Fatta la legge, ma dell’inganno nessuna traccia. A dir la verità, oltre all’italico modus vivendi, a latitare sembra soprattutto essere un’analisi specifica del fenomeno. L’esempio più altisonante sembra essere quello del Pipe Cigar Club di Fermo. La normativa infatti non prevede alcuna forma di tutela per associazioni che del fumo hanno sempre fatto una questione di cultura, di vera e propria diffusione della conoscenza della storia e dell’artigianato della pipa. Ne abbiamo parlato con Paolo Dioguardi, segretario del locale club. “E’ come se ad una bocciofila fosse vietato il gioco delle bocce perché considerato d’azzardo! Mi rendo conto che il fumo fa male, ma questa legge impone divieti anche nei circoli privati. A me da l’impressione di essere una sorta di caccia alle streghe”.
“La pipa e il sigaro – ci spiega – fanno molto meno male delle sigarette perché il fumo non viene inalato. La sigaretta inoltre è una cosa quasi nevrotica, ma non è così per la pipa. Non mi sognerei mai di fumare la pipa cinque minuti all’aperto con la pioggia o con il freddo. Non avrebbe senso. La pipa va fumata in tutta tranquillità”.
Anche se statistiche su chi fuma pipa e sigaro sembrano essere di difficile reperibilità, l’intenzione del club è quella di organizzare un convegno medico sull’argomento. “Occorre partire dal presupposto che è possibile educare al fumo. Tutto può far male, anche il vino o il formaggio, dipende sempre dal consumo che se ne fa. Sta ad ognuno di noi saper dire basta”.
La legge, però, non ammette distinzioni. “Ma come si fa a vietare di fumare ad un pipa club? Il socio è consapevole della scelta che sta facendo. C’è anche la libertà di chi vuole fumare da tenere in considerazione. Il pipa club nazionale ci ha proposto di organizzare una gara di lento fumo; qualcuno mi spieghi come possiamo organizzare un evento simile all’esterno. Basta un colpo d’aria e la gara è terminata!”.






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