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  Giovedì, 27 Gennaio 2005

Fattori di dipendenza

- I tanti perché che inducono al fumo
Dott. Renato Vignati (Psicologo Psicoterapeuta)



I recenti provvedimenti riguardanti la tutela dei non fumatori, ripropongono la problematica della dipendenza da sostanze e dei fattori che favoriscono la diffusione di questo fenomeno, specialmente tra gli adolescenti e i giovani.

Nell’ambito delle dipendenze, si è ormai consolidato lo studio scientifico degli elementi causali che entrano in gioco nel determinare la condizione di fragilità dell’adolescente nei confronti delle diverse sostanze psicoattive.
Così, riguardo alle sostanze, sono note le capacità di modificare l’umore, le percezioni e l’attività mentale dei soggetti che fanno un uso costante di alcool, tabacco, caffè, farmaci (es. le amfetamine), e di droghe, pur nella necessaria differenziazione circa gli effetti e la dannosità che producono, .
E’ altresì risaputo che il periodo adolescenziale, in quanto “fase di mutazione” caratterizzata dal bisogno di sentirsi adulti e indipendenti e dal desiderio di sperimentarsi in comportamenti inediti e singolari, è quello soggetto a maggiore rischio di uso/abuso di sostanze: ad es. il periodo più critico, per l’alcool e il tabacco, è fra i 10 e i 15 anni. Nel processo di transizione verso l’età adulta, il tabacco è una delle prime sostanze a cui si ha libero accesso e assume una funzione trasgressiva.
Il fumo può anche rivestire un significato evolutivo, di “affermazione anticipata” del proprio essere adulti, ma è uno status che è manifestato agli altri soltanto come atteggiamento esteriore, non sostanziale, ossia che non contiene una vera ricerca di autonomia e di assunzione di responsabilità.
Riguardo alle spiegazioni disponibili sulle condotte problematiche, la teoria dell’apprendimento sociale individua nelle figure significative (educatori e coetanei) il fattore causale di maggiore influenza: attraverso processi d’imitazione e d’interiorizzazione, l’adolescente modella i suoi comportamenti di consumo. Pertanto, lo sviluppo psicologico e sociale dell’adolescente, e del suo stile di vita, è influenzato in modo decisivo dal “clima” presente in famiglia, dagli eventi destrutturanti, dallo stile educativo e dai modelli proposti dai genitori.
Uno stile educativo autorevole, aperto al dialogo e attento empaticamente, può svolgere una funzione protettiva nel limitare il coinvolgimento nel fumo, la ricerca di trasgressione e di forzata anticipazione dell’adultità.
La dimostrazione proviene da una ricerca degli ultimi anni (Bonino, 1998) che ha stabilito le caratteristiche maggiormente indicative degli adolescenti che fumano:
lo stile educativo dei genitori è di tipo permissivo, non offre un valido sostegno e fornisce meno regole di comportamento da seguire; il rendimento scolastico è negativo e la scuola non rappresenta una prospettiva di realizzazione personale idonea; fra i valori si attribuisce più importanza all’autonomia e un minor peso alla salute e alla scuola; nel futuro non sono risposte speranze; gli amici hanno molta influenza inducendo concezioni e scelte di vita.
Soprattutto quest’ultimo dato riconferma che il fumo non è un’attività solitaria, ma sociale e di gruppo. E’ un comportamento rituale che serve ad aggregare e rinforzare un gruppo di soggetti accomunati dallo stesso desiderio di apparire adulti, di mostrarsi “sicuri” nei momenti più difficili, quando sembra che basti accendere una sigaretta e uno sbuffo di fumo. Si può ritenere perciò che fumare per l’adolescente rappresenta sia un “rito di passaggio”, che fa risaltare la capacità di essere grandi e di realizzare attività da adulti, sia un “rito di legame”, in quanto elemento di coesione e di riconoscimento all’interno di un gruppo.
La scuola può svolgere un ruolo protettivo primario nel sollecitare lo sviluppo di quelle competenze, personali e sociali, necessarie per affrontare le situazioni di tensione e disagio, senza dover ricorrere all’uso ritualizzato del fumo. Principalmente, le strategie preventive scolastiche dovrebbero essere orientate a compensare le carenze che si evidenziano nelle capacità di autocontrollo emozionale, proponendo comportamenti più maturi, interiori, che possono avere la stessa valenza, o forse di più, del fumo di sigaretta.






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