Calano le vendite di sigarette, cresce la voglia di smettere di fumare. Si protesta, ma ci si adegua
Ricordate? “il fumo fa male, digli di smettere!” era il motto antifumo. Oggi il consiglio vale ancora di più, perché fumare dove non si può fa male oltre che alla salute anche alle tasche.
Il povero ministro Sirchia è in croce sotto il tiro dei fumatori non redenti e, soprattutto, di tutti gli esercenti che debbono spendere fior di quattrini per mettere a norma i loro locali. C’è anche la notizia nella notizia: da ragazzi si andava nei bagni a fumare di nascosto, non più oggi perché i bagni delle scuole vengono chiusi (così che al vizio si sacrifica il servizio…).
Abbiamo anche noi fatto un giretto dalle nostre parti per saperne di più: dai fumatori pentiti, dai non fumatori, dai ristoratori e tabaccai alle prese con le sale da attrezzare e i consumi che calano. Abbiamo anche cercato di conoscere il modo migliore per smettere, visto che ultimamente è cresciuta la richiesta di metodi spicciativi per fuggire dalla nicotina (le farmacie ne sanno qualcosa!).
Morale: i favorevoli sono la stragrande maggioranza, fumatori compresi. Il distinguo è sulla solita esagerazione di cui dicevamo già nel numero scorso: la sterzata ad “u” fra il tutto è permesso di ieri al niente si può più fare di oggi. La domanda: e se volessi fare un bar o un ristorante o un ritrovo per soli fumatori fregandomene dei depuratori aeratori cartelli etc. etc.? non lo possono fare. Un altro assurdo per quei fumatori impenitenti che vogliono avere spazi tutti per loro, non “anche” per loro.
C’è chi è convinto, magari dopo la riduzione dei consumi e del conseguente calo di aggio allo Stato, che il Governo ci ripenserà facendo un qualche passo indietro. Getta gelo il ministro, che manco a pensarlo vuole correggere la nuova legge.
Lo scenario è dunque completo, e l’unica soluzione, come dicevamo, è quella di smettere, ammortizzando vistosamente il problema. Sembra che la gente lo stia capendo, visto il calo delle vendite in tabaccheria e l’aumento contestuale del ricorso alle terapie di fretta per uscire dal bisogno di sigaretta.
Come andrà a finire? secondo me (che non sono fumatore e che quindi il problema lo vedo dal di fuori) vincerà il buonsenso e la gente si adeguerà. Un po’ meno chi, negozianti, baristi, ristoratori, albergatori, circoli, dovrà sostenere le spese per adeguare le stanze dell’ultimo… vizio da riservare agli impenitenti, con prescrizioni che paiono eccessive rispetto al problema sostanziale.
Si deve comunque ammettere che, a pochi giorni dall’entrata in vigore delle nuove disposizioni, i cittadini si sono adeguati, magari per paura delle sanzioni, cosa che deve far pensare che molti di loro non aspettavano che un pretesto forte per smetterla con il fumo. Di tutta la storia, ovviamente, prendiamo l’aspetto migliore: del divieto beneficeranno la salute e le tasche. Digli poco!






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