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  Giovedì, 26 Maggio 2005

Quando sul serio era la “festa del lavoro”

- La Società Operaia, custode di una tradizione che ha fatto la storia



Abbiamo chiesto alla Società Operaia di Mutuo Soccorso di Fermo di illustrarci i significati che sono alla base della ricorrenza del 1° maggio visti nell’ottica di un sodalizio, come la Soms, che opera da oltre 140 anni.

Dopo le grandi motivazioni che hanno accompagnato le generazioni passate, dalla ricostruzione nel secondo dopoguerra al femminismo, alla ventata rivoluzionaria del ’68 era forse logico aspettarsi una fase di riflusso: che al tempo degli eroi - sia pur segnato da mille contraddizioni - seguisse quello degli scettici. Eppure vi sono dei momenti fissati dalla storia che, se pure corrono il rischio di essere banalizzati nel loro significato più vero, riflettono valori sempre attuali. E’ il caso della Festa del lavoro. La data del 1° maggio fu scelta per ricordare un massacro proletario avvenuto negli Stati Uniti il 1° maggio del 1886; oltre 100 anni sono passati e, da allora, molte sono state le conquiste che i lavoratori hanno ottenuto, grazie anche ad associazioni come le Società operaie. La Soms di Fermo, presieduta da Mila Basili dal 1998, ha festeggiato lo scorso anno il 140° dalla fondazione; fu costituita il 14 marzo 1864 intorno ad una condivisione di valori e sentimenti di fraternità e di umana solidarietà, che trovavano una sintesi ideale nella formula del Mutuo Soccorso e nella consapevolezza che il disagio dei singoli tocca l’intera collettività. Per la Soms fermana fu una priorità immediata garantire istruzione ai propri associati, uno strumento fondamentale per comprendere la realtà e rendere esigibili i propri diritti: scuole serali per adulti, conferenze culturali, la Biblioteca popolare circolante e i corsi estivi gratuiti per i figli degli operai furono tra le prime iniziative dell’associazione, che arrivò ad attivare anche una Banca Cooperativa Operaia che concedeva prestiti d’onore. Non solo idealmente vicina ai lavoratori, l’associazione ha espresso in tutti questi anni - segnati da profondi cambiamenti nella struttura sociale, ma non tanto diversi nei bisogni espressi - un appoggio materiale ed uno stimolo culturale. La realtà fermana non fu una caso isolato. Una vera e propria rete associativa si sviluppò in quegli anni tanto che ad oggi sono una ventina, oltre quella fermana, le Soms che incidono nelle province di Ascoli Piceno e Fermo (Amandola, Castignano, Cupra Marittima, Falerone, Montegiorgio, Ortezzano, Porto San Giorgio, San Benedetto, Torre di Palme) e in quella maceratese (Camerino, Civitanova Marche, Colmurano, Corridonia, Crispiero, Gagliole, Matelica, Monte San Martino, Penna San Giovanni, Pollenza, Monte San Martino, Porto Potenza Picena, Recanati).






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