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  Giovedì, 26 Maggio 2005

Belli sì, ma anche con la testa

- O sei bello o sei out: i tempi vanno così. Che fare?

Basta equilibrio. Al successo non si può sacrificare tutto




La bellezza, il mito del nostro tempo. Per essa si sarebbe disposti a sacrificare tanto, i giovani soprattutto. Del resto la società della comunicazione regge oggi sul mito della bellezza e dei corpi mozzafiato. In molti ci cascano, e qui sta il vero business.
In questo numero ci occupiamo della bellezza “a tutti i costi”, e del come tentare di raggiungerla. Sentiamo i vari mondi dove la bellezza è seguita, suggerita, garantita: i centri benessere, le beauty-farm, le palestre, i centri di chirurgia estetica.
Sentiamo anche cosa ne pensa della storia chi, già bello del suo, ha raggiunto il successo e guarda intorno le tante imitazioni del mercato, ragazzi abbindolati dal mito del successo facile, tanto caro alla società trine-merletti-piagnistei creata ad arte (e a business) dalla coppia Costanzo-De Filippi.
E’ fin troppo ovvio dire che essere belli aiuta ma non è tutto, che in questa società trionfa il mito dell’esteriorità, che se non sei bello dove ti presenti, ma una riflessione sul falso che impera in questa società dell’apparire è pur bene farla.
Ecco perché abbiamo voluto sentire un po’ tutti, lasciando poi alla riflessione di ognuno quello che ritiene più opportuno, on senza però fare alcune riflessioni tutte nostre. Anche queste ovvie. Parlano di non esagerare, di tenere tutto entro una logica, che dovrebbe essere quella del benessere fisico innanzitutto, prima ancora della bellezza costruita e fine a se stessa.
Preoccupa, ad esempio, il ricorso sempre più frequente, ed a volte sconsigliabile, alla chirurgia estetica, dove con i ferri del chirurgo si vuole correggere la natura che, piaccia o no, così ci ha fatti. Il consiglio, e qui dà man forte lo psicologo, è di stare attenti alle controindicazioni ed ai pericoli: per quel che si guadagna, c’è sempre, difatti, un equilibrio che va ad alterarsi.
Morale: come sempre si sente out chi non è bello. Nella società dell’apparire va così. Dobbiamo soltanto educare a fare distinzione fra ciò che serve, ed è utile, e ciò che è superfluo. E’ anche un segnale di scadimento di una società opulenta ma in crisi, che tutta presa a farsi bella e a divertirsi, non si accorge che i valori veri affievoliscono.
Non vogliamo scadere nello stucchevole. Siamo però convinti che un attimo di riflessione non guasterebbe. Come non guasterebbe un tot di tivvù in meno, meno reality, meno fiction, meno Costanzo, meno Vespa. La società vera, grazie a Dio, non è quella delle Leccio e dei Costantino. Dite: intanto loro sono famosi e fanno i soldi. E più cazzate dicono e più i ragazzi mandano sms. Segno dell’epoca. Siamo sempre in tempo a riaverci dalla stupidità.
Insomma: belli sì, siamo d’accordo, ma con la testa.






gennaio 2012
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