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  Martedì, 08 Febbraio 2005

Una politica delle imprese e per le imprese

- Gli organismi al sostegno del calzaturiero

Il delicato ruolo per la crescita imprenditoriale




COICO
(Comitato di Indirizzo e Coordinamento del distretto)
PAOLO PETRINI, presidente
Lo scenario commentato da Petrini è quello di una forte trasformazione, generata dalla pressione competitiva esistente. Una spinta che genera un altrettanto forte selezione delle aziende, attraverso la quale si può già intravedere quale sarà il futuro: un distretto con minori aziende ma più grandi, più organizzate e più competitive, con un numero di occupati molto più qualificato. Strategia del COICO è quella di un movimento multidirezionale. “Abbiamo chiuso una fase di bandi, in cui sono stati approvati progetti per un valore complessivo di circa 2.500.000 euro, in materia di internazionalizzazione, ricerca, tracciabilità del prodotto con una politica più attenta al valore e all’immagine della produzione locale”. Una politica delle imprese e per le imprese che deve obbligatoriamente andare verso aggregazioni, fusioni, coalizioni e alleanze.
Altro aspetto fondamentale è quello di una maggior iniezione di intelligenza e di conoscenza: “Fino ad oggi abbiamo assistito ad una elevata quantità di fondi per la formazione che non ha lasciato molte tracce. Di solito i centri di formazione intercettano le risorse e solo successivamente progettano il da farsi. Noi cerchiamo di rovesciare questo paradigma, creando le condizioni per puntare all’eccellenza attraverso una ristrutturazione dell’offerta formativa”.
Il destino? “Resto convinto che sia nelle nostre mani, soprattutto nelle mani degli imprenditori che devono acquisire una conoscenza diversa rispetto al passato. Oggi da soli non si va da nessuna parte. Le collaborazioni devono diventare più definite e formalizzate, che arrivino, perché no, anche fino alle fusioni”.
“Stiamo lavorando – conclude – anche alla carta di identità elettronica per il Made in Italy, proponendoci di far sì che il prodotto scarpa italiano sia assolutamente riconoscibile da parte dei consumatori. E oltre a fare protezione, si riuscirebbe anche ad innescare un meccanismo di auto alimentazione finanziaria per fare poter promozione”.
Info: tel. 0734/223026

Co.S.I.F.
(Consorzio di Sviluppo Industriale del Fermano)
MARIO NOBILE, direttore
Più che sciolinare dati e valori sulla tendenza, Nobile fa riferimento alla piccola e media impresa, quella maggioranza di settore che non ha investito sul marchio, sulla commercializzazione, su quelle aree di attività che rendono nel medio/lungo termine. “La domanda che dovremmo inizialmente porci è quante delle circa 4.200 imprese del distretto Fermano/Maceratese abbiano la capacità commerciale delle grandi. I dati che preferisce commentare sono quello di uno studio dell’ARMAL (Agenzia Regionale Marche Lavoro) sulla distribuzione delle imprese del distretto in classi dimensionali: “L’11,4% di queste aziende risulta con 0 addetti (impresa del titolare), il 33,2% con 1-2 addetti, il 33,9% con 3-9 addetti, il 19% con 10-49 addetti, il 1,7% con 50-99 addetti e lo 0,8 % con 100-499 addetti. Sono cifre del settembre 2002, ma come dato significativo abbiamo che la maggior parte delle imprese ha una piccolissima organizzazione”.
Il momento richiede soluzioni. “Siamo andati a proporre due progetti che vanno in una direzione positiva per le imprese. Il primo, di 250.000 euro, riguarda la produzione di una scarpa ecologica. Abbiamo coinvolto 7 imprese calzaturiere, 1 impresa di stampi, 1 di compound termoplastici e 1 di pelli ecologicamente compatibili. Vogliamo creare un marchio commerciale in cui è previsto un disciplinare di produzione di una scarpa che sia assolutamente ecologica. L’idea è quella di impegnarsi nel post vendita, con il disassemblamento del 10-20% di queste calzature, per utilizzare i materiali nel riciclato, ad esempio come concimi. Il progetto pilota vuole determinarne la convenienza economica”.
L’altro progetto punta all’infrastrutturazione di una banda larga, con una portata di 150 megabit al secondo. L’Italia, conclude Nobili, è un paese trasformatore, non ha materie prime. Le importa, crea e poi esporta prodotti finiti. Ecco perché occorre colmare tutti i gap tecnologici.
Info: tel. 0734/605373

CNA
(Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa)
MARIA DÉSIRÉE BASILI, direttrice sede zonale di Fermo
Nessuna ricetta magica all’orizzonte, inutile illudersi. Piuttosto, sottolinea la Basili, la necessità più impellente è tutelare l’intera filiera. “Anche nel caso di una ripresa, là dove magari il ‘marchio’ riuscisse a vendere, se il famoso Made in Italy non dovesse riguardare tutta la produzione il nostro distretto non ne trarrebbe alcun giovamento. Abbiamo molto contoterzismo e la delocalizzazione ha riguardo soprattutto le piccole realtà”. Un discorso, quello del Made in Italy, sempre posto in primo piano dalla CNA. “Adesso è un po’ tardi, tanto che tutti stanno cominciando a parlare di riconversione. Ma anche questa non può essere lasciata al caso. Non ci si può riempire la bocca con turismo, agroalimentare, ecc. Non è possibile immaginare che quasi 3.000 imprese possano cambiare in corsa obiettivi e convertirsi, ad esempio, alla ristorazione! Occorrerebbe una politica economica seria, con un’indagine approfondita del territorio e veicolarne la sua riconversione. Basta studiare quello che è accaduto in altri distretti prima di noi. Pensiamo all’Emilia Romagna, dove il distretto calzaturiero va alla grande. Non è alquanto strano?”.
Il distretto come valore aggiunto, quindi. Un ambito dove le informazioni circolano velocemente e dove si possono creare economie di scala. “Se le aziende riuscissero a mettersi tutte in rete, l’innovazione e la ricerca potrebbero influire a cascata anche sull’impresa più piccola. Il processo finora è stato sempre spontaneo, ma è giunto il momento che venga gestito attraverso una politica economica ben definita, altrimenti si creeranno più danni di quelli creati dalla delocalizzazione”. E le cifre, sempre loro, parlano chiaro: il 12% delle imprese iscritte nel 2004 nella Commissione Provinciale dell’Artigianato (ancora aggregata) riguarda il settore moda, che nelle attività cessate raggiunge però il 20% del totale.
Info: tel. 0734/600288 - www.cnapicena.it

SCAM
ALBERTO VOLONTÈ, presidente e a.d.
La speranza è che nel 2004 si sia veramente toccato il fondo, anche se il nuovo anno si è aperto con l’annullamento delle quote di importazioni delle merci cinesi, peraltro già precedentemente aggirate. Un impatto, ci spiega Volontè, che ha reso il nostro mercato più permeabile. Ma esistono comunque fattori che hanno consentito al mercato locale di mantenere ancora una propria validità, come la qualità del prodotto e del design, il gusto che sicuramente non manca ai produttori marchigiani. Impossibile però concorrere sui livelli del prezzo.”Da un test che stiamo conducendo, abbiamo riscontrato come 3 paia di scarpe di produzione cinese possono essere pagate anche 23 euro complessivi, con un costo medio di meno di 10 euro al paio. Qui in Italia neanche un paio di fondi riusciamo a produrre a quelle cifre”. Le imprese meglio organizzate hanno mantenuto le loro quote, conquistando anche qualche lieve segno positivo. Ma, avverte, non siamo in presenza di una ripresa diffusa, quanto di azioni a macchia di leopardo.
Stimare i danni è impresa di estrema complessità: “A fronte di una contrazione dei consumi a livello mondiale e di una maggiore attenzione al fattore prezzo, purtroppo il calzaturiero in questi ultimi tre anni ha subito vistosissimi cali. Sappiamo che i dati dell’ANCI parlano di quote del 2003 a livelli di vent’anni fa come numero di paia prodotte”.
Una crisi che investe la stessa SCAM. “Abbiamo alle spalle un triennio tra i più bui, con una serie di problemi di carattere finanziario. Nel 2004 abbiamo avviato un piano di rilancio molto faticoso e stiamo cominciando a vedere i primi risultati di ripresa di quello che è il nostro core-business, e cioè l’attività di laboratorio prove a supporto e a sostegno del settore. In questo intricato contesto abbiamo subito la crisi: ad una minore produzione è corrisposto infatti un minor ricorso ai nostri servizi”.
Info: tel. 0733/829108-09 - www.scamsrl.com

UIF
(Unione Industriali del Fermano)
ENRICO PANICCIA’, presidente Giovani Imprenditori
Enrico Paniccià, anche lui calzaturiero, traccia alcune linee guida da percorrere. “Siamo di fronte ad una crisi strutturale e non più congiunturale del settore calzaturiero nel nostro distretto - precisa - Ci sono imprese che riescono a crescere ed altre in difficoltà. Spesso le nostre aziende hanno una vocazione principalmente indirizzata verso la produzione, a discapito della commercializzazione. Alcune, che da anni hanno indirizzato i loro sforzi verso il rafforzamento del marchio e della rete commerciale, stanno raccogliendo i frutti del loro operato e riescono ad andare contro tendenza. Altre realtà hanno imboccato la strada del licensing ed oggi crescono nonostante le difficoltà del settore”.
“Occorre allora essere determinati e percorrere strategie innovative che portino le nostre aziende sempre più sul mercato globale e sempre più ‘customer oriented’. Il nostro distretto è riconosciuto a livello mondiale come il più importante per il settore calzaturiero. Le condizione esterne sono cambiate ma è compito nostro far tesoro delle competenze produttive che tutti ci riconoscono e allo stesso tempo adottare nuove strategie di marketing per rimanere e crescere nei mercati internazionali”.
“Convinti oggi più che mai che formazione e cultura d’impresa sono le leve fondamentali per sviluppare innovazione di prodotti e di processi - conclude - il Gruppo Giovani Imprenditori UIF si è occupato lo scorso ottobre della Gestione dei Marchi in Licenza, a novembre di Internazionalizzazione e Rischi Cambio, a dicembre di CRM e Micromarketing e il prossimo 11 febbraio di ‘Passaggio Generazionale e Gestione Manageriale’ con un importante convegno organizzato in collaborazione con il Comitato Regionale Giovani Imprenditori”.
Info: tel. 0734/22811






gennaio 2012
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