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  Giovedì, 08 Luglio 2004

Parlando d’impresa ed etica

- Con Mentana, Della Valle, Abete e Rossella

Le riflessioni del dibattito dello scorso 3 luglio alla Comunità di Capodarco di Fermo

Andrea Braconi



Mentre lo scorso 3 luglio a Macerata il neo presidente di Confindustria Luca Cordero di Montezemolo sottolineava con enfasi la necessità di sostegno da parte di tutta la categoria ai primi, positivi segnali di ripresa economica, qualche chilometro più a sud, a Capodarco di Fermo, era la responsabilità etica delle stesse imprese il punto cruciale di un vivace dibattito.
Ospiti di Don Vinicio Albanesi e della Comunità di Capodarco in occasione della prima festa nazionale del volontariato, erano il direttore del Tg5 Enrico Mentana, l’imprenditore Diego Della Valle, il presidente della BNL Luigi Abete e il direttore del settimanale Panorama Carlo Rossella.
Ad aprire la discussione il fondatore della Comunità, Don Franco Monterubbianesi, pronto ad evidenziare come negli anni un capitalismo marcato dalla negazione dell’altro abbia paralizzato il terzo settore e condotto alla disperazione il sud del mondo. L’urgenza è quindi quella di apportare dei cambiamenti ad un sistema di mercato privo di regole, rovesciando senza compromessi il concetto che” ciò che è buono per l’azienda deve essere buono per la società”. Il rischio, ha proseguito, è che la responsabilità etica possa essere soltanto una sorta di verniciatura delle imprese.
Piuttosto significativi anche gli interventi di Luigi Abete e Della Valle.
Il primo, oltre a segnalare l’alto numero di operatori no profit in ambito nazionale (circa 220.000), si è soffermato sull’importanza della pratica della concertazione sociale e della funzione pedagogica del centro dirigente, evidenziando il bisogno di una maggiore assunzione di responsabilità sociali da parte delle imprese.
L’aspetto etico ha caratterizzato naturalmente anche la riflessione di Diego Della Valle, convinto che la direzione intrapresa dal mondo delle imprese sia quella giusta. Una direzione con regole, valori e rispetto al centro della propria politica aziendale, affiancata ad un know-how “fatto di mani e di esperienze”. Ricordando quindi ai presenti il valore del nostro patrimonio territoriale: la conoscenza, il confronto, il vissuto all’interno delle fabbriche, perni per ripartire e provare a cambiare anche nel vivo di una delle più pericolose crisi economiche internazionali.






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E' vero che era un ombrello????
la noia piu assoluta

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