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  Giovedì, 27 Gennaio 2005

E io pago…

- Il lamento dei ristoratori
Andrea Braconi



Da un lato il grande esempio di civiltà dimostrato dai fumatori. Dall’altro oneri scaricati interamente sulle attività di ristorazione, mettendone a rischio le rispettive licenze. E’ un quadro dolce/amaro quello che emerge dalle riflessioni di alcuni operatori del territorio.

Per Giampaolo Stabile, titolare del pub Basquiat in zona Santa Petronilla, a metà strada tra Fermo e Porto San Giorgio, nonostante le preoccupazioni la risposta alla nuova normativa si è rivelata molto positiva. “I ragazzi si stanno comportando benissimo, la legge viene rispettata senza difficoltà… eccezion fatta per le temperature rigide all’esterno!” E per i gestori? “E‘ presto per stilare un bilancio, al momento non si avvertono flessioni sui consumi. Forse soltanto tra 3 o 4 mesi sarà possibile fare un consuntivo”. Le note dolenti del Sirchia dixit? “E’ una legge restrittiva, perché non tiene conto delle caratteristiche dei vari ambienti. In Italia una grandissima fetta delle attività di ristorazione è situata nei centri storici, magari in palazzi architettonicamente tutelati, e questo rende difficoltoso qualsiasi intervento”. Più che un incentivo economico, quindi, occorreva tolleranza sulle strutture, verificandone le caratteristiche caso per caso. “I comuni o le strutture sanitarie avrebbero potuto controllare queste peculiarità e valutare le possibili azioni, magari attraverso richieste formali inoltrate degli stessi operatori”.

Chi vive una fase di stand by è il Bacchanalia, ristorante nel centro storico di Fermo. “La nostra scelta resta quella di attendere – confessa la titolare Alessandra Leoni – Attendiamo chiarimenti dalle autorità preposte, per poter realizzare una saletta per fumatori”. Giudizio da pollice sulle finalità della legge. “La considero una forma di repressione. Non è educativo, soprattutto considerando il mantenimento del monopolio statale. E’ una strategia assurda: basta fermarsi a riflettere sulle possibilità offerte ai fumatori per smettere, a partire dal prezzo ‘poco contenuto’ dei cerottini”. Insomma, le abitudini della clientela cambiano, ma il danno pecuniario resta. “Come contropartita cosa abbiamo avuto? Nessuna agevolazione per rendere il locale agibile, niente di niente. Le piccole realtà non possono sostenere una simile spesa. E non va dimenticato che lo spazio utilizzabile è limitato al 30% della superficie del locale”.

“Il discorso più che economico è di servizio ai clienti – afferma Vincenzo Cingolati, del Ristorante La Lampara di Porto Sant’Elpidio – Noi avevamo la possibilità di uno spazio che si prestava per realizzare una sala per i non fumatori. Partivamo dal presupposto che tra i nostri clienti la percentuale di gente che fuma è elevata e ci sembrava corretto offrire loro questa possibilità”.
Cosa è cambiato dal 10 gennaio? “Eravamo pronti perché avevamo iniziato a preoccuparci di questa trasformazione già da parecchio tempo, scaricando la legge da internet e seguendone sempre l’evoluzione. Al momento la sala per fumatori non ci crea problemi: la gente rimane anche dalla parte non fumatori, non c’è un assalto”. Ma la spesa per realizzare uno spazio di (soli) 18 posti, neanche a dirlo, è stata sostenuta interamente dai soci. E all’orizzonte non si intravede, da parte del Ministero della Salute, alcun cambiamento di rotta.






gennaio 2012
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