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  Giovedì, 27 Gennaio 2005

Quelli che fumavano

- Fermani noti: tutti virtuosi o pentiti?
Loredana Tomassini



In genere, chi fuma è il popolo degli stressati, di quelli che hanno una vita pesante, piena di responsabilità. E allora viene da pensare che la categoria più a rischio, quella dei fumatori incalliti, sia quella dei politici, o di chi ricopre ruoli impegnativi. E invece, niente da fare: non ne trovi uno neanche col lanternino, sono tutti virtuosi o, al massimo, fumatori pentiti e redenti. C’era sembrato, ad esempio, di vedere qualche volta in giro il presidente del consiglio fermano, Nello Raccichini, col sigaro in bocca, in perfetta sintonia col baschetto alla Che Guevara che spesso gli piace indossare. Lei fuma, signor presidente? Neanche per idea, risponde, io ci gioco, col sigaro spento. Anzi, a scuola, Nello Raccichini non tralascia di fare il predicozzo antifumo agli alunni. Perché il fumo non è un’esigenza innata, e una volta capito che fa male bisogna essere così intelligente da frenarsi. Inoltre, può vantarsi di essere un precursore della legge: nella sala consiliare già da due anni ha proibito che si fumasse.
Sforzando la memoria, ci sovviene che anche l’assessore ai Servizi Sociali, Maria Antonietta Di Felice, non disdegna la sigaretta. Verifichiamo: lei fuma, assessore? Risposta: “Fumavo, prego. Ho smesso a maggio scorso, sono anch’io una pentita. Fumavo circa un pacchetto al giorno, ho cominciato all’università, poi è stato un crescendo. Per me era un gran piacere. Poi ho sentito che non mi faceva bene, avevo la tosse, e ho mollato da un momento all’altro: mi sono fissata la data e l’ho fatto, questione di forza di volontà. Messaggio ai giovani? Lasciate il fumo e vivete. Come assessorato facciamo campagne di prevenzione con il SERD, in cui la D sta per dipendenze, tra cui anche il fumo. C’è un team che fa informazione primaria sulle dipendenze girando per palestre, discoteche, ludoteche, concerti e tutti gli ambienti frequentati dai giovani”.
Insomma, il pentitismo impazza. Dove trovare un fumatore convinto? A Capodarco, nell’ufficio del gran capo Don Vinicio Albanesi! Lui sì che fuma! E invece no: non più, anche lui. Era un fumatore incallito, adesso è un pentito. “Ho cominciato al liceo, confessa, poi è diventata una dipendenza che serviva a scaricare le tensioni. Recentemente è subentrato un problema di salute, il medico mi ha consigliato di modificare le mie abitudini di vita e ho smesso, non è poi così difficile. Condivido questa legge che tutto sommato ci aiuta a vivere meglio. Nella mia esperienza nel campo delle tossicodipendenze il fumo non pare essere un segnale di particolare propensione ad altre dipendenze. Nelle nostre comunità per ragazzi con problemi psichiatrici, ad esempio, fumano tutti, la nicotina dunque pare avere un effetto calmante. Il meccanismo non lo conosco, ma certamente è importante non iniziare: come ogni dipendenza, quella del fumo tende a crescere, finché non subentrano problemi di salute”. Insomma, noi fumatori siamo una razza in via d’estinzione. Ultima speranza, Pino Alati, capogruppo dell’Unione Laica: lui sì che fuma, ci si è arrochita la voce con le sigarette! E proprio con quella voce tabaccosa confessa la sua capitolazione: “Ho fumato cinquanta sigarette al giorno fino a un anno e mezzo fa. Ho smesso per tre motivi: non approvavo più questa mia tossicodipendenza; poi era una violenza verso mia moglie, che non fuma; e infine perché la sigaretta non è più buona come prima, non si sente più il sapore del tabacco, ma delle sostanze chimiche che ci mettono. E’ cambiata la qualità del gusto. Potevo darmi al sigaro, anche perché fa meno male, ma frequento molti luoghi pubblici e avrei dato fastidio. La motivazione per smettere, comunque, è stata principalmente la salute: mi disapprovavo profondamente, mi scocciava il fatto di essere veramente un tossicodipendente! La mattina, appena sveglio, la prima cosa era la sigaretta, per me era una sofferenza. All’inizio, quando ho smesso, ero nevrotico, ci è voluta la pazienza di mia moglie… Ancora oggi ho voglia di fumare, a un vero fumatore non passa mai. Circa la legge, penso che i fumatori non vadano ghettizzati: oltretutto è una contraddizione, quando poi si continua a vendere le sigarette… Condivido che ci sia una legge per tutelare la salute di chi non fuma, ma è altrettanto vero che lo Stato debba trovare dei meccanismi che consentano ad altri di esercitare questa abitudine, altrimenti diventa solo una forma di repressione e non di educazione”. Insomma, ancora con qualche guizzo di orgoglio fumatorio, ma pentito anche Pino Alati. E noi poveri fumatori siamo sempre più soli. Che fare? Fumiamoci su!






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