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  Giovedì, 28 Luglio 2005

I racconti dei miti di un tempo

- Intervista a personaggi del passato e i ricordi delle manifestazioni epiche



MITICA SANGIO
“Anni bellissimi, stagioni ed esperienze indimenticabili. Ci pensate? Eravamo riusciti a riportare Porto San Giorgio ai vertici della pallacanestro nazionale, Come nell’immediato dopo guerra, quando con un parco giocatori composto per 8/10 da cestisti locali centrammo insperati traguardi. Due romani, più i vari Marocchi, Malaspina, Urbani, Offidani, Gasparroni…che tempi, ragazzi”.
Elio Tomassini, storico dirigente della Sangiorgese Basket dei tempi d’oro, ci apre il suo libro dei ricordi e con un velo di commozione rinverdisce anche i più recenti fasti della mitica “Sangio” in A2. “Quel pubblico, che spettacolo. Caldo, passionale, quattromila anime fisse alla palazzetto per sostenere la squadra in ogni sua gara interna. Pensi che mi si telefonava a casa per chiedermi biglietti…a pagamento. Capisce ? Non gratis, come credo avvenga tutt’ora a tutte le latitudini. Ma erano altri tempi.”
Già perché non solo il basket, ma lo sport in genere oggi è decisamente cambiato. “Credo proprio di sì, sia tecnicamente che economicamente. Quanti stranieri, troppi. Sono stato consigliere federale per 18 anni e le mie battaglie, in Lega, erano proprio incentrare su questo tema, così come sul fatto che si potevano tesserare stranieri per tutto l’anno. Bastava operare il classico “taglio”. Oggi è anche peggio e chi il giorno prima ha difeso con te i colori della tua maglia, il giorno dopo rischi di trovartelo avversario. No, così non va bene. Tutto ciò nuoce allo spettacolo ed alla passionalità della gente. Per non parlare del danno che subiscono i nostri vivai…” (Uberto Frenquellucci)

I RICORDI DI GIORGIO CISBANI
“Sa quante volte e quante persone mi hanno detto… ah, se avessimo dato ragione a lei”. Se avessimo dato ragione a lui, se avessero dato ragione a lui, probabilmente oggi il territorio avrebbe una struttura sportiva polivalente in più. Non solo polivalente, ma anche poli comunale. E molte squadre, in primis quelle che giocano ai massimi livelli (vedi Premiata tanto per farla facile ma l’elenco ne può ben contenere altre) non dovrebbero pagare a loro discapito la mancanza di un luogo idoneo a ospitare il loro gioco quando questo gioco per definizione è “in casa”. E’ all’ex senatore Giorgio Cisbani che è stato più volte ripetuto quel “aveva ragione lei”. Perché fu anche Giorgio Cisbani uno di quelli che negli anni ’80 caldeggiò fortemente l’idea di far nascere a Campiglione di Fermo, più o meno dove attualmente c’è il campo sportivo di zona San Claudio, un’area dedicata allo sport. Un’area in cui, su più impianti, si potessero praticare tutti gli sport. Un villaggio sportivo di tutto il territorio perché alla sua realizzazione avrebbero dovuto collaborale, allora anche la provincia sembrava favorevole, le varie amministrazioni comunali.” Sono da sempre un sostenitore dell’unitarietà – spiega Cisbani – di porre fine a quell’ottica campanilistica e di guardare al territorio come un’unica grande città specie in quei settori come i lavori pubblici, dove le scelte delle amministrazioni debbono essere in funzione del territorio. E quella struttura sportiva – ricorda – poteva essere un inizio. Ma si sa, troppo spesso si pensa solo a guardare alle proprie mura.” A guardare e a fortificare le proprie mura. (Isabella Cardinali)

PICCOLO PAESE GRANDE CORSA
Storia vuole che gli strilloni di allora dicessero “piccolo Paese grande corsa”. In effetti, il Gran Premio del Lavoro, la cui prima edizione fu nel 1951, rappresentò davvero un grande evento sportivo. E se si considera che ad ospitarlo era Belmonte Piceno si capisce che, lo strillone di turno, non aveva tutti i torti. Tanti i campionissimi dell’epoca, dell’epoca del ciclismo eroico, nazionali e internazionali, che arrivarono nel piccolo comune del Fermano e lasciarono il segno con le loro prodezze sportive nella memoria di quanti, e ne erano davvero tanti, ebbero la fortuna di assistere alle corse. Numerosi anche gli aneddoti, i “retroscena” e le curiosità di questo Gran Premio – la cui storia si ferma nella prima metà degli anni ’70 - che si teneva ogni primo di aprile, e che coinvolgeva e mobilitava nell’organizzazione l’intero paese (i big venivano addirittura ospitati dalle famiglie del posto mentre i gregari alloggiati nelle scuole). A raccontarli Silvio Sebastiani, ex sindaco di Belmonte Piceno. “La prima edizione fu vinta da Bartali – ricorda Sebastiani – la seconda invece da Coppi. La terza da Gismodi, di Montegranaro, ma anche in quell’edizione Coppi fece parlare di sé. Fu quella volta, che per la prima volta, al suo fianco fu vista la “dama bianca”. Di questo Gran Premio, che nel 1971 diventò un premondiale , parlava tutta la stampa e arrivavano in tantissimi da tutta la Regione.” (i.c.)






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