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  Mercoledì, 05 Maggio 2004

Hai voluto la bicicletta? e adesso pedala!

- I ciclisti del tempo libero
Loredana Tomassini



Tornano a casa dal lavoro verso le sei, si tolgono la divisa d’ordinanza e in un lampo, come Nembo Kid, si trasformano in Super Eroi: tutine super attillate, super colorate, dalle fantasie improbabili che, evidentemente, vanno a soddisfare inconfessate smanie di esibizionismo o il fanciullino di pascoliana memoria che resiste dentro ognuno di noi. Poi inforcano la Bat-Bike e, tra il lusco e il brusco del crepuscolo, sciamano sulle intasate arterie dell’ora di punta mettendo a dura prova quelle, di arterie, degli iracondi automobilisti che arrancano verso casa. Perché i ciclisti del tempo libero se ne fregano del traffico: cultori di un mezzo che più ecologico non si può, prediligono esercitare l’insana passione nei luoghi meno ecologici e adatti che ci siano, ovvero le grandi vie di comunicazione. Perché? Mistero. Eppure, dalle nostre parti, le belle strade di campagna non mancano. Ma ragioniamo: in campagna, a chi esibire la tutina da Uomo Ragno, o da Uomo Zebra, o da Uomo Leopardo? Poi, vuoi mettere l’ebbrezza di piazzare il culetto guizzante davanti al parabrezza di un automobilista scalpitante che si rode il fegato perché, causa traffico, non ti può superare? E l’ebbrezza di creare una bella fila di macchine dietro di te, che arrancano alla tua stessa andatura? Eh, sì, deve essere esaltante, un senso di potere cui non è facile rinunciare. Contrariamente agli automobilisti in questione, che debbono frenare l’impulso di sbatterti nel fosso. E questo, il ciclista del tempo libero lo sa, e ci gode: fasciato nella sua tutina sexy, col caschetto aerodinamico e l’occhialetto da insetto, continua a sculettare imperterrito, con la sicurezza chi sa che la sua identità segreta è ben protetta dal camuffamento. Proprio come Nembo Kid. Già, perché chi sospetterebbe mai che il variopinto essere che ha davanti sia il compito ragionier Rossi, o il dottor Bianchi, o il corniciaio di Piazzetta, o il funzionario nell’Anas?
Ora, a parte gli scherzi, quella dei ciclisti dilettanti è una categoria degna di tutto rispetto, anzi, da ammirare per la costanza che dedica a un hobby oltretutto salutare. A patto di non strafare, però: a volte capita di vederne alcuni che hanno l’aria di pedalare più per tigna che per passione. Di solito sono i meno giovani, o i meno preparati fisicamente, che magari hanno seguito l’impulso di darsi al ciclismo senza valutare l’effettivo sforzo che comporta. Li riconosci subito: sono quelli che arrancano paonazzi, con l’espressione tra l’ostinato e il disperato, lasciandosi alle spalle una scia di sudore. Ma chi glielo fa fare? L’orgoglio, senz’altro. Ma, soprattutto, il fatto che scoccia ammettere di aver buttato via un sacco di soldi. Perché l’armamentario del bravo ciclista dilettante costa uno sbocco di sangue: mezzo supertecnologico, tutine d’assalto, caschetto e così via. Il tutto, magari, sbandierato agli amici del bar che non aspettano altro che riderti dietro. E allora: piuttosto crepo, ma non mollo! E a volte succede che si crepa davvero.
Ma poi, che soddisfazioni hanno questi Coppi del dopolavoro? Beh, oltre quella personale di mettersi alla prova, anche per loro c’è qualche momento di gloria. Magari modesta, spesso campagnola e casereccia, ma c’è: i tornei della domenica. Esiste un circuito specializzato proprio in questo tipo di gare che, di solito, seguono il calendario delle sagre e delle feste patronali. I percorsi di gara sono impervi e si snodano su e giù per i borghi arroccati sui cocuzzoli del Fermano. Vederli sciamare di paese in paese, tra ali di tifosi più divertiti che convinti, è uno spettacolo: all’inizio, il gruppetto in fuga dei più forti, quasi sempre i soliti; poi il gruppone all’inseguimento; infine, i soliti e rassegnati ritardatari che arrancano tra frizzi e lazzi. E, per tutti, l’imperativo è lo stesso: “O lonza o morte!”. Perché i vincitori quasi sempre vengono premiati… in natura: lonze, prosciutti, salami, da mangiare in compagnia degli amici costretti, in cambio, a subire il racconto dell’epica gara!






gennaio 2012
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