge poco e in estate men che meno.
O meglio, ci precisa Angelo Ferracuti, in estate si legge peggio, roba meno impegnativa. Lui, nelle sue tante vite di lettore, ricorda l’estate come un periodo forte di lettura. Oggi le distrazioni sono molte, e la gente spesso cede a passatempi più superficiali. Ferracuti no, chi acquisisce una così lunga abitudine alla lettura poi non ne può più fare a meno. Oltretutto lui lo deve fare anche “per lavoro”, legge sempre molto anche per necessità, ha tanti amici che scrivono e molti libri li deve anche giudicare, almeno da quando fa parte della giuria del Premio Volponi. Che ne pensa di un Bibliobus anche per gli adulti? Perché no? Tutte le iniziative che favoriscono la lettura sono benedette: noi italiani abbiamo il primato di essere gli ultimi in Europa, in quanto a numero di lettori. Come pure andrebbe favorito a livello istituzionale lo scambio fra chi scrive e chi legge, come avviene in Francia e in Germania. E se proponessero allo scrittore Ferracuti un incontro con l’autore negli chalet? Lo farebbe, lo farebbe, in Emilia Romagna è una pratica diffusa: del resto, dice, se uno scrive non lo fa solo per sé.
E passiamo ad un altro genere letterario: perché leggere un libro d’arte in estate? A risponderci, anche stavolta è il numero uno del settore, Stefano Papetti: dove c’è arte c’è lui. E quello che fa la differenza tra un libro normale e uno d’arte è che quest’ultimo si può assaporare anche con gli occhi. Però un problema c’è: i libri d’arte sono spesso pesanti, difficili da trasportare. Per questo motivo, il prof. Papetti ha sempre cercato di curare pubblicazioni facili da maneggiare. Per lui l’aspetto dominante deve essere quello divulgativo, che faccia poi venire la voglia di vederle quelle opere: ed ecco che la lettura può diventare lo spunto per organizzare un viaggio, una gita, la visita a un museo. E se anche lui fosse invitato a tenere una “lezione magistrale” in uno chalet? Nessun dubbio: “Vado ovunque, se mi invitano. Certo, bisogna avere il sesto senso di capire il pubblico che hai davanti, e la capacità di adattarsi alla situazione. L’approccio giusto può essere quello di parlare di argomenti inerenti il territorio, così catturi l’attenzione”. Un suo titolo da proporre sotto l’ombrellone tale da spingere a seguire un itinerario? L’ultimo figlio è sempre il prediletto: il catalogo della mostra di Rubens a Fermo, che contiene una serie di saggi molto diversi come stile, per cui si capisce come si possa scrivere di arte in tanti modi differenti. E poi è molto divertente, perché il dipinto ha avuto una storia molto travagliata, e si possono allargare interessi e itinerari: uno porta dritto a S. Pietroburgo, per vedere il modello preparatorio della tela. Certo, non è alla portata di tutti...!
E per finire, il nostro massimo esponente di letteratura per l’infanzia, il mitico Marco Moschini: cosa fare per abituare alla lettura i nostri pargoli? La pianta della lettura, dice, può attecchire e crescere se trova tre componenti: il divertimento, l’atmosfera adatta e la ricchezza di esperienze precedenti. Il divertimento è collegato all’affettività e all’emozione, e dipende dalla capacità dei libri di far da ponte tra la dimensione reale e quella fantastica. L’atmosfera adatta è il discorso dell’entourage culturale: l’amore per la lettura si impara da piccoli e si suggerisce dai primi mesi di vita, bisogna leggere storie ai bambini, perché ascoltare crea abitudine, aumenta l’attenzione e fa crescere il desiderio di imparare a leggere. Oltretutto, è un’esperienza piacevole sia per l’adulto che per il bambino e rafforza il legame affettivo. Del resto, la concorrenza è sleale: durante il periodo dell’infanzia, le ore passate davanti al televisore battono quelle passate a scuola: 14mila contro 11mila. Battaglia persa? No, basta puntare sulla qualità: genitori, perché non riprendere la sana abitudine di raccontare dieci minuti ogni sera delle storie ai bambini piccoli? E perché non farlo anche sulla spiaggia, magari in attesa dell’ora del bagno? E’ meno difficile di quanto sembri: basta puntare molto sul divertimento, sulla lettura come momento speciale.






maggio 2012
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