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  Giovedì, 26 Maggio 2005

C’è ancora la Festa del Lavoro?

- Primo Maggio. Un tempo ricorrenza piena di contenuti e di valori sociali

Fra ricordi e contrasti sociali, con l’augurio di rimettere il lavoro al centro del dibattito

Giovanni Martinelli



La domanda non è stupida. E’ ancora Primo Maggio? Cioè: ha ancora senso festeggiarlo?
Ricordo quand’ero ragazzino la festa che era festa. Si andava “a merenne” fuori porta in famiglia e con gli amici. A migliaia. Auto ce n’erano poche, i soldi di meno visto che il boom non era ancora arrivato. Eppoi il Primo Maggio della politica. Le bandiere rosse dappertutto, le vecchie trombe “Geloso” che gracchiavano dall’alba fino a sera i canti dei lavoratori.
Eppure nulla dava fastidio, ahce se eri dell’altra parte. Perché la festa dei lavoratori era la festa di tutti. La festa di una conquista di dignità passata attraverso secoli di lotte e di affrancamento, che anche nella nostra zona (basti pensare alle Leghe di miglioramento d’inizio secolo scorso) aveva avuto il suo peso e la sua presenza.
Quel mondo oggi non c’è più. Il Primo Maggio delle gite fuori porta, dei canti dei lavoratori, della politica dei lavoratori, è solo un ritratto oleografico di un tempo trascorso che quasi quasi stona con il tempo che viviamo.
Ecco, per questo, la domanda: ha ancora senso la festa del lavoro? Noi siamo per la risposta affermativa, soprattutto in questo momento di forte crisi economica e di paura per il futuro dei posti di lavoro. Avrebbe maggior senso, come tutte le cose di oggi, se anche i giovani venissero preparati a capire i motivi di questa festa internazionale, una delle poche che nel mondo sottolinei un comun denominatore che va oltre la politica e gli schieramenti: il lavoro come bene di tutti.
In questo numero abbiamo fatto due piccoli viaggi attraverso due eventi significativi di questo periodo: il 25 aprile a, appunto, il Primo Maggio. Per il 60.o anniversario della Liberazione ci siamo limitati a testimoniare quei giorni attraverso la memoria dei protagonisti e chi chi, oggi, quella memoria custodisce. Con un semplice scopo: non far dimenticare sì, ma riattualizzare i valori fondamentali che quella data testimonia, che sono la forte ricerca della pace, della solidarietà sociale, di un progresso costante senza guerre, senza divisioni, senza ideologie.
Per la festa del lavoro abbiamo fatto di più, girando fra i racconti del Primo maggio di una volta, e la realtà attuale del mondo del lavoro. Perché non sarebbe giusto, soltanto perché è festa, non parlare dei problemi del mondo del lavoro. I problemi presenti, pesanti soprattutto in prospettiva.
Abbiamo per questo raccolto quale riflessione sul campo fra chi il lavoro ce l’ha, ed ha paura che diventi precario, e chi il lavoro lo cerca e lo vede sempre più lontano.
La festa del lavoro ha dunque senso se sappiamo renderla attuale, vivendo del presente e non dei ricordi di un mondo che (sono il primo a rammaricarsene) non c’è più, e che non tornerà più. I ricordi patinati di quando comitive in bicicletta andavano cantando, alla faccia della povertà e della fame, a far merenda sui prati in un giorno di pausa dal lavoro sono finiti. Mai una società come la nostra poteva cancellarli così in fretta e così brutalmente.
Ma il mondo del lavoro esiste, con tutti i suoi problemi. Facciamo in modo di non dimenticarlo e ridiamo senso ad un confronto sociale non urlato che al centro tenga gli interessi della gente. Questo è il Primo Maggio che ci piace.






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