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  Martedì, 08 Febbraio 2005

La qualità come unica strategia

- L’opinione dell’imprenditore Marino Fagiani
Cristina Traini



Gli effetti della crisi? Si vive male, occorre cercare di fare cose sempre diverse, creando delle esclusive che partano dalla propria azienda. Parola di Marino Fabiani, titolare dell’omonimo calzaturificio di San Marco alle Paludi, attivo da 26 anni. “Anche negli accessori c'è una concorrenza spietata, che viene dai paesi come Turchia e Cina. Reinventarsi è l’unico modo per rimanere sul mercato”.
Un’azienda con 30 dipendenti interni e 20 esterni collaboratori, organico ridotto (unitamente a voci di spesa come la pubblicità) a causa delle difficoltà del settore, con il lavoro sceso dall’anno 2002 del 35-40%. “La gente oggi non può spendere 300/400 euro per una scarpa e si accontenta di un prodotto ad un prezzo più contenuto. Il nostro mercato è quello mondiale, con un prodotto di fascia alta venduto nelle boutique di Russia, Inghilterra, Sud Africa, Polonia, Bulgaria. Ma la mia tipologia di calzatura, molto ricercata, può essere considerata superflua in questa fase, facendo scendere così ordini e vendite. La gente pensa prima alle esigenze primarie e poi agli accessori. In Italia stiamo lavorando pochissimo: dal '79 all'88 il mercato era al 100% italiano, dall'88 al 98 al 50%, dal 98 al 2002 la produzione era del 10%, mentre dal 2002 a oggi si è mossa sul 5%”.
La strategia più efficace? “Fare in azienda prodotti perfetti, dalla lavorazione ai materiali, ed una ricerca spietata di cose esclusive nella forma, nel tacco e nel pellame. Si deve puntare sulla qualità”.
Prima della crisi l’intero anno era scandito da un’attività costante, mentre oggi ci si ritrova a lavorare tanto soltanto in alcuni periodi, al punto da dover mettere (1 mese per ogni stagione) in cassa integrazione i dipendenti. “Dalla fiera di Mosca sono arrivati tantissimi ordini ed oggi mi trovo costretto a dover trovare gente che mia dia una mano per la produzione. Ma l’aspetto allarmante è che a questi picchi si alternano periodi di inattività”.






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