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  Giovedì, 26 Maggio 2005

Contrastare la precarizzazione

- 1° Maggio, Festa del Lavoro
Alessandro Sabbatini



Primo maggio, la festa del Lavoro. Ma è vera festa? Parliamo con Alessandro Pertoldi, Responsabile delle politiche sociali della Segreteria provinciale CGIL. “La situazione non è rosea. Sono passati più di due anni dall’emanazione della legge 30 e più di tre dal decreto legislativo che ha liberalizzato il contratto a termine – spiega Pertoldi - ed è sicuramente tempo di bilanci, ma soprattutto è tempo di dare corpo e sostanza a un’idea diversa di mercato del lavoro: quali diritti, quali nuove tutele in un mondo che è cambiato e, per quanto riguarda il nostro paese, è profondamente peggiorato? I fatti parlano chiaro, l’occupazione di qualità, lo sviluppo, la stessa coesione sociale non sono possibili se si scommette su un modello basato sulla riduzione del costo del lavoro e dei diritti. Il messaggio per cui meno diritti vuol dire meno costi, più forme contrattuali precarie vogliono dire più facilità di scelta e più facile governo dell’impresa, si è dimostrato un frutto avvelenato”.
Come reagire a questa situazione?
“Lo diciamo chiaramente: va cancellata l’intera filosofia della legge 30, vanno cancellate tutte le norme che precarizzano il rapporto di lavoro e favoriscono l’impoverimento dell’impresa; vanno cancellate tutte le norme che indeboliscono la contrattazione collettiva. Conseguentemente sono necessarie nuove disposizioni, più avanzate che garantiscano la centralità del contratto di lavoro a tempo indeterminato, della contrattazione collettiva e del diritto alla formazione per tutto l’arco della vita”.
Quali sono, concretamente, le proposte della CIGL per superare la crisi?
“E’ fondamentale riconoscere al lavoro la sua fondamentale funzione sociale. Per far ciò occorre allargare l’area delle tutele, dei diritti economici e sindacali. Questo non si può fare con qualche aggiustamento, ma solo con una sistematica riforma che scommetta su un rapporto corretto tra sistema pubblico e soggetti privati; su una politica di contrasto al lavoro nero e all’economia sommersa attraverso un forte ripensamento delle norme connesse ai servizi ispettivi. La CGIL avanza proposte specifiche ed articolate che possono essere suddivise in tre grandi “capitoli”. In primo luogo come dare nuovamente centralità al contratto subordinato a tempo indeterminato, portando ad un’unità il mondo del lavoro attraverso una nuova definizione di “lavoro economicamente dipendente”, razionalizzando le diverse tipologie atipiche, combattendo un’eccessiva frammentazione dell’impresa. Secondariamente come estendere e universalizzare diritti e tutele, (anche economiche) nel lavoro; infine come garantire un efficace ruolo del pubblico nel governo dell’incontro domanda e offerta di lavoro, nel contrasto all’economia sommersa, nella promozione dell’inserimento di soggetti svantaggiati, senza ridurne salario e diritti. La sfida che la Cgil oggi propone è una sfida per la centralità della buona, piena e sicura occupazione”.






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