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  Venerdì, 14 Novembre 2008

Continuiamo a dirlo: il re è nudo

- Perchè la buona volontà di pochi non basta

Una risposta dopo le polemiche scatenate da un nostro precedente articolo sulla scuola

di Loredana Tomassini



Il precedente articolo sulla scuola firmato dalla sottoscritta è arrivato lontano, e la cosa ci lusinga, perché è la testimonianza del seguito che ha il nostro giornale. Ma ci stupiscono talune reazioni scandalizzate ed esacerbate, soprattutto da parte di docenti che si sono sentiti lesi nella propria dignità di professionisti ed educatori onesti ed impegnati che sopperiscono alle carenze imposte da un sistema perverso con la buona volontà e il sacrificio personale. Ce n’è tanta di gente così e a loro va tanto di cappello: ma a un sistema perverso non si ovvia solo con la buona volontà di pochi o tanti, e i problemi vanno chiamati per nome.
Ma guai a farlo, guai a dire: “Il re è nudo”. S’incazzano tutti, e questa è la prova che la lingua, in questo caso la penna, batte dove il dente duole. E che la scuola sia un dente che duole è sotto gli occhi di tutti: altrimenti, perché tanta bagarre nelle piazze e nelle scuole di ogni ordine e grado? E il male viene di lontano, non è solo questione di riforma Gelmini: sono decenni che si scende in piazza, che ci si lagna e si rumoreggia. E allora perché non si può dire che la scuola non funziona, che non è solo questione di stipendi, e che tanti docenti non sono adeguati (leggi: preparati) ad affrontare le mutate esigenze psicopedagogiche della classe studentesca? La quale non è un’entità astratta, ma è composta da tanti giovani di carne e sangue che di problemi ne hanno a pacchi e non fanno che dimostrarlo nelle più svariate e, sempre più spesso, perverse forme. Ecco perché mi stupisco: non mi pare che la mia sia una voce che grida nel deserto, tanto che tutti i giorni siamo bombardati da notizie sempre meno allarmistiche e sempre più allarmanti sul mondo giovanile. E il mondo giovanile non è che uno specchio fedele di ciò che non funziona a livello educativo e formativo.
Fin qui abbiamo parlato di Scuola, perché è l’argomento del giorno, ma allo stesso modo potremmo parlare di Famiglia, di Patria, di Chiesa: di chi è la colpa se i nostri giovani si stanno perdendo? E non mi si venga a dire che non è vero: siamo tutti impegnati a inseguire una vita che ti strozza, che ti costringe a inseguire bisogni veri o falsi, che ti stritola in un ingranaggio per cui si sacrifica e si trascura perfino ciò che fino a qualche decennio fa era fondante, era un istinto naturale insopprimibile. E cioè: l’allevamento dei cuccioli. Adesso non c’è più tempo: mamma e papà, strangolati da necessità reali o imposte da modelli di vita patinati, sono costretti a lavorare, i nonni non ci sono più e dunque anche l’allevamento dei cuccioli viene demandato. A chi? Principalmente alla scuola che, per forza, si pretende a tempo pieno. E dunque ribadisco: per il settanta per cento della loro vita, i nostri figli fin dalla più tenera età sono per necessità ostaggio dello Stato. Ma “necessità” non è sinonimo di adeguatezza, non lo è mai. E dunque, caro il mio sindacalista che in una pubblica assemblea di docenti a Porto Sant’Elpidio mi ha tacciato di fare disinformazione, ecco che la disinformazione la fa lei, estrapolando una frase avulsa dal contesto e non volendo pretestuosamente riconoscere il problema.
Quello che ho scritto e che ribadisco è che il tempo pieno viene incontro all’esigenza di mamma e papà di dover posteggiare i figli mentre essi vanno a procacciarsi il pane, ma non necessariamente significa che sia la soluzione migliore per i posteggiati: al di là della formazione prettamente scolastica, la scuola evidentemente non sa sopperire al ruolo fondamentale di educatore in senso lato. Ma se e finché è e sarà depositaria di una responsabilità così grande, dovrà imparare a farlo. Altrimenti, e torniamo a bomba, continueremo a lamentarci del risultato, che non mi sono certo inventata io: ragazzini che a dieci anni sfumacchiano, a dodici si spinellano, a quindici si impasticcano e tra una cosa e l’altra sbevazzano, fanno sesso non protetto, bulleggiano e vandaleggiano. Chi sono? Sono quelli di cui sempre più spesso parlano i telegiornali e che impazzano con le peggio cose su YouTube. E tapparsi gli occhi non serve a nessuno. La soluzione? Indovinala grillo: come si può invertire una tendenza materialistica ed eticamente suicida imposta dall’alto e che ormai impazza e condiziona e addormenta coscienze ed intelletti? Forse non rassegnandosi. Forse continuando a dire “Il re è nudo”, a costo di essere tacciati di disfattismo. Forse.






gennaio 2012
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