Nel bailamme di riflessioni e strategie sulla crisi del calzaturiero, si fanno sentire anche accessoristi e fornitori. Dal quadro, oltre ad una convergenza sulle cause scatenanti, emergono due distinte situazioni: da un lato chi non smette di operare nel e per il territorio, dall’altro chi si è subito indirizzato su altri mercati, restando coinvolto soltanto marginalmente dal crollo delle commesse.
RIMETTERE IN MOTO LA CREATIVITA’
Un protagonista delle cronache locali è senza dubbio Gianni Santini, titolare della Base up Italy Srl e presidente degli accessoristi della UIF. La sua azione contro la contraffazione sta colmando uno dei maggiori vulnus del settore: la tutela del marchio. “Il messaggio che deve passare è che il mio progetto è uno strumento a disposizione dei calzaturieri per recuperare una parte della perdita della propria produzione, dovuta alla contraffazione e non alla competitività. Il costo dello sviluppo del prodotto grava tutto sulle aziende italiane, senza la contropartita della produzione”. “Ho voluto dimostrare – prosegue – che come in altri settori merceologici c’è la possibilità di brevettare le proprie idee, facendo innanzitutto dei contratti in esclusiva con i modellisti. Questo primo passo permetterebbe di avere una moltitudine di idee nuove, rimettendo in moto la creatività, la nostra dote più grande”.
Gli effetti? “Se esce una calzatura cinese simile in parte o in tutto alla nostra, congiuntamente potremmo intervenire e sequestrare prodotti nei negozi, togliendo di fatto le scarpe contraffatte dagli scaffali. Soltanto questo può spingere la concorrenza a muoversi in maniera ‘pulita’, pagando gli stilisti. E’ un progetto ad ampio raggio, che si sta sviluppando per fasi. La prima è quasi terminata con la fiera di Bruxelles, organizzata per i cinesi, dove abbiamo effettuato dei sequestri. Per la seconda fase, in accordo con dogane e guardia di finanza, stiamo cercando di creare una banca dati con i prodotti sequestrati. Questo permetterebbe di bloccare la merce direttamente nei container che arrivano in Europa, con il sequestro diretto anche nei negozi e nei supermercati”.
L’obiettivo, dunque, è quello di denunciare e isolare a livello economico modellisti, stampisti e aziende che commerciano prodotti contraffatti. “E’ un’opera di moralizzazione. Non voglio infierire su qualche categoria, ma contrastare le “mele marce” che stanno piegando un’intera regione ”.
Una battaglia che deve coinvolgere tutti i soggetti in gioco, puntando al contempo sul cambio generazionale e l’innovazione. “Il marchigiano è normalmente diffidente sulle capacità del proprio figlio e questo non facilità un ricambio. L’innovazione è quella ventata di novità, il non aver paura del nuovo ma anzi sperimentare, passando per nuove strade”.
DELOCALIZZAZIONE? NO GRAZIE
Crisi evidente per la calzatura. E’ questo il resoconto del 2004 per la Antonelli Romeo Srl di Monte Urano. “Il lavoro è diminuito - ci spiega il titolare Massimiliano - quello che resiste deve essere fatto con prezzi molto ridimensionati. Le spese aumentano, soprattutto considerando che i nostri materiali provengono da paesi come Austria e Germania, con una conseguente ascesa dei prezzi”.
E’ l’insicurezza a far da padrona. “Una volta di questi tempi avevo già gli ordini in mano, mentre oggi mi ritrovo con presunti ordini che vengono disdetti o modificati. Siamo così costretti ad apportare le modifiche richieste dalla clientela, con più spese di manodopera, modifiche che si tende sempre a far rientrare nel prezzo di partenza”.
Diverse le strategie praticabili, come la riduzione degli straordinari, cercando di compattare un po’ di più il costo della manodopera, e la ricerca di materiali alternativi o meno costosi, cercando sempre di mantenere il prodotto qualitativamente all’altezza. “La qualità è sicuramente una componente fondamentale per essere competitivi e noi ne faremo un punto di forza, insieme a professionalità ed esperienza”. Sull’ipotesi di una delocalizzazione dell’azienda, Antonelli è tassativo: “Non ci interessa. Qui c’è molta manodopera specializzata e il lavoro che facciamo deve essere controllato in ogni fase, va fatto qui. Quello che mi interessa è fornire il cliente con più servizi e prodotti in modo che possa lavorare meglio insieme a noi”.
La convinzione è che continuerà ad esserci lavoro nelle fasce di alta qualità, con il mercato di massa destinato ad altre nazioni. “Contemporaneamente, mi sto orientando verso altri settori. Il tentativo è quello di utilizzare ciò che abbiamo senza grandi investimenti. Altro ramo, oltre a fustelle e stampi, sarebbero gli accessori, sempre per una scarpa di ‘grande firma’. Al momento, per il prodotto di qualità si cercano ancora accessori fatti in Italia. La speranza è che queste esigenze non si spostino altrove”.
LAVORARE SULLA QUALITÀ E NON SENTIRSI MAI ARRIVATI
Renzo Santoni, titolare dell’omonima ditta di accessori per calzature e pelletterie di Montegiorgio, analizza l’incidenza della crisi sulla propria attività, piuttosto limitata rispetto ad altre realtà del territorio. “Ciò dipende dal fatto che la Santoni Srl realizza un prodotto di qualità elevata, lavorando principalmente per il mercato estero e cercando sempre di differenziarsi ”.
Nel panorama calzaturiero locale, quali sono i problemi e le risposte per superare la crisi? “Chi faceva il prodotto di bassa qualità ha serie difficoltà a contrastare la concorrenza cinese. Una soluzione in tale contesto può essere il pronto moda: se si ordinano 3.000 paia di scarpe in Cina la consegna avviene, mettiamo, dopo 60 giorni. E magari bisogna pagare in anticipo. Conviene quindi comprare qui da noi, con consegna immediata e pagamento dilazionato. Il pronto moda vuol dire realizzare sondaggi, campionari ed in base ai risultati produrre con il rischio di rimanenze di magazzino, ma con la possibilità di sopravvivere. Questa è una strategia per quanto riguarda il discorso “bassa qualità”, l’altra soluzione secondo me vincente è puntare sull’articolo di qualità, cambiando il target di produzione. Va inoltre modificato l’approccio al lavoro. Oggi non è più possibile per l’imprenditore stare le sue tranquille otto ore al giorno in azienda. E’ necessario sacrificarsi, dare tutto per la propria attività ed essere sempre pronti a cogliere gli imput che vengono dal mercato. Per battere la concorrenza cinese si devono utilizzare rapidità ed ingegnosità e non bisogna mai sentirsi arrivati, chi si siede è perduto”.
FUTURO PER POCHI IMPRENDITORI PREPARATI
Anche lo Scatolificio Nuova Sifa Srl, con sedi a Francavilla d’Ete ed a Mogliano, ha risentito marginalmente della crisi, come ci spiega Fausto Ilari, responsabile d’azienda. “Lavoravamo per i calzaturifici soprattutto agli inizi degli anni ’90, poi il fatturato dell’azienda verso il comparto calzaturiero della zona è diminuito sensibilmente fino a rappresentare oggi non più di un 10%. Ci siamo rivolti verso altri settori, come quello mobiliare, alimentare, ecc. Oltretutto la nostra azienda ha raggiunto una dimensione tale da consentirci di lavorare per aree più vaste rispetto alla zona fermano/civitanovese”. Che futuro si prospetta? “Dal mio punto di vista la situazione è precaria per chi non ha un marchio, un prodotto identificabile sul mercato. Noi continuiamo a servire aziende affermate e serie perché queste resistono alla crisi. Il futuro è quindi riservato ad un numero minore di aziende ma sicuramente più qualificate e caratterizzate da un’imprenditorialità lungimirante”.






/