La prima regione a puntare sull’ospitalità dell’albergo diffuso è stata la Sardegna, anche se le origini di questa particolare tipologia ricettiva vanno ricercate all’inizio degli anni ’80 nel Friuli post terremoto. Nelle Marche il primo esempio lo troviamo a San Leo, in provincia di Pesaro-Urbino, dove il turismo si limitava ad un semplice “mordi e fuggi”.
Cerchiamo di capire in cosa consiste questa originale formula. Si tratta, riportiamo testualmente, di “una struttura ricettiva ubicata nei centri storici dei Comuni, caratterizzata da unicità del servizio di ricevimento e di servizi comuni, per unità abitative in locali separati distanti non oltre 200 metri dall'edificio centrale”. Con un minor investimento rispetto a quello richiesto per alberghi e pensioni, le stanze vengono ricavate da edifici recuperati e non necessariamente collocate nella spazio principale della struttura. Un modello di riconversione e valorizzazione delle vecchie dimore, che non richiede alcuna concessione edilizia (è sufficiente l'autorizzazione alla ristrutturazione) e che anche nel nostro territorio, come ad esempio a Smerillo e Montelupone, ha iniziato ad ottenere riscontro. L’obiettivo, imprescindibile, resta quello di offrire al turista un’accoglienza completa, con una qualità indiscussa nel servizio, facendogli al tempo stesso respirare le tradizioni, le armonie architettoniche e le eccellenze enogastronomiche in un’unica, grande esperienza.






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