Agriturismo e country house sono termini entrati nel linguaggio comune da qualche tempo, anche se molti di noi si saranno chiesti quali siano le differenze tra queste tipologie di accoglienza.
Per dare una risposta sintetica ed efficace partiamo dal concetto di agriturismo, che è una parola tutta italiana, intraducibile all’estero. Non solo ma anche il significato di tale tipologia è un’esclusiva del Belpaese, dal momento che in tutti gli altri paesi la definizione di turismo rurale comprende tutto ciò che è riconducibile al turismo in campagna.
In Italia la differenza tra country house e agriturismo è sostanziale, ovviamente dal punto di vista della gestione. L’agriturismo può essere esercitato soltanto nell’ambito di un’azienda agricola, può ospitare nelle proprie stanze non più di 35 persone e non più di 70 nella ristorazione. Il limite della ricettività viene innalzato a 50 nel caso di aziende poste all’interno di aree svantaggiate o aree protette, tipo parchi e riserve naturalistiche. Nella ristorazione il limite è innalzato a 90 persone se per il menù viene utilizzato almeno il 50% delle materie prime prodotte all’interno dell’azienda. Nei restanti casi la percentuale minima è del 35%, che scende al 25% nel caso di aree protette e zone svantaggiate. Il 20% dei prodotti utilizzati può provenire dalla grande distribuzione, mentre il resto dei prodotti deve essere acquistato necessariamente da aziende agricole regionali. Interessante e rigida è la normativa per vino, olio e miele che deve essere prodotto al 100% dal territorio regionale. Dal punto di vista fiscale l’agriturismo segue la normativa dell’azienda agricola e il proprietario ha la possibilità di scegliere tra regime ordinario o forfettario.
La country house ha meno vincoli ed è un’azienda turistica, commerciale, a tutti gli effetti. Non ci sono limiti nella ricettività e l’unico limite nella ristorazione, come previsto dalla Legge Regionale n, 3/2002, è l’utilizzo di almeno il 70% di prodotti locali o tipici acquisiti direttamente presso aziende agricole dalla regione, con preferenza per le DOP, IGP, STG, DOC, DOCG, IGT, dei prodotti tradizionali e dei prodotti biologici.






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